Bimbo morì dopo caduta in classe, il Ministero non vuole pagare

Bimbo morì dopo caduta in classe, il Ministero non vuole pagare

FORLI’ – E’ stato condannato dal tribunale di Bologna al risarcire la somma di 500mila euro ai genitori di un bambino di 6 anni, morto nell’ottobre del 1996 dopo due giorni di agonia in seguito ad una caduta dalla sedia in un’aula della scuola elementare che frequentava a Premilcuore. A quanto pare il Ministero della pubblica istruzione non è intenzionato a pagare i danni. Gli avvocati che tutelano i genitori valutano le possibili contromosse, come il pignoramento dei beni.


A quasi 12 anni dall’incidente, il Ministero della pubblica istruzione è stato condannato nei giorni scorsi dal giudice Lucia Ferrigno a risarcire i genitori dell’alunno, un bambino di sei anni affetto da una forma di nanismo, di 500mila euro al termine di una lunga battaglia combattuta al tribunale di Bologna.


Il tragico incidente si verificò la mattina del 21 ottobre del 1996. Il bimbo venne chiamato alla lavagna dalla maestra. Per accedervi utilizzava un seggiolone sul quale sedeva abitualmente. Improvvisamente, però, cadde, riportando gravi lesioni. Dopo due giorni di agonia morì in ospedale. In seguito vennero iscritte nel registro degli indagati due maestre che furono scagionate in seguito alla perizia del patologo Ariele Saragoni. Quest’ultimo dimostrò che la morte fu causata da una malformazione congenita del bambino.


Successivamente si aprì il processo civile presso il Tribunale di Bologna. Un altro perito, Salvatore Luberto, sostenne che il decesso fu conseguenza dei traumi riportati nella caduta. Dopo una battaglia legale durata circa 12 anni, il giudice Lucia Ferrigno ha emesso la sentenza: è il Ministero della pubblica istruzione il responsabile della morte del piccolo.

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Sembra, però, che il dicastero non abbia alcuna intenzione a versare la somma stabilita dal verdetto. Gli avvocati che tutelano i genitori, Massimo Mambelli e Carlo Bellini, sono al lavoro per render concreta la sentenza: chiedere il pignoramento dei beni o la liquidità del dicastero condannato.


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