BOLOGNA - ''A marzo beviamo bolognese''

BOLOGNA - ''A marzo beviamo bolognese''

Bologna - Marzo 2007 diventa il mese dedicato alla valorizzazione dei prodotti enogastronomici della provincia di Bologna. L’iniziativa è stata organizzata dalla Confartigianato Federimprese di Bologna e coinvolge numerose Cantine e Ristoranti della nostra Provincia, i quali dedicheranno un intero mese alla presentazione di abbinamenti mirati tra i piatti tipici bolognesi e i vini locali. Dalle classiche accoppiate Tortellini/Pignoletto e Bollito/Barbera, fino agli abbinamenti più innovativi individuati dalla fantasia di ristoratori e sommelier, il pubblico potrà apprezzare l’abbraccio vincente tra le diverse componenti della nostra tradizione enogastonomica.

Scopo dell’iniziativa è quello di unire le forze, sia per promuovere l’attività dei Ristoratori e dei Produttori Vitivinicoli che hanno aderito all’iniziativa, sia per ridare prestigio e primato alla nostra cucina tipica e alle nostre tradizionali viticolture.

L’iniziativa mira infatti a dare visibilità ai vini del nostro territorio, molto cresciuti in questi anni sul piano qualitativo, ma ancora poco richiesti, e poco proposti anche nella ristorazione emiliana, a differenza di quanto accade in altre Regioni nelle quali il connubio tra i piatti tipici e i vini locali si è da tempo affermato.

L’iniziativa “A marzo beviamo bolognese” è patrocinata da Provincia di Bologna, Camera di Commercio di Bologna, Confederazione Italiana Agricoltori CIA di Bologna, Associazione Vendere il Bere, Il Resto del Carlino, Gruppo 7 Gold – Rete 8 – Punto Radio, Degusta. Sponsor

principali dell’iniziativa sono CARISBO e Metis.

I NUMERI DI QUESTA PRIMA EDIZIONE

Sono 52 i ristoratori che hanno aderito all’iniziativa lanciata dalla Confartigianato Federimprese di Bologna. Si tratta di Ristoranti e Trattorie presenti in 22 comuni del territorio bolognese: 20 nella città di Bologna; 3 nel comune di Dozza;2 ciascuno nei comuni di Anzola Emilia, Argelato, Bazzano, Monte San Pietro, San Giovanni in Persiceto e Zola Predosa;1 per ciascuno dei comuni di Budrio, Calderara di Reno, Casalecchio di Reno, Castello d’Argile Castel Maggiore, Castiglione dei Pepoli, Castello di Serravalle Granarolo Emilia, Grizzana Moranti, Imola, Lizzano in Belvedere, Molinella, Monteveglio, Ozzano, Sasso Marconi, Sala Bolognese.

Sono invece 21 le Cantine che hanno aderito, in rappresentanza dei principali comuni dove vengono prodotti i vini tipici dei Colli Bolognesi e Imolesi: Castello di Serravalle (4 aziende), Monte San Pietro (3 aziende), Monteveglio (3), Imola (3), Zola Predosa (2), Bazzano (1), Casalecchio di Reno (1), Castel San Pietro Terme (1), Dozza (1), Pianoro (1), Sasso Marconi (1).

Le Cantine che hanno aderito si impegnano ad applicare uno sconto sui prezzi normalmente praticati ai ristoranti, favorire la visita alle cantine da parte dei clienti proveniente da ristoranti, divulgare il materiale promozionale con la lista dei ristoratori.

I Ristoratori che hanno aderito si impegnano a presentare i piatti tipici in abbinamenti con i vini bolognesi, praticando un prezzo promozionale, promuovere l’iniziativa distribuendo la lista delle cantine che possono essere visitate.

LE PROSPETTIVE

“L’idea di promuovere una serie di manifestazioni per rilanciare immagine ed interesse intorno all’enogastronomia bolognese – spiega il Segretario Provinciale della Confartigianato Federimprese Agostino Benassi - è frutto del confronto costante con la realtà che verifichiamo tutti i giorni. La realtà di chi si ferma nei ristoranti della provincia nei quali, troppo spesso, non trova proposte adeguate di piatti tipici. La realtà di chi esce dai confini della provincia e non trova traccia del nostro vino nemmeno se insiste per averlo. La realtà di chi, viaggiando, incontra con continuità iniziative per proporre, promuovere e sostenere cibi e piatti

locali di altre zone con i quali, per tradizione e blasone, i nostri potrebbero competere.”

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“Conseguenza di tutto questo – continua Benassi – è la sensazione che “Bologna la grassa” non sia più uno dei principali punti di riferimento della gastronomia italiana e la sua capacità competitiva nel panorama della cucina nazionale sia in netto regresso come in regresso è il sostegno della produzione artigianale ed industriale. Basta pensare che del più famoso dei nostri salumi, la mortadella, a Bologna si produce solo il 5% di quanto prodotto in Italia; che la produzione di distillati e liquori, un tempo eccellente, è praticamente scomparsa, così come il resto della produzione alimentare.”

“In questo quadro – conclude Benassi - abbiamo però riscontrato elementi che consentono di sperare in una possibile ripartenza basata su elementi certi: la cucina bolognese esiste ancora, eccome, occorre semmai riorganizzarne la proposta affrancandola da attacchi dettati dalla non conoscenza, ricostruendo cultura ed immagine. Il livello qualitativo delle cantine bolognesi, in questi anni è cresciuto moltissimo e il vino ha raggiunto standard assolutamente competitivi; anche se la tipologia delle aziende di produzione, generalmente di modeste dimensioni e poco strutturate, ne limita la divulgazione e il consumo. Sul territorio vanno riprendendosi tradizioni produttive che ripropongono prodotti importanti, per ora a livello di nicchia, che sembravano persi e dimenticati. Per fare alcuni esempi pensiamo allo zuccherino montanaro, ai derivati delle castagne, alle carni ed ai formaggi, alla salsiccia passita, ai prodotti di farro, al pane, alla torta di riso e di tagliatelle. Sono, per citarne, prodotti di straordinaria qualità che purtroppo solo raramente ci vengono proposti nei ristoranti bolognesi. L’iniziativa proposta da

Confartigianato Bologna, si propone di dare una scossa all’ambiente, creando nuovo entusiasmo attorno all’enogastronomia bolognese da parte degli operatori e dei consumatori.”

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