CACCIA - Gli agricoltori criticano la politica faunistico–venatoria della Regione

CACCIA - Gli agricoltori criticano la politica faunistico–venatoria della Regione

BOLOGNA - Gravi danni alle colture agricole e all'ecosistema, proliferazione di zecche e insetti nocivi alla salute dell'uomo, pericolo di incidenti stradali. Sono le conseguenze della sovrappopolazione di ungulati che sta interessando il territorio collinare e montano emiliano - romagnolo. Un vero e proprio esercito composto da oltre 113mila esemplari, secondo i censimenti del 2006, tra cinghiali, caprioli, daini e cervi. L'allarme arriva dagli imprenditori agricoli di Confagricoltura, Cia e Copagri dell'Emilia-Romagna che denunciano lo scarso impegno della Regione sul controllo delle popolazioni animali (cinghiali, caprioli, cervi) e il taglio degli indennizzi agli agricoltori vittime di danni alle coltivazioni del 50%. A fronte di un danno riconosciuto dai periti provinciali viene infatti liquidato un importo pari alla metà del concordato con l’aggravante di un totale azzeramento dei fondi destinati alla prevenzione. Ciò risulta tanto più grave e inaccettabile tenuto conto che la Regione introita dai cacciatori circa 4 milioni di euro dalle tasse di concessione e ne restituisce alle Province, per provvedere agli indennizzi, solo un quarto, pari cioè ad 1 milione di euro. Sarebbe necessario invece un rimborso integrale dei danni. “Tutto l’ammontare delle tasse dovrebbe essere invece reinvestito nella gestione del settore faunistico venatorio”, ha detto Mario Girolami, presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, “è evidente come venga privilegiata la lobby dei cacciatori di ungulati che oltre alla soddisfazione di natura venatoria e derivante dal consumo delle carni trae anche vantaggi economici dalla loro vendita”.


Uno degli obiettivi da perseguire è una presenza “minima” di ungulati nelle aree a vocazione agricola, pari cioè ad un capo ogni 100 ettari. “Chiediamo alla Regione una drastica riduzione di questi animali a forte impatto ambientale attraverso scrupolosi censimenti su tutto il territorio agroforestale, compresi gli ambiti protetti, e rigorosi piani di abbattimento - ha spiegato Nazario Battelli, presidente della Cia Emilia Romagna - Con lo scopo di rendere la densità di questi selvatici compatibile con le esigenze di tutela e salvaguardia dell’attività agricola e zootecnica e dell’ambiente”.

Vanno infine normate tutte le attività connesse all’esercizio venatorio che possano essere ricondotte alla multifunzionalità. Devono essere rese possibili e dichiarabili quelle attività che garantiscono una integrazione di reddito agli agricoltori come le lavorazioni delle carcasse e le attività legate al turismo venatorio. “Attività che vanno garantite fino al raggiungimento a livello provinciale della percentuale del 15% prevista dalla legge 157/92, come la fattibilità negli ambiti a gestione faunistico venatoria di iniziative private che oggi sono fortemente penalizzate quali i centri privati di produzione della selvaggina allo stato naturale, le aziende faunistico-venatorie e turistico-venatorie e i campi di addestramento cani”, ha specificato Pietro Minelli, presidente regionale di Copagri.

I segnali che vengono dalla Regione – fanno rilevare le tre organizzazioni - vanno invece nella direzione opposta: partendo infatti dal nuovo regolamento sugli ungulati e dalla carta delle vocazioni faunistiche si tende a consolidare e sviluppare ulteriormente

la presenza di questi animali in aree antropizzate, mettendo a repentaglio anche la sicurezza stradale come, ad esempio, in prossimità della via Emilia. Da dati delle assicurazioni risulterebbe infatti che l'1,7% degli incidenti stradli sia imputabile proprio a collisioni con la fauna selvatica.

Le associazioni agricole ritengono infine inderogabili i seguenti punti

1) che vengano liquidati integralmente i danni arrecati e accertati dalla fauna nel 2006;

2) l’immediata reintegrazione dei fondi destinati all’acquisto di materiali per la prevenzione dei danni;

3) l’attivazione delle risorse (previste dall’Articolo 10 della Legge regionale numero 6 del 2000 che si riferisce alle aree gestite dagli Atc, ambiti territoriali di caccia) “…previste per la tutela dei fondi rustici sottoposti a particolare pressione faunistico venatoria causata dalla presenza e dal prelievo venatorio di ungulati…”.

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Se non dovessero essere soddisfatte queste condizioni, le organizzazioni agricole non escludono azioni di mobilitazione dei propri associati.



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