Caffarra affonda i matrimoni gay: "Sarebbero conseguenza devastante"

Caffarra affonda i matrimoni gay: "Sarebbero conseguenza devastante"

Caffarra affonda i matrimoni gay: "Sarebbero conseguenza devastante"

Il via libera ai matrimoni gay avrebbe "una conseguenza devastante" per la societa'. Guai a quei politici che, definendosi cattolici, si adoperano in questo senso: sarebbe un atto "gravemente immorale". E' durissimo l'affondo di Carlo Caffarra, cardinale arcivescovo di Bologna, che ha reso pubblica una nota dottrinale sul tema "matrimonio e unioni omosessuali". Un duro colpo, proprio nel momento in cui i cattolici del Pd sono in rivolta dentro il partito (con l'uscita della senatrice Binetti).

 

Proprio un mese fa, il 13 gennaio, il Comune di Bologna ha siglato una sorta di un'unita' d'intenti con l'Arcigay, per sostenere la lotta in favore dei matrimoni gay. Lo stesso sindaco, Flavio Delbono, che appartiene all'area cattolica del Pd, nonostante abbia in diverse occasioni rifiutato di celebrare nozze omosessuali, lo ha fatto sempre "a malincuore". L'ultima volta proprio il 13 gennaio, quando ha stoppato il matrimonio tra due donne parlando di "scelta dolorosa".

 

In tutte le occasioni, comunque, Delbono ha sempre sostenuto la necessita' che il Parlamento "al piu' presto" arrivi a definire una "legge nazionale che, come avviene in altri grandi Paesi, garantisca la parita' dei diritti e della dignita' alle coppie gay e lesbiche". Parole che, evidentemente, non sono piaciute alla Chiesa di Bologna. Lasciato passare un mese, ora Caffarra va all'attacco.

 

"E' impossibile ritenersi cattolici se in un modo o nell'altro si riconosce il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso", e' il monito dell'arcivescovo di Bologna, che nella parte finale della sua nota si rivolge direttamente ai cattolici che hanno un incarico pubblico. "La responsabilita' piu' grave- ammonisce Caffarra- e' di chi propone l'introduzione nel nostro ordinamento giuridico della suddetta equiparazione, o vota a favore in Parlamento di una tale legge. È questo un atto pubblicamente e gravemente immorale".

 

Dunque, avverte l'arcivescovo di Bologna, "il credente ha il grave dovere di una piena coerenza fra cio' che crede e cio' che pensa e propone a riguardo del bene comune. È impossibile fare coabitare nella propria coscienza e la fede cattolica e il sostegno alla equiparazione fra unioni omosessuali e matrimonio: i due si contraddicono".

 

Caffarra ci tiene comunque a precisare che il problema e' rappresentato solo dalle nozze gay. "I conviventi omosessuali- afferma- possono sempre ricorrere, come ogni cittadino, al diritto comune per tutelare diritti o interessi nati dalla loro convivenza. La cosa non e' in questione". Il cardinale parte dal presupposto che il matrimonio, pur essendo "uno dei beni piu' preziosi di cui dispone l'umanita'", sta attraversando "la sua piu' grave crisi", che "il giudizio circa il bene del matrimonio: di esso non si ha piu' la stima adeguata alla misura della sua preziosita'".

Il segno "piu' manifesto di questa disistima intellettuale", giudica Caffarra, non e' l'aumento dei divorzi o delle "libere convivenze", ma il fatto che "in alcuni Stati e' concesso, o si intende concedere, riconoscimento legale alle unioni omosessuali. Fosse anche una sola, una tale equiparazione costituirebbe una grave ferita al bene comune". Mettere sullo stesso piano il matrimonio eterosessuale e quello gay, dice chiaro e tondo Caffarra, "avrebbe una conseguenza che non esito definire devastante". Il matrimonio classico sarebbe "degradato ad essere uno dei modi possibili di sposarsi- afferma Caffarra- significherebbe che il legame della sessualita' al compito procreativo ed educativo, e' un fatto che non interessa lo Stato". In questo modo "crollerebbe uno dei pilastri dei nostri ordinamenti giuridici: il matrimonio come bene pubblico".

 

L'unione fra uomo e donna, insiste Caffarra, "assicura il bene della procreazione e della sopravvivenza della specie umana", mentre l'unione omosessuale "e' privata in se stessa della capacita' di generare nuove vite. Le possibilita' offerte oggi dalla procreatica artificiale, oltre a non essere immuni da gravi violazioni della dignita' delle persone, non mutano sostanzialmente l'inadeguatezza della coppia omosessuale in ordine alla vita". In altre parole, sostiene il cardinale, "la societa' deve la sua sopravvivenza non alle unioni omosessuali, ma alla famiglia fondata sul matrimonio". Inoltre, aggiunge Caffarra, "e' dimostrato che l'assenza della bipolarita' sessuale puo' creare seri ostacoli allo sviluppo del bambino eventualmente adottato da queste coppie". Il che avrebbe "il profilo della violenza commessa ai danni del piu' piccolo, inserito in un contesto non adatto al suo armonico sviluppo".

 

In questo senso, giustifica Caffarra, "non attribuire lo statuto giuridico di matrimonio a forme di vita che non sono ne' possono essere matrimoniali non e' discriminazione, ma semplicemente riconoscere le cose come stanno. La giustizia e' la signoria della verita' nei rapporti fra le persone". Del resto, spiega l'arcivescovo di Bologna, "la discriminazione consiste nel trattare in modo diseguale coloro che si trovano nella stessa condizione".

 

Senza dimenticare che "l'obbligo dello Stato di non equiparare" i due tipi di matrimonio "non trova il suo fondamento nel giudizio eticamente negativo circa il comportamento omosessuale", sul quale "lo Stato e' incompetente". Nasce invece dalla "considerazione del fatto che in ordine al bene comune il matrimonio ha una rilevanza diversa dall'unione omosessuale. Non svolgendo un tale ruolo per il bene comune, le coppie omosessuali non esigono un uguale riconoscimento".

 

 

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