Caso Cucchi, Giovanardi chiede scusa ai familiari

Caso Cucchi, Giovanardi chiede scusa ai familiari

Caso Cucchi, Giovanardi chiede scusa ai familiari

ROMA - Marcia indietro del sottosegretario del Consiglio Carlo Giovanardi dopo il suo commento sulla morte di Stefano Cucchi, il giovane di 31 anni deceduto all'ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre dopo essere stato arrestato sei giorni prima per spaccio di droga. Le polemiche sono divampante in seguito alle parole rilasciate ai microfoni di "24 Mattino" su Radio 24: "Era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto è morto, e la verità verrà fuori come, soprattutto perché era 42 chili".

 

"La droga - aveva aggiunto - ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così".

 

Ai microfoni di "28 minuti" su Radiodue, l'ex ministro ha provato a gettare acqua sul fuoco, chiarendo il suo pensiero. "Quando ci sono dei fraintendimenti, soprattutto se offendono le sensibilità familiari, è giusto chiedere scusa", ha affermato.

 

"Ci tengo a ribadire che è un fatto gravissimo, intollerabile, che per cinque giorni Stefano non sia stato curato - ha continuato -. E' entrato in ospedale che pesava 43 chili ed è uscito che ne pesava 35: a quanto pare non è stato nutrito, non gli hanno dato né da mangiare né da bere. E la famiglia ha ragione a chiedere il motivo per cui non è stata coinvolta".

 

"Per il resto, percosse o altri interventi - ha evidenziato Giovanardi - abbiamo già detto che, come Dipartimento e come Presidenza del Consiglio siamo disposti a costituirci parte civile nel processo se dovessero emergere responsabilità di qualche pubblico ufficiale che abbia compiuto atti intollerabili e indegni nel corso della vicenda".

 

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