Caso Englaro, l'accusa della clinica: "Il ministro ci intimidisce"

Caso Englaro, l'accusa della clinica: "Il ministro ci intimidisce"

Caso Englaro, l'accusa della clinica: "Il ministro ci intimidisce"

Il ministro Sacconi ci intimidisce. Insorge la clinica "Città di Udine", in cui Eluana Englaro dovrebbe essere sottoposta all'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione. dopo che il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha paventato l'ipotesi di togliere la convenzione con la casa di cura nel caso dia segiuto alla sentenza della Corte d'Appello di Milano. Claudio Riccobon, amministratore delegato della clinica, ha definito l'Italia "un paese davvero strano, o alla deriva".

 

"Una struttura sanitaria, su base volontaria ed in forma gratuita, si rende disponibile a dare applicazione a un decreto di Corte d'Appello, ratificato dalla Corte di Cassazione, ormai inoppugnabile e definitivo - afferma Riccobon, riferendosi alla disponibilita' manifestata dalla casa di cura ad accogliere Eluana Englaro - ed un ministro della Repubblica cosa fa? Lancia intimidazioni cercando di colpire l'azienda nel suo interesse vitale arrivando a minacciare la sospensione dell'attivita' in accreditamento con il Servizio sanitario nazionale".

 

 La casa di cura Citta' di Udine "ribadisce la propria disponibilita' nei confronti della famiglia Englaro, a patto pero' che la Regione Friuli Venezia Giulia si prenda la responsabilita' di condividere questo percorso che noi riteniamo di civilta' e soprattutto di 'pietas'".

 

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Una disponibilità in questo senso sembra esserci da parte della Regione Friuli. 'La Regione Friuli Venezia Giulia e' autonoma in campo sanitario, questa e' una scelta nostra, operata in autonomia gia' nel 1996, dalla quale non torniamo indietro''. Cosi' il presidente della Regione, Renzo Tondo, avrebbe rivendicato secondo la stampa locale, scelte autonome sulla spinosa vicenda di Eluana Englaro, che i familiari vorrebbero si spegnesse a Udine. Inoltre, risulta che nella clinica la Englaro occuperebbe un letto non in convenzione, bensi' una stanza privata a pagamento.

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