Caso Ruby, quattro comunità potevano accoglierla

Caso Ruby, quattro comunità potevano accoglierla

Caso Ruby, quattro comunità potevano accoglierla

MILANO - Il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini ha ascoltato lunedì come testimone nell'ambito delle indagini sul cosiddetto ‘caso Ruby' l'ex questore di Milano Vincenzo Indolfi per far luce su quanto accaduto negli uffici della questura di via Fatebenefratelli nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi, quando la giovane marocchina che è stata nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore fu trattenuta e poi affidata alla consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti.

 

Gli inquirenti stanno cercando di far luce su come andarono effettivamente le cose quella notte. La versione data dalla Questura non coincide infatti con quella del tribunale dei minori, che sostiene di aver disposto l'affidamento della ragazza a una comunità. In almeno quattro strutture quella sera c'era il posto per accoglierla, al contrario di quanto era stato scritto nel verbale di affidamento. Nessuno avrebbe telefonato per chiedere se c'era la disponibilità di posti.

 

Sabato erano già stati ascoltati capo di gabinetto e il commissario capo che seguirono l'identificazione di Ruby e che ricevettero la telefonata che chiedeva l'immediato rilascio in quanto la giovane era stata identificata come nipote del presidente egiziano Hozny Mubarak. Non è stata interrogata Karima El Mahroug, la ragazza conosciuta come Ruby, "e per lei non c'è ancora una convocazione", ha affermato Massimo Dinoia, il legale della giovane.

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