Cesena, 25enne in Rianimazione: presunta meningite

Cesena, 25enne in Rianimazione: presunta meningite

Cesena, 25enne in Rianimazione: presunta meningite

VERGHERETO - Una venticinquenne di Verghereto si trova ricoverata nel reparto di Rianimazione dell'ospedale ‘Maurizio Bufalini' di Cesena presumibilmente per aver contratto la meningite batteria. Si attendono gli esami per aver una conferma. Quello della ragazza è il quinto caso dall'inizio dell'anno. L'ultimo risale ad un mese fa, quando a finire in ospedale è stata una bambina di 9 anni di Sala di Cesenatico. La piccola è poi guarita ed è tornata a casa.

 

Il caso è stato riscontrato lunedì. Nella stessa giornata gli operatori sanitari hanno eseguito l'inchiesta epidemiologica per offrire la profilassi antibiotica a tutte le persone che avevano avuto contatti stretti con la ragazza e nell'arco delle 24 ore tutti i contatti a rischio hanno effettuato la profilassi.

 

E' infatti opportuno che i soggetti che hanno avuto contatti continuativi e ripetuti con un soggetto ammalato (familiari, conviventi, colleghi di lavoro...) siano sottoposti a profilassi antibiotica per abbattere il rischio, già di per se stesso molto basso, di ammalarsi.

 

"Il microrganismo che causa questo tipo di meningite - spiega la dottoressa Barbara Bondi, medico del Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Ausl di Cesena - è chiamato meningococco. Frequentemente si trova nelle alte vie respiratorie delle persone senza provocare alcun problema. In alcuni casi invece si può diffondere nell'organismo provocando sepsi o meningiti.  La trasmissione avviene da persona a persona attraverso le goccioline respiratorie, quindi per contatto diretto con persone "portatrici sane" o malate. Il periodo di incubazione, in caso di malattia, è breve, spesso meno di quattro giorni, e la contagiosità persiste sino a quando sono presenti i meningococchi nelle secrezioni del naso o del faringe".

 

"L'infezione generalizzata - continua la dottoressa Bondi - inizia in modo brusco con febbre alta, cefalea intensa, nausea e spesso vomito, rigidità nucale e a volte comparsa di arrossamenti cutanei tipo esantema o petecchie. Da evitare, perché inutile, la ricerca di eventuali portatori mediante tampone naso-faringeo, come pure non ha alcun fondamento scientifico la pratica della disinfezione degli ambienti in quanto il microrganismo sopravvive solo pochi minuti nell'ambiente esterno".

 

 

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E' infatti opportuno che i soggetti che hanno avuto contatti continuativi e ripetuti con un soggetto ammalato (familiari, conviventi, colleghi di lavoro...) siano sottoposti a profilassi antibiotica per abbattere il rischio, già di per se stesso molto basso, di ammalarsi.

"Il microrganismo che causa questo tipo di meningite - spiega la dottoressa Barbara Bondi, medico del Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Ausl di Cesena - è chiamato meningococco. Frequentemente si trova nelle alte vie respiratorie delle persone senza provocare alcun problema. In alcuni casi invece si può diffondere nell'organismo provocando sepsi o meningiti.  La trasmissione avviene da persona a persona attraverso le goccioline respiratorie, quindi per contatto diretto con persone "portatrici sane" o malate. Il periodo di incubazione, in caso di malattia, è breve, spesso meno di quattro giorni, e la contagiosità persiste sino a quando sono presenti i meningococchi nelle secrezioni del naso o del faringe.

L'infezione generalizzata - continua la dottoressa Bondi - inizia in modo brusco con febbre alta, cefalea intensa, nausea e spesso vomito, rigidità nucale e a volte comparsa di arrossamenti cutanei tipo esantema o petecchie.

Da evitare, perché inutile, la ricerca di eventuali portatori mediante tampone naso-faringeo, come pure non ha alcun fondamento scientifico la pratica della disinfezione degli ambienti in quanto il microrganismo sopravvive solo pochi minuti nell'ambiente esterno".

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