CESENA - Abusi edilizi a ''Villa Celincordia'', sfilata di testimoni per la terza udienza

CESENA - Abusi edilizi a ''Villa Celincordia'', sfilata di testimoni per la terza udienza

CESENA – Sfilata di testimoni, tecnici e commissari del Comune, per la terza udienza sui presunti abusi edilizi alla “villa di Celincordia”, nelle colline cesenati, su terreni di proprietà della società ALNE srl (sigla che sta per Alessandri Nerio, patron di Technogym). Tra i dieci imputati la legale rappresentante della società Stefania Migani, moglie di Alessandri, tre dipendenti del Comune di Cesena, gli affittuari del terreno e i responsabili dei lavori.

Ad aprire questa fase, mercoledì mattina, i commissari del Comune che avevano inizialmente bocciato il progetto per quei terreni, per approvarlo qualche tempo dopo. E ci si chiedeva cosa fosse cambiato per far loro invertire il senso di marcia. Al centro del processo la presunta lottizzazione abusiva a Celincordia, che sarebbe avvenuta anche grazie all’”appoggio” di alcuni dipendenti pubblici.

Insieme a Stefania Migani sono indagati anche i dipendenti comunali Marco Bonaretti (dirigente del settore edilizia privata), Otello Brighi (funzionario) e Elio Lorenzini (istruttore della pratica Al.ne srl e responsabile del procedimento relativo a tale pratica), gli agricoltori Enrico Giunchi e Maurizio Fiuzzi (affittuari del terreno e titolari del provvedimento concessorio), i fratelli Davide e Guido Aldini, della ditta appaltatrice "Fratelli Aldini" di Cesena (i costruttori), il geometra Gabriele Pasini (direttore dei lavori) e il tecnico Daniele Morigi.

Nel pomeriggio è stato sentito anche uno dei fratelli Aldini. Durante il suo esame si parlato anche di un disegno architettonico, sequestrato durante le indagini e appeso al muro all’interno di un ufficio del cantiere, in cui era riportata la dicitura “Residenza Alessandri”. Il punto è stato toccato dal sostituto procuratore Galassi, che ha chiesto il perché di quella piccola scritta posta in fondo al documento.

Nell’ottobre del 2004, dopo alcuni mesi di accertamenti visivi e aerei compiuti dal Commissariato di Cesena, erano stati posti i sigilli all'intera area finita sotto i riflettori della Procura forlivese per presunte violazioni del piano regolatore e abusi edilizi durante la costruzione. Poi la corposa perizia, di un centinaio di pagine, aveva convinto il pm Monica Galassi, che coordina le indagini, a chiedere il rinvio a giudizio per tutte le persone coinvolte, per ipotesi di reato che, a vario titolo, vanno dalla lottizzazione abusiva all’abuso d’ufficio fino alla falsità ideologica.

Gli imputati sono difesi da una schiera d’avvocati del Foro locale (ma anche provenienti da altri fori) tra i quali Marco Martines, Giorgio Fabbri, Gabriele De Bellis e Gualtiero Pittalis. Sono già state fissate le due prossime udienze (il 4 e il 12 marzo), quelle conclusive con l’audizione degli ultimi testi, che erano previsti per oggi, ma non si sono presentati, la requisitoria del pubblico ministero Galassi e le arringhe degli avvocati.

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lisa tormena

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