Cesena, autorizzazioni temporanee: Sindaco e assessore Moretti convocano le associazioni

Cesena, autorizzazioni temporanee: Sindaco e assessore Moretti convocano le associazioni

Cesena, autorizzazioni temporanee: Sindaco e assessore Moretti convocano le associazioni

Il sindaco Paolo Lucchi e l'assessore allo Sviluppo produttivo e residenziale del territorio  Orazio Moretti hanno convocato per martedì 1 dicembre un incontro con le associazioni di categoria del commercio e dell'artigianato Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Cna per avviare con loro un confronto in merito alla situazione determinatasi sul fronte delle autorizzazioni temporanee. Insieme alla lettera di convocazione è stata spedita alle associazioni una nota firmata da Sindaco e Assessore in cui si ripercorrono le tappe salienti della vicenda e si fornisce il quadro attuale.

 

"Per ripercorrere le tappe salienti della vicenda determinasi sul fronte delle autorizzazioni temporanee è utile risalire alla seconda metà del 2008 - affermano Lucchi e Moretti - quando alcuni titolari di tali autorizzazioni, in vista della scadenza, hanno presentato la domanda per rinnovarle".

 

"A tali richieste non ha corrisposto il rilascio del rinnovo, anche alla luce di quanto contenuto nella Legge regionale 31/2002, che contempla due soli titoli edilizi: il permesso di costruire e le dichiarazioni di inizio attività (Dia). Restano, dunque, escluse le "autorizzazioni amministrative", in cui ricadono questi casi".

 

Nel gennaio 2009 la Procura della Repubblica ha disposto il sequestro delle 65 autorizzazioni.

Intanto, il 2 aprile 2009 il Consiglio Comunale ha approvato la modifica del Regolamento Edilizio riguardante una decina di articoli; in questo ambito si è provveduto ad adeguare anche l'articolo 13, eliminando l'autorizzazione amministrativa come titolo abilitativo.

Dopo l'assunzione di questo provvedimento, è stato comunicato formalmente l'impossibilità di rinnovare le autorizzazioni scadute a chi aveva fatto richiesta di rinnovo e, contestualmente, è stata data risposta negativa alle nuove richieste pervenute.

 

Quando è stato modificato il Regolamento Edilizio c'erano 38 autorizzazioni già scadute e per le quali non era stata presentata richiesta di rinnovo. Attualmente ne sono scadute altre due. Le restanti 25 scadono fra il 2010 e il 2012.

 

Di fronte a questo quadro, la nuova Amministrazione Comunale ha avviato una verifica delle condizioni in essere, anche per cercare di individuare qualche possibile via d'uscita.  Ma, anche alla luce di un parere legale precedentemente acquisito, sembra da escludersi ogni soluzione edilizia - urbanistica che possa legittimare la generalità dei casi. Non lasciano possibilità al riguardo neppure le norme contenute nel recente ‘piano casa', visto che tale provvedimento riguarda solo le strutture abitative.

 

"Intanto, però, anche i soggetti privati si sono mossi - dicono Lucchi e Morettni -: in alcuni limitati casi (al momento sono 4) l'intervento oggetto di autorizzazione pare conforme alla norma edilizia e quindi gli interessati hanno potuto presentare richiesta di sanatoria (attualmente è in corso l'istruttoria). Non si esclude che qualche altro caso possa essere regolarizzato attraverso gli strumenti urbanistici vigenti".

 

"Così come non si può escludere che eventuali modifiche ai piani urbanistici consentano di dar luogo alla potenziale riqualificazione di queste attività, fermo restando, comunque, l'eventuale nuova norma non potrebbe avere valore retroattivo - aggiungono i due amministratori -. Allo stato attuale delle cose, visto l'esito negativo di ogni tentativo per trovare una soluzione, la nuova Amministrazione Comunale si trova suo malgrado a dover procedere chiedendo ai titolari delle autorizzazioni scadute l'adempimento dell'impegno assunto all'epoca del rilascio, e cioè la comunicazione di avvenuta rimozione entro 30 giorni dalla data di scadenza.

Nel caso gli interessati non provvedano a quanto richiesto, non si potrà fare altro che avviare il procedimento sanzionatorio".

 

"Siamo consapevoli dei disagi che questo provocherà ad imprese della nostra città qualificate e perfettamente integrate con il nostro sistema economico e sociale e ci rammarichiamo per questo esito - ammettono Lucchi e Moretti -, ma come si evince da quanto indicato nelle righe precedenti, non è stato possibile individuare soluzioni alternative al percorso che siamo obbligati ad avviare. Ciò nonostante intendiamo avviare da subito un confronto con tutti coloro che vorranno dichiarare la loro disponibilità e che, allo stesso modo, vorranno suggerirci soluzioni tecnicamente percorribili, che ad oggi noi non abbiamo individuato".

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