Cesena: Convegno Peschicolo, il saluto del sindaco Lucchi

Cesena: Convegno Peschicolo, il saluto del sindaco Lucchi

CESENA - "Un appuntamento importantissimo per un settore di primo piano nel quadro della produzione ortofrutticola cesenate e romagnola, che sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua storia". Così il sindaco di Cesena Paolo Lucchi sul XXVI Convegno Peschicolo, in corso a Cesena Fiera giovedì 5 e venerdì 6 novembre.

 

Portando il suo saluto il sindaco ha compiuto una breve disanima della situazione attuale. Di seguito il suo intervento.

 

Oggi e domani Cesena ospita la 26^ edizione del Convegno Peschicolo, organizzato dalle Camere di Commercio di Forlì - Cesena e Ravenna e da Cesena Fiera. La prima edizione si tenne a Ravenna nell'ormai 1955. Da allora la situazione è molto cambiato e quella che è stata  una delle colture simbolo della nostra produzione agricola sta attraversando la fase più critica mai conosciuta dagli anni Cinquanta ad oggi. E' vero, le attuali difficoltà sono, in parte, comuni all'intero comparto ortofrutticolo, ma sicuramente paiono più gravose proprio per questo settore. E per fortuna che nei decenni passati si è sviluppato il sistema cooperativo, che ha dato impulso all'intera filiera agroalimentare - contribuendo alla creazione di colossi come Apofruit e Orogel - e che è riuscito a creare un meccanismo di ammortizzatori per i momenti difficili, altrimenti il quadro sarebbe ancora più preoccupante.

 

I problemi sono noti e, in parte, sono stati affrontati meno di un mese fa, in occasione di Macfrut: la forbice sempre più larga fra prezzi all'origine e i prezzi al consumo (tanto che molti produttori non riescono a coprire le spese), la crescente competizione da parte di altre nazioni non solo sui mercati esteri, ma anche in campo nazionale, i problemi di ordine organizzativo e burocratico che rappresentano altrettanti punti di debolezza. A complicare ulteriormente le cose, l'andamento climatico che anche nell'ultima stagione ha determinato sovrapposizione delle produzioni e un conseguente surplus nell'offerta, e infine, ma certo non ultima per rilevanza, la crisi generale che ha colpito l'economia mondiale.

 

Di fronte a questi ostacoli, che perdurano nel tempo, molti hanno gettato la spugna: basta fare un giro nelle nostre campagne per constatare quanti pescheti nel corso degli anni siano stati abbattuti. Nonostante questo, l'Emilia - Romagna ancora oggi è la principale regione italiana per la produzione delle pesche e delle nettarine, e la provincia di Forlì-Cesena - secondo i dati forniti dalla Camera di Commercio - contribuisce da sola per oltre il 45% per quanto riguarda le pesche e per il 26,6% per le nettarine, con un valore che nel 2008 è stato di oltre 100 milioni di euro.

Questi dati devono farci riflettere, non solo e non tanto per la loro entità attuale, quanto per le ripercussioni di carattere economico e sociale che si determinerebbero se - come si paventa - molte aziende produttrici non riuscissero a superare questa fase.

 

Ecco perché giudico estremamente importante questo appuntamento, in cui si farà il punto della situazione e si cercherà di delineare strategie per il futuro. Gli organizzatori parlano di un "sussulto di orgoglio" nel presentare l'iniziativa. Credo che tutti dobbiamo condividere con loro questo impegno, lavorando ognuno per la parte che gli compete. Puntare sulla qualità, come ha fatto in questi anni la Regione Emilia - Romagna promuovendo il marchio igp per le nostre pesche e nettarine, promuovere stili alimentari più sani, che comprendano un maggior consumo della nostra frutta, come fa il Comune di Cesena proponendo nelle scuole una dieta biomediterranea, diffondere una maggiore consapevolezza fra i consumatori sono tutti elementi che possono dare un contributo, fermo restando la necessità di risolvere nodi strutturali che vanno ben oltre l'ambito locale, ma che in ambito locale devono trovare riscontro.

 

Nel 1956, il giornalista Guido Piovene nel suo libro "Viaggio in Italia" descriveva Cesena come una "graziosa cittadina circondata da bei frutteti, e perciò a primavera ravvolta da una nuvola di alberi bianchi e rosa", con una chiara allusione ai fiori di pesco. Senza indulgere in facili nostalgie, e nella consapevolezza che in oltre mezzo secolo la produzione agricola ha cambiato fisionomia (così come la città), mi auguro che quest'immagine possa conservarsi ancora nel tempo futuro". 

 

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