Cesena, Di Placido (Pri): "Acer e Sapro simboli del fallimento"

Cesena, Di Placido (Pri): "Acer e Sapro simboli del fallimento"

Se non fosse bastata l'eloquente vicenda di ACER, con investimenti sballati che hanno portato ad una perdita di 500.000 Euro e ad una indagine della Magistratura su presunti illeciti, ora arriva la richiesta della Procura della Repubblica di Forlì di avanzare istanza di fallimento nei confronti di SAPRO, ipotizzando contro ignoti reati societari connessi alla bancarotta fraudolenta.

Sapro svolge la funzione pubblica di acquisizione e urbanizzazione di aree industriali dai Comuni soci. Soci di Sapro sono per il 33% il Comune di Forlì, il 33% il Comune di Cesena, il 16% la Provincia di Forlì-Cesena, il 6% la Camera di Commercio, il 6% il Comune di Forlimpopoli, il 6% il Comune di Bertinoro, più minuscole partecipazioni dei comuni di Santa Sofia e Galeata.

 

La situazione di Sapro non è certamente nuova: si era a conoscenza già da tempo degli 100 milioni di Euro di debiti accumulati dalla società e dei relativi interessi passivi, cosiccome si era già a conoscenza dei problemi interni che hanno portato al licenziamento del Direttore Generale: sono degli inizi del 2009 dichiarazioni dell'allora vice-Sindaco del Comune di Forlì del tenore "Siamo preoccupati, ma non c'è alcun rischio di fallimento per Sapro....Il Consiglio ci sta tenendo informati e non ci sono particolari problematicità", seguite dalle lettere di patronage (una sorta di garanzia) ufficializzate dai Comuni di Forlì e Cesena, che ora rischiano di cadere come una pesante mannaia sui rispettivi bilanci.

 

Non vorremmo che qualcuno dimenticasse le divergenze strategiche che hanno colpito Sapro, vista da alcuni come una società immobiliare e da altri come una società di servizi, in una parabola che l'ha portata da azienda di urbanizzazione industriale (comprare aree, urbanizzarle e rimetterle sul mercato a prezzi più bassi di quelli di mercato) ad un'azienda a cui sono stati affidati nel tempo interventi più "pubblici", con investimenti pesanti e tempi di ritorno più lunghi, come la scelta di urbanizzare aree industriali nelle vallate pur in assenza di una vera e propria domanda.

Tutto questo senza un vero coinvolgimento della politica e degli attori economici, senza una pianificazione realmente condivisa.

 

Non esiste, infatti,  solo un problema specifico delle singole vicende, bensì un problema più generale che investe le istituzioni del nostro territorio.

Sarebbe miope non avere il coraggio di osservare come tutte queste vicende (alle quali potremmo aggiungere il buco di bilancio dell'AUSL di Forlì, la difficile situazione dell'Aereoporto Ridolfi, le numerose inchieste riguardanti la gestione urbanistica della  città di Cesena) denotano una difficoltà della politica ad interpretare correttamente la gestione delle sfide legate allo sviluppo.

Non basta un codice di comportamento per i rappresentanti degli enti nelle società partecipate, quando i medesimi sono ancora sistematicamente nominati in base all'appartenenza politica e non alla professionalità; non basta una Camera di Commercio che pare più concentrata sulla campagna elettorale dei suoi massimi esponenti che su queste vicende; non bastano i tavoli di concertazione anti-crisi, spesso episodici e scollegati.

 

E non basta affidarsi ad un rinnovato impegno della magistratura, che porta qualcuno a sottolineare polemicamente "... la circostanza piuttosto anomala che ci sarà la Procura a sostenere gli interessi dei creditori e non i creditori stessi...", come se non fosse arrivato il momento di prendere le parti dei cittadini che, più o meno consapevolmente, saranno un domani chiamati a partecipare al risanamento di società i cui debiti paghiamo tutti.

 

Fa tenerezza che qualcuno addirittura si vanti di essere trasparente solo perchè ha reso note le decisioni della Procura, come se ci fossero alternative ad un simile comportamento (viene da pensare che in passato le alternative siano state perlomeno valutate se non praticate...)

Ecco perchè crediamo sia questa l'occasione giusta per fare un richiamo ai governi del nostro territorio, affinchè prendano coscienza del fallimento di una gestione della politica autoreferenziale ed arrogante, troppo spesso finalizzata alla soddisfazione degli appetiti e priva di visione prospettica.

Questo fallimento è sotto gli occhi di tutti, testimoniato da queste vicende.

 

La speranza che nutriamo è che non venga sprecata anche questa occasione per un profondo esame di coscienza, che coinvolga tutte le forze politiche, sociali ed economiche del nostro territorio.

Lo affermiamo con forza perchè percepiamo in tutta la sua gravità il rischio di una degenerazione del livello di benessere dei nostri territori, il che dovrebbe far riflettere anche sulla necessità di unire i campanili contro le evidenti penalizzazioni delle quali la Romagna soffre, sempre che, passate le elezioni regionali, l'argomento non torni nel solito limbo.

 

Luigi Di Placido

Capogruppo PRI Consiglio Comunale Cesena

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