Cesena, dietro il traffico illecito di indumenti usati c'è la camorra. Due arresti

Cesena, dietro il traffico illecito di indumenti usati c'è la camorra. Due arresti

Cesena, dietro il traffico illecito di indumenti usati c'è la camorra. Due arresti

CESENA - Ha interessato anche il Cesenate l'operazione coordinata dalla Dda di Firenze e condotta dai Carabinieri del Noe del capoluogo toscano su un traffico illecito di indumenti usati provenienti dalla raccolta sul territorio. Gli inquirenti hanno documentato che gli abiti usati, in totale violazione della normativa sui rifiuti, venivano inviati ad aziende toscane e campane che li commercializzavano al dettaglio simulando trattamenti come l'igienizzazione.

 

Il giro d'affari, in larga parte gestito dal clan camorristico Birra-Iacomino di Ercolano, è calcolato in qualche decina di milioni di euro. Le perquisizioni, oltre che Cesena, hanno interessato Napoli, Firenze, Prato e Caserta. Nel mirino dei Carabinieri di Cesena è finito un cesenate, titolare di una ditta del settore in via Cervese. Si tratta di P.C. le sue iniziali, 57 anni, ora agli arresti domiciliari. Con lui è stato arrestato anche G.B., 48 anni, dipendente del 57enne e vicino al clan di Ercolano.

 

Complessivamente sono 17 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP di Firenze, di cui 8 in carcere e 9 agli arresti domiciliari. Per tutti l'accusa di traffico illecito di rifiuti: si tratta di imprenditori, commercianti, autotrasportatori e intermediari che gestivano a vario titolo in concorso tra loro il fiorente traffico secondo ingegnosi e ben collaudati meccanismi in grado di garantire la regolarità di facciata di un giro d'affari tanto lucroso da stuzzicare gli appetiti della camorra.

 

E proprio il potente clan Birra-Iacomino, particolarmente attivo nella zona di Ercolano, traeva dall'attività illeciti profitti imponendo la destinazione di tutta la merce diretta nella zona di propria influenza a ditte ad esso legate. Il traffico sgominato oggi costituiva a tutti gli effetti una proiezione in Toscana di parte dell'attività economica di quel gruppo camorristico.   La base operativa dell'attività illecita era l'impianto per un recupero di rifiuti tessili di Montemurlo (PO), facente capo all'imprenditore pratese F.F..

 

Da qui venivano gestiti i flussi di stracci che, acquistati dai gestori della raccolta sul territorio, spesso realizzata anche da ignare associazioni no profit che destinavano i ricavi ai propri scopi statutari, venivano rivenduti a ditte che ne curavano la commercializzazione al dettaglio sul mercato dell'usato. Gli stracci raccolti sul territorio sono dei rifiuti che come tali soggiacciono a precise regole dettate dalla legge: per potere essere recuperati, e re-immessi pertanto sul mercato come merce, necessitano di un trattamento che consiste in operazioni di vaglio e cernita ed in un processo di igienizzazione, operazioni queste che possono essere effettuate solo da aziende e impianti in possesso di apposite autorizzazioni al recupero dei rifiuti.

 

Come l'azienda, appunto, che però ben si guardava dal sostenere i costi connessi alle operazioni di recupero, limitandosi a falsificare una serie di documenti per far figurare il passaggio del rifiuto presso il proprio stabilimento quando, in realtà, esso arrivava direttamente a ditte non autorizzate a trattare rifiuti che, dopo sommaria cernita, re-immettevano sul mercato i pezzi più appetibili, provvedendo a smaltire illecitamente la parte non riutilizzabile contribuendo ad alimentare il degrado del territorio con pratiche, come quella dell'incendio di stracci lungo la pubblica via, tristemente note in Campania.

 

F.F.era il protagonista del traffico in Toscana, di cui dirigeva le operazioni. Per quanto invece riguarda i flussi per la Campania, veniva affiancato, fino ad esserne progressivamente sostituito, dal pregiudicato ercolanese E.B.che vanta parentele eccellenti nel clan Birra-Iacomino e che ne rappresenta gli interessi: era lui ad occuparsi della gestione di quella parte del traffico, con particolare riferimento alla zona di Ercolano, imponendo destinatari e prezzi nell'esclusivo interesse del sodalizio cui era legato. In questo senso si può dire che la Eurotess sia diventata, per questo specifico settore, una impresa a partecipazione camorrista.

 

Il traffico stroncato dall'indagine dai Carabinieri, oltre a recare danno all'ambiente con l'illecito smaltimento dei tessuti non più utilizzabili, esponeva a rischio la salute dei consumatori che acquistavano indumenti non sottoposti ad alcun genere di igienizzazione: una quantità enorme di indumenti usati raccolti alla rinfusa ed imballati, infatti, veniva messa in vendita al pubblico nelle bancarelle dei vari mercati rionali senza alcuna precauzione igienica. Particolare odioso e per certi versi paradossale è che le indagini hanno dimostrato come buona parte delle donazioni di indumenti usati che i cittadini fanno per solidarietà, finisca per alimentare un traffico illecito dal quale camorristi e loro sodali traggono enormi profitti.

 

Per avere idea degli interessi economici in gioco basta considerare che i rifiuti, acquistati alla raccolta a 10 centesimi al chilo, venivano rivenduti ai commercianti a 40, risparmiando illecitamente su tutte le spese di trattamento e sostenendo solo quelle di trasporto quantificabili in 2-3 centesimi al chilo. La rilevanza del margine di guadagno spiega il forte interesse della camorra per tale settore.

 

Sebbene le indagini abbiano minuziosamente analizzato e ricostruito in ogni passaggio 320 trasporti illeciti, documentando il movimento di oltre 5.000 tonnellate di indumenti usati, il quantitativo complessivo mosso illecitamente è tuttavia infinitamente più ampio: esso è stimabile annualmente in milioni di tonnellate, ed il giro d'affari, pertanto, in decine di milioni di Euro. Nel corso dell'operazione sono stati sottoposti a sequestro preventivo quote societarie e beni mobili registrati del valore di circa 5 milioni di euro.

 

I legali del cesenate, hanno poi fatto pervenire alla redazione una precisazione, in cui dichiarano il loro assistito "estraneo da ogni addebito formulato a suo carico, in quanto lo stesso si limitava a fornire alla Eurotess s.r.l. merce per la quale la Eurotess aveva regolare autorizzazione allo stoccaggio, per il tramite di personale della medesima società legalmente autorizzato, che si occupava di ritirare la merce presso l'azienda cesenate, come attestato dalla documentazione in possesso già fornita agli organi inquirenti".


Gli stessi legali, a proposito dell'altro arrestato, fanno rilevare che "anch'esso indagato nel medesimo procedimento penale, contrariamente a quanto si è potuto leggere in alcuni articoli comparsi sulla rete, non è dipendente o collaboratore" del cesenate arrestato "bensì persona incaricata da parte della Eurotess s.r.l. di ritirare la merce presso la ditta".

 

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