Cesena, Gozi (Confesercenti): "Mercatini degli agricoltori, l�altra faccia della medaglia"

Cesena, Gozi (Confesercenti): "Mercatini degli agricoltori, l’altra faccia della medaglia"

CESENA - La passione della "filiera corta" ha contagiato tutti. I consumatori attratti dal miraggio di prezzi ingannevolmente più bassi, ma anche gli amministratori, dai Ministri agli Assessori, che confidano in iniziative di grande impatto mediatico, ma di dubbia efficacia. In questa logica è stato emanato già da diverso tempo il decreto legislativo che ha dato la possibilità ai Comuni di istituire i "farmer market", mercatini destinati alla vendita diretta da parte dei produttori agricoli. Anche a Cesena, nei prossimi mesi, dovremmo vederne nascere uno. La più grave crisi economica degli ultimi vent'anni sta attraversando il globo e certamente produttori agricoli, artigiani ed anche industriali italiani non se la passano bene ma come sempre, gli interventi di sostegno pubblico vengono accaparrati prima di tutto dalla grande industria per ridursi man mano che si riduce l'ampiezza dell'impresa. Ai piccoli produttori agricoli, a compenso, si propone il miraggio di straordinarie e remunerative vendite dirette. Qualcosa di simile sta avvenendo con certi "outlet".

 

Come sempre chi pagherà per queste scelte sarà la rete dei piccoli e medi negozi commerciali che non avranno certamente "aiuti di Stato" e dovranno competere non più, solo, con la grande distribuzione commerciale, ma anche con tutte queste altre forme di vendita. Un tempo si sosteneva che la grande distribuzione, cioè gli ipermercati, erano indispensabili per razionalizzare una rete commerciale troppo polverizzata e per favorire il consumatore attraverso una sana competizione commerciale. Oggi si sostengono forme di vendita ben più parcellizzate, non professionali e soprattutto che effettuano una concorrenza sleale attraverso norme fiscali e contributive agevolate. Si può sostenere tutto ed il contrario di tutto all'insegna del "vantaggio" per il consumatore.

 

Devono però spiegare dove sta il vantaggio, per i cittadini, che scompaiano i piccoli negozi che forniscono un servizio continuativo e a gamma pressoché completa, che sono presidio sociale e fattore di sicurezza nelle frazioni ed elemento fondamentale per la qualità della vita delle popolazioni anziane. Certo, i consumatori non sono informati che nei farmer market i controlli sanitari sono "all'acqua di rose" e le norme di tutela sanitaria sono semplificate. Così come non sanno che non vi è l'obbligo per i produttori agricoli di vendere esclusivamente i loro prodotti, ma hanno la facoltà di vendere anche l'ortofrutta acquistata dai grossisti nei mercati agroalimentari. Le Associazioni sindacali dei produttori agricoli sostengono e favoriscono la nascita dei farmer market e se ne può capire il motivo: la crisi economica è reale ed anche questa categoria sta pagando un prezzo pesante alla globalizzazione. Ma sarebbe molto più lungimirante ed efficace, nella logica della filiera corta e del km. 0, che si riuscisse a mettere insieme produzione e piccolo commercio in modo che ognuno potesse fare al meglio la propria parte.

 

Graziano Gozi, direttore Confesercenti Cesenate

 

 

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di Sam
    Sam

    Il discorso è lungo e complesso... Bisognerebbe spiegare bene come il prodotto ortofrutticolo arrivi al prezzo finale in negozio... In ogni caso, l'idea del km zero, è buona e vantaggiosa sia per il portafoglio che per la salute, e la potrebbero mettere in pratica anche i negozianti tradizionali.

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