Cesena, il sindaco: "Sapro va salvata, altrimenti possibili rincari dei prezzi"

Cesena, il sindaco: "Sapro va salvata, altrimenti possibili rincari dei prezzi"

Cesena, il sindaco: "Sapro va salvata, altrimenti possibili rincari dei prezzi"

CESENA - Il caso Sapro tiene ancora banco. A spiegare ufficialmente le ultime evoluzioni, in particolare con la decisione di opporsi ala bocciatura dell'omologa del piano di ristrutturazione è il sindaco di Cesena Paolo Lucchi, nella comunicazione svolta giovedì, in apertura di seduta del Consiglio Comunale. "Occorre considerare a fondo gli effetti di un possibile default di SAPRO sul sistema economico locale", spiega il primo cittadino cesenate.

 

"Il Comune di Cesena, insieme agli altri soci, ha preso atto che il Tribunale Civile di Forlì ha respinto l'istanza proposta da Sapro S.P.A. di omologazione dell'accordo di ristrutturazione del debito ex art. 182 bis della legge Fallimentare, stipulato con i creditori rappresentanti il 92% del debito complessivo. L'assemblea dei soci del 20 luglio scorso, all'unanimità, ha ritenuto necessario che la società presenti reclamo verso tale sentenza avanti la Corte d'Appello di Bologna", dice Lucchi.

 

E ancora: "Tale scelta è determinata dalla convinzione di far risultare in modo evidente l'impegno per far uscire la società dalla fase critica attuale e per raggiungere l'obiettivo del risanamento della società stessa. Occorre considerare a fondo gli effetti di un possibile default di SAPRO sul sistema economico locale. Infatti verrebbero penalizzati i legittimi interessi delle imprese fornitrici che hanno eseguito lavori e sono in attesa dei relativi pagamenti nonché delle imprese che hanno acquistato aree o che le hanno cedute alla società, con le dannose conseguenze per i loro lavoratori. Le rilevanti sofferenze che il sistema bancario locale subirebbe produrrebbero ricadute negative per la capacità di dare credito al sistema imprenditoriale locale. Le incognite derivanti negli anni futuri per la messa a disposizione di aree produttive potrebbe generare aumenti diffusi nel livello dei prezzi. Non ultimo va considerato il danno per gli enti pubblici locali e sulla loro credibilità".

 

"Il Comune di Cesena ritiene che, in presenza di tale reclamo verso la Corte d'Appello di Bologna, la società Sapro Spa, unitamente ai creditori, in particolar modo al sistema degli istituti di credito, debba effettuare ogni utile ricerca di una soluzione alla crisi economico-finanziaria in grado di scongiurare il default della società stessa, e l'assemblea del 20 luglio scorso ha deliberato all'unanimità in tal senso".

 

"Ciò significa che in pochi giorni le banche creditrici sono chiamate ad individuare nuove credibili ed appropriate linee di intervento, che possano costituire la base per un nuovo urgente piano da presentare al Tribunale di Forlì e dare quindi soluzione alla crisi che, diversamente, diventerebbe irreversibile".

 

"Anche in questa logica di impegno non certo facile, l'organo amministrativo attuale di Sapro Spa, a seguito delle dimissioni dei suoi componenti, è stato rinnovato il 24 maggio scorso nelle persone di dirigenti particolarmente qualificati appartenenti ai tre maggiori enti proprietari, Comune di Forlì, Comune di Cesena, Provincia di Forlì-Cesena, e ha avuto il compito di gestire la particolare situazione di crisi di Sapro Spa da un punto di vista specificamente tecnico nell'interesse della Società e degli Enti titolari di partecipazioni in essa".

 

"L'assemblea ha, infine, dato mandato al Consiglio di Amministrazione di promuovere ogni necessario approfondimento sull'attività della società e dei suoi precedenti amministratori al fine di verificare eventuali responsabilità".

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di stefano
    stefano

    Rincari dei prezzi? Lucchi non conosce le più elemintari regole del mercato. Se i terreni di Sapro vanno svenduti per pagare almeno in parte i creditori possono invece far abbassare drasticamente i prezzi di mercato...ma forse al sindaco ed al suo partito è proprio questo che fa paura e per evitarlo sono disposti a buttare altro denaro pubblico nel pozzo senza fondo della società.

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