Cesena, la piccola Menada torna a camminare. Dall'Albania al Bufalini

Cesena, la piccola Menada torna a camminare. Dall'Albania al Bufalini

Cesena, la piccola Menada torna a camminare. Dall'Albania al Bufalini

Presto potrà camminare sulle proprie gambe la bambina albanese di otto anni, arrivata a Cesena nel 2005 per curare una grave malformazione acquisita dell'anca, che i medici del suo paese avevano giudicato troppo complessa per intervenire. Menada, questo il suo nome, è infatti stata sottoposta ad una operazione chirurgica di allungamento del femore, l'ultima di una serie di interventi correttivi effettuati con successo in questi anni da Stefano Gagliardi, chirurgo dell'Unità Operativa di Ortopedia dell'Ospedale Bufalini.

 

Tutto il percorso è servito per ripristinare l'articolazione dell'anca e ricostruire la forma originale del femore, danneggiato dall'infezione. La bambina era arrivata in Italia insieme alla mamma, nel novembre 2005, grazie all'intervento dell'Ausl Cesenate, dell'Assessorato alla Sanità della Regione che aveva autorizzato il ricovero per fini umanitari e dell'associazione di volontariato cesenate "Piccolo Mondo" che si era resa garante presso le autorità governative e il consolato italiano in Albania.

 

"La bimba - spiega Gagliardi - era affetta da una grave malattia conseguente ad una infezione dell'anca non riconosciuta e non curata in Albania con antibiotici in età neonatale. Infezione che, all'età di 1-2 anni, le aveva distrutto l'articolazione dell'anca e la metafisi prossimale del femore, cioè il punto dove l'osso si accresce in lunghezza".

 

"All'età di tre anni, infatti, la bimba era in grado solo di gattonare. Ma nel dicembre del 2005 - continua Gagliardi - grazie al primo intervento di ricostruzione dell'articolazione dell'anca la bambina riuscì per la prima volta in vita sua a camminare, aiutata solo dal supporto del tutore. Già allora il femore era più corto di un paio di centimetri e si era previsto il peggioramento progressivo della dismetria. Avevamo perciò pianificato di eseguire negli anni successivi un altro intervento di allungamento del femore. Oggi la differenza tra gli arti inferiori è di 5 centimetri e l'anca è ben centrata. L'intervento di allungamento è stato eseguito con successo ma comporta un trattamento riabilitativo molto lungo e difficile (2 mesi per ogni centimetro da recuperare). La bimba sa di dovere fare molta fatica nei prossimi mesi per arrivare a camminare senza l'aiuto del tutore, ma ha accettato serenamente il programma di riabilitazione".

 

Ora la piccola si trova ricovera nel reparto di Pediatria dell'ospedale Bufalini di Cesena e sta bene, come spiega Mauro Pocecco, direttore dell'unità Operativa di Pediatria del Bufalini, "Gioca con gli altri bambini ed ha già iniziato la fisioterapia. Molto probabilmente fra dieci giorni sarà dimessa e potrà continuare il programma di riabilitazione a domicilio, mantenendo il fissatore esterno che consentirà, giorno dopo giorno, il progressivo allungamento degli arti".

 

Pochi centri in Italia eseguono questo l'intervento di allungamento degli arti secondo ILIZAROV. Si tratta di una tecnica inventata da un medico russo ed importata in occidente con successo negli anni 80-90. L'intervento consiste nel creare volutamente delle fratture ad un osso lungo, usualmente il femore, che viene progressivamente allungato, ogni giorno di qualche frazione di millimetro mediante un fissatore esterno metallico. Con questa tecnica si possono ottenere anche degli allungamenti di 12-14 cm.

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