Cesena, San Giovanni. Il vescovo: "Sosteniamo i giovani, hanno una vocazione"

Cesena, San Giovanni. Il vescovo: "Sosteniamo i giovani, hanno una vocazione"

Cesena, San Giovanni. Il vescovo: "Sosteniamo i giovani, hanno una vocazione"

CESENA - Il vescovo monsignor Douglas Regattieri ha aperto la sua omelia, venerdì mattina, durante la solenne celebrazione per la festa di San Giovanni Battista, patrono di Cesena, con queste parole: " Le bancarelle esterne alla chiesa Cattedrale, la festa folcloristica, ma soprattutto la Parola di Dio, la liturgia che stiamo celebrando, la nostra sacra assemblea qui riunita: tutto ci porta alla grande figura di san Giovanni".Erano presenti, tra le numerose autorità civili e militari, il prefetto, il sindaco di Cesena e il presidente della Provincia.

 

"E' la vita che sboccia nel grembo materno, dentro a una comunità familiare, custodita dal calore degli affetti e dell'amore; è sempre un mistero e un dono che riempie di gioia. Un bambino, un giovane, ha un nome: Giovanni. - ha continuanto il vescovo - E' esso stesso un progetto di vita. Su di lui è stato disegnato un piano: "il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome" (Is 49, 1). "Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno" (Is 49, 5).

 

"Questo è sotto i nostri occhi anche oggi. Anche se nascono pochi bambini, tuttavia il miracolo avviene anche oggi. E auspichiamo che si moltiplichi. C'è la vita che nasce, cresce e si sviluppa: sono i ragazzi, i giovani... Sono tanti i giovani che abitano la nostra città - sottolinea Regattieri - Lo scrivevo nel messaggio che ho indirizzato alla Città proprio in questa circostanza. E' un potenziale di vita che è sotto i nostri occhi, che è nelle nostre mani. Lo vedo in questi giorni contattando i ragazzi della cresima, lo vedo nei campi estivi, nei gruppi estivi delle nostre parrocchie, al mare e sui monti; nelle scuole che ho visitato in questi mesi. Questi ragazzi, questi giovani hanno una vocazione. Come, noi adulti, li aiutiamo a conoscerla, a svilupparla e a realizzarla? Non è che col nostro egoismo tarpiamo loro le ali e li demoralizziamo infondendo in loro più che fiducia, paura, più che speranza, timore, più che gioia e voglia di vivere, tristezza?"

 

"Ma questi giovani che aspirano a cose alte, anche oggi (non lo possiamo negare) non è che hanno deciso di rinunciare alla scalata a questi ideali perché, noi adulti, li abbiamo convinti che non ne vale la pena, che non è il caso di rompersi la testa per questo, che è meglio accontentarsi del proprio particolare, del piccolo mondo che è intorno a loro, che è bene rimediare sulle piccole soddisfazioni quotidiane lasciando perdere le speranze grandi, che sono lontane e incerte? Abbiamo fatto morire in loro la speranza. Mi scriveva in questi giorni un giovane: "I giovani della nostra Diocesi sono un bene prezioso che va salvaguardato, non coccolato". Che sostegni siamo stati e siamo, noi adulti, per loro? Un scrittore contemporaneo (Ugo Ojetti 1871-1929) ha scritto: "Lodiamo pure i giovani, esaltiamo l'adolescenza, adoriamo estatici la puerizia. Ma ricordiamoci che gli uomini i quali hanno rinnovato il mondo sono sempre usciti da scuole dove i capricci e gli impeti della giovinezza erano corretti e frenati e dove i ragazzi si davano per modello gli uomini e le loro più stabili e provate virtù. La vite è sempre appoggiata all'olmo, non l'olmo alla vite". L'esempio di san Giovanni induca noi adulti a essere il solido olmo su cui si appoggia la flessibile vite, i giovani", conclude.

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