Cesena, sanità. Bartolomei (Udc): "No alla Casa della salute"

Cesena, sanità. Bartolomei (Udc): "No alla Casa della salute"

CESENA - "Il nome può anche essere accattivante, ma il contenuto non lo è! Trasformare i presidi sanitari di San Piero, Cesenatico, Mercato Saraceno e Savignano in case della salute, come emerso nell'ambito del convegno sulla sanità promosso ieri dalla Cgil cesenate, significa peggiorare la qualità e le modalità di erogazione dei servizi ed innalzarne i costi a carico delle comunità locali, per quanto concerne i ricoveri post acuti ed il primo intervento. " E' quanto afferma Maria Grazia Bartolomei, capogruppo e consigliere provinciale UdC.

 

"I presidi ospedalieri in questione hanno costituito una risposta positiva per una popolazione di aree periferiche, che vedono un crescente numero di anziani e post acuti che necessitano di uno specifico tipo di assistenza, a metà tra quello proprio delle case protette e gli ospedali di Cesena e di Forlì, lontani e sottodimensionati".

 

"A tutte le sopracitate strutture  - continua l'esponente dell'UdC - va garantito l'accreditamento come strutture sanitarie e non come socio - sanitarie. Nelle case della salute non sono previsti posti letto di medicina interna, lungodegenza e riabilitazione, tuttora sul comprensorio cesenate inferiori rispetto al parametro di riferimento regionale e mal distribuiti al proprio interno. Inoltre la Regione Emilia - Romagna, con propria delibera di Giunta del luglio scorso, ha escluso la  tipologia degli ospedali di comunità dai servizi di carattere sanitario, contrariamente a quanto previsto dal Piano Sanitario nazionale vigente. La questione, che potrebbe coinvolgere anche i posti letto della stessa tipologia nelle case di cura private di Cesena, non è formale - conclude Bartolomei - ma sostanziale, in quanto la mancata attribuzione del carattere sanitario al servizio reso comporta una sua presa in carico da parte dell'ente locale e un costo giornaliero non trascurabile per gli utenti sin dal primo giorno di ricovero. La fonte di finanziamento diverrebbe infatti il Fondo per l'autosufficienza, vuoto sia a livello nazionale, sia su scala regionale." 

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