Cesena, settima archiviazione per Cristina Golinucci. "Chi sa non ha parlato"

Cesena, settima archiviazione per Cristina Golinucci. "Chi sa non ha parlato"

La dirigente del commissariato Silvia Gentilini (foto Mazza)

CESENA - Settima archiviazione per il caso Golinucci. Dopo 18 anni di indagini rimane un mistero la scomparsa della ragazza avvenuta il 1 settembre 1992 nei pressi del Convento dei Cappuccini.

Negli ultimi otto mesi di indagine ci sono stati alcuni passi in avanti. E' caduto ogni sospetto nei confronti di Emanuel Boke, il principale indiziato; inoltre le forze dell'ordine hanno identificato un possibile se non probabile movente. Ma di Cristina non c'è traccia.

 

Il Caso Golinucci ha tutte le carte in regola del perfetto noir. Qui, nella realtà, la parola fine ha un sapore ancora più amaro perché il mistero resta lontano dalla sua soluzione. Dopo 18 anni di ricerche, piste battute, nuove tecnologie messe in campo, le indagini si chiudono con un nulla di fatto. Anche se dall'ultima riapertura del caso qualche elemento nuovo è emerso. Cadono i sospetti sul principale indiziato, Emanuel Boke. E' risultata, infatti, priva di ogni fondamento l'ipotesi di aggressione, seguita dall'omicidio, ai danni di Cristina. La violenza nei confronti di Cristina non sarebbe passata inosservata ai diversi testimoni presenti nel piazzale, gli ultimi ad averla vista.

 

Cade anche l'ipotesi dell'occultamento del cadavere all'interno del convento. Le forze dell'ordine lo hanno battuto palmo a palmo, anche con georadar e metaldetector, con un unico risultato. Il rinvenimento di una cripta nascosta con 30 cadaveri di frati risalenti a 100 anni fa. Boke non avrebbe mai potuto occultare il cadavere in quanto era sprovvisto di un'autovettura, e per gli spostamenti usava una bicicletta.

 

In secondo luogo le forze dell'ordine avrebbero individuato il movente. Infatti Cristina sarebbe sparita poco prima di incontrare il suo padre confessore, Padre Lino al quale aveva manifestato il bisogno e l'urgenza di un incontro. Recatasi al convento dei Cappuccini alle ore 13.30 sarebbe stata "intercettata" da qualcuno che conosceva molto bene che l'ha convinta a salire sull'autovettura. Dopodichè 18 anni di vuoto.

 

Il Vice questore aggiunto della Polizia di Stato, Silvia Gentilini assicura che "tutte le piste sono state battute. Sono state sfruttate al meglio tutte le risorse umane e tecnologiche ma il tempo ci ha messo la sua e chi sa non ha parlato, non ha ascoltato gli appelli". Fa riflettere una frase della dirigente quando dice che: "Ci aspettavamo più collaborazione sulla vita di Cristina". Un mondo semplice che ruota intorno alle amicizie e alle attività che impegnavano la ragazza nella parrocchia di Ronta.

 

Se fossimo in un romanzo noir ci sarebbe una spiegazione, una pista da seguire mentre qui, nella realtà, resta solo la speranza che la testimonianza che manca permetta di chiudere il cerchio sulla scomparsa di una ragazza che tutti concordano nel definire speciale.

 

Alessandro Mazza

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