Cesena, teatro. Di Placido (Pri): "Più coraggio per il Bonci"

Cesena, teatro. Di Placido (Pri): "Più coraggio per il Bonci"

CESENA - "Rinnovamento nella tradizione, azzardo: questi sono i termini riportati dai giornali in merito alla conferenza stampa di presentazione della prossima stagione del Teatro Bonci dell'Assessore Gualdi e del Direttore Valenti. Noi sinceramente non vediamo nè rinnovamento nè, tantomeno, azzardi". Torna all'attacco della nuova amministrazione comunale di Cesena, Luigi Di Placido, consigliere comunale del Pri e candidato sindaco alle ultime elezioni.

 

"Vediamo invece una continuità di impostazione che riteniamo la vera nemica di un convinto rilancio che il nostro teatro merita e che diventa ogni anno più difficile - è la tesi di Di Placido -. Parametrare, infatti, la positività di una stagione solo in base al numero di spettatori ci pare una visione parziale e poco coraggiosa".

 

"È un altro il dato dal quale occorre partire - prosegue l'analisi di Di Placido -: il nostro teatro è frequentato solo dagli amanti di un certo tipo di spettacolo, che possono anche aumentare ma rappresentano la chiusura ad altre forme di arte. Lo abbiamo detto a gran voce durante la campagna elettorale: il matrimonio con ERT ha ingessato il Bonci, impedendogli di divenire quel contenitore variegato del quale Cesena ha bisogno".

 

"A questo sì aggiunga che la gestione attuale impedisce di fatto la collaborazione con strutture private che potrebbero portare due importanti novità - sostiene il repubblicano -, maggiore varietà e minori costi per il Comune, che oggi spende circa 1.300.00 euro ogni anno. Concerti, comicità, maggiore coinvolgimento degli attori cittadini, a partire dal Conservatorio divenuto scuola di alta specializzazione: questo sarebbe un vero rinnovamento, questo sarebbe un vero azzardo".

 

"Ci pare di scorgere, invece, che non ci sia la minima intenzione di mettersi in discussione, rompendo con tradìzioni consolidate e rapporti preferenziali - attacca Di Placido -. Noi continueremo a batterci affinchè si interrompa il rapporto con ERT e si dia vita ad un Dipartimento della Cultura col quale i cesenati ritornino padroni delle loro politiche culturali, in sinergia con i privati e con le giuste risorse. Su questo stimoleremo un dibattito nella città, convinti come siamo che sia arrivato il momento delle scelte coraggiose".

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