Cesena, un bambino su cinque nasce con parto cesareo

Cesena, un bambino su cinque nasce con parto cesareo

Cesena, un bambino su cinque nasce con parto cesareo

CESENA - Un buon livello di salute generale, con indicatori spesso migliori della media regionale e che confermano i risultati positivi degli interventi realizzati da diversi anni nel territorio cesenate a sostegno delle famiglie e dei loro bambini. E' quanto emerge dal primo rapporto "Profilo di equità in epoca prenatale e pediatrica" realizzato dall'Ausl  nell'ambito del Programma aziendale per il contrasto degli effetti delle disuguaglianze sulla salute. Il numero di parti cesarei (21,8%) è inferiore alla media regionale.

 

"Le disuguaglianze in salute - spiega il dottor Mauro Palazzi, direttore dell'unità operativa Epidemiologia e Comunicazione dell'Ausl di Cesena - sono differenze nello stato di salute e nell'accesso ai servizi dovute a cause evitabili poiché legate a determinanti socioeconomici.  I miglioramenti nella salute della popolazione generale non possono essere raggiunti senza sforzi aggiuntivi per ridurre le iniquità sociali ".

 

Lo studio individua le determinanti strutturali (tra cui genere, situazione economica, educazione) e le condizioni di vita quotidiana (stili di vita, condizioni di vita e di lavoro, ecc.) che incidono sul benessere dell'individuo fin dai suoi primi anni di vita. Il quadro che affiora è un'immagine globalmente positiva del territorio cesenate. In particolare, la percentuale di parti cesarei, il rapporto di abortività e l'immunizzazione alla rosolia nelle partorienti risultano migliori rispetto alla media regionale. Permangono però diverse aree critiche nelle quali emerge la presenza di disuguaglianze tra persone con diversa cittadinanza, titolo di studio e condizione occupazionale.

 

"Il documento - continua Palazzi - si concentra sulla mappatura delle iniquità vissute in età prenatale e pediatrica, periodo in cui possono mettere radici differenze in grado di influire sul benessere dell'individuo lungo tutto l'arco della vita, allo scopo di promuovere nuovi tipi di intervento che abbandonino la logica dell'attesa, per sposare quella della medicina di iniziativa, basata su prevenzione, promozione della salute e coinvolgimento dei cittadini".

 

Entrando nel dettaglio dello studio, per il triennio 2007-2009, la percentuale di parti cesarei risulta inferiore (21,8%) a quella media regionale (27,1%), così come la percentuale di donne cesenati (1,5%) che hanno effettuato meno delle quattro visite ostetriche durante la gravidanza raccomandate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità è più bassa di quella media regionale (3,4%). Più bassa della media regionale (4,4% contro il 9% dell'Emilia Romagna) anche la percentuale delle donne che hanno partorito senza essere immuni alla rosolia, mentre è sostanzialmente in linea con il dato regionale (44,6% a Cesena rispetto al 43,5% dell'Emilia Romagna) la percentuale delle partorienti con più di 35 anni che si è sottoposta ad esami prenatali invasivi per la diagnosi di eventuali malattie cromosomiche.

 

 

Diverse le aree nelle quali emerge la presenza di disuguaglianze tra persone con diversa cittadinanza, titolo di studio e condizione occupazionale. Per le madri con cittadinanza straniera, ad esempio, risulta più difficile l'accesso ai servizi di assistenza alla gravidanza (visite ed esami prenatali e partecipazione ai corsi pre-parto), così come lavorare dopo la nascita di un figlio. La ripresa lavorativa, infatti, è nettamente superiore per le madri di bambini con cittadinanza italiana: 69,4% contro 28,3%. Tra le donne con cittadinanza straniera, inoltre, sono più elevati i tassi di gravidanze in minorenni (16,5 contro 4,6% delle italiane) e i rapporti di abortività (la percentuale di interruzioni volontarie di gravidanze è più alta nelle donne straniere: 19,5% contro 9,7% delle italiane, dato confermato anche a livello regionale).

 

I bambini con cittadinanza straniera accedono al Pronto Soccorso più volte dei loro coetanei italiani (1.165 contro 725), vengono ricoverati in ospedale, e hanno carie più spesso degli italiani (13,6% contro 3,9%). Nelle donne italiane è più frequente il ricorso ad esami invasivi prenatali sotto i 35 anni, al taglio cesareo in caso di gravidanza fisiologica e all'interruzione volontaria di gravidanza tra le minorenni. Le donne italiane, poi, continuano a fumare più spesso in gravidanza rispetto a quelle straniere (il 7,5% contro il 3%) e allattano meno al seno. Per le madri con basso titolo di studio o non occupate, di qualsiasi cittadinanza, così come anche per le donne giovani (con meno di 24 anni) risulta più difficile l'accesso ai servizi di assistenza alla gravidanza (visite ed esami prenatali e partecipazione ai corsi pre-parto) e smettere di fumare durante la gravidanza.

 

"Queste criticità - conclude Palazzi - meritano una attenta riflessione e un approfondimento mirato, da parte dei Servizi Sanitari e Sociali, per comprenderne le cause ed attuare iniziative volte alla riduzione delle disuguaglianze.

 

 

Il programma aziendale per il contrasto degli effetti sulla salute delle disuguaglianze

E' stato istituito nel 2009 dall'Azienda USL di Cesena e fa capo al Dipartimento di Sanità Pubblica.  Gli obiettivi sono: individuare le condizioni che possono creare difficoltà nell'accesso ai servizi e alle cure, contrastarle in maniera efficace e garantire a tutti un'assistenza di alta qualità. Ad oggi,  l'Ausl di Cesena è l'unica Azienda Sanitaria a livello regionale ad aver attivato un programma aziendale specifico per ridurre le  disuguaglianze di salute e nell'accesso ai servizi.

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