Cesena: Unicredit spegne 100 candeline

Cesena: Unicredit spegne 100 candeline

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CESENA - Mercoledì si è festeggiato il centenario della storica agenzia UniCredit Banca di via Roverella a Cesena: l'istituto infatti - allora "Piccolo Credito Romagnolo" - aprì la prima filiale cesenate nel 1908. Per l'occasione, Stefano Rossetti, Direttore Regionale Emilia Est - Romagna di UniCredit Banca, e il professor Gian Paolo Venturi, autore della Storia del Credito Romagnolo (Laterza, 1996), alla presenza del Sindaco Giordano Conti, hanno ripercorso un pezzo di storia nostra città.

 

La succursale di Cesena del "Piccolo Credito Romagnolo" fu aperta nell'estate del 1908: dipendente dalla sede di Rimini, la neonata banca si trovava in un palazzo nel cuore della città, all'angolo fra Corso Mazzini e l'allora Corso Umberto I, nella casa del marchese Buti. L'apertura cesenate giungeva 12 anni dopo la nascita del "Piccolo Credito Romagnolo", avvenuta a Bologna il 25 Aprile 1896 per iniziativa del conte Giovanni Acquaderni, personalità di riferimento di un intenso attivismo cattolico che spaziava dall'economia al mutuo soccorso all'informazione.

 

Di una sede a Cesena del "Piccolo Credito Romagnolo" s'era cominciato a parlare nel febbraio 1907, l'anno di quella crisi mondiale che di solito è presa a spartiacque della storia bancaria: crisi di liquidità dalla breve durata ma di straordinaria intensità, che iniziò negli Usa - avendo conseguenze in borsa e sull'occupazione - ma che ben presto raggiunse l'Europa, con una reazione a catena (Gran Bretagna, Francia, Italia).

 

Va anche detto che un "legame" fra la banca bolognese e la città c'era già nella figura del cesenate Lodovico Almerici, il quale nel 1896 aveva fatto parte del comitato promotore e già nel marzo 1898 era subentrato ad Acquaderni, primo presidente e fondatore, su proposta dello stesso, ricoprendo poi più volte la massima carica. Un nome, quello del marchese Almerici (1847-1917), presidente anche della Cassa di Risparmio di Cesena, sul quale si riunivano garanzie di contenuti religiosi, serietà e competenza specifiche.

 

L'apertura di Cesena si colloca in un periodo di grande espansione dell'istituto, che vide raddoppiare il capitale sociale fra il 1906 e il 1909, grazie anche all'espansione nelle Romagne, come si diceva allora: infatti, il "Piccolo Credito Romagnolo", era uscito dalle mura di Bologna nei primi anni di vita insediandosi prima a Ferrara (1897) e nel Bolognese, poi progressivamente in Romagna (Lugo quindi Faenza, Brisighella, Rimini, Ravenna, Meldola, Sant'Arcangelo). Del resto, l'apertura d'una sede nelle principali città fra Bologna e Rimini era nella "ragione sociale", nella motivazione originaria dell'Istituto, che nacque infatti come "Banca delle Romagne" (un plurale che riconosceva la diversità storica delle ex-Legazioni pontificie).

 

Un obiettivo che tuttavia non fu certo facile realizzare, anche se c'erano grande interesse, tante aspettative e l'appoggio dei vari vescovi: non va dimenticato, infatti, che all'inizio la banca trovava sede in diocesi, prima di acquisire una propria autonomia. Per queste sue origini, e al di là delle evoluzioni societarie, a lungo l'istituto viene popolarmente chiamato, nel sanguigno dialetto romagnolo, la banca di prit ("la banca dei preti").        

 

Le difficoltà legate alle aperture erano dovute a varie ragioni: la disponibilità di risorse finanziare e umane, la situazione in loco, l'impostazione migliore da dare di volta in volta alle nuove sedi.

 

Per tornare a Cesena, ben presto lo sviluppo della succursale rese la sistemazione in casa Buti piccola e poco funzionale: in particolare non v'era la possibilità, per carenza di spazio, d'approntare uffici al piano terra. Fu allora acquistato e restaurato il cosidetto "Palazzo del Genio", un antico e vasto edificio, sempre nel cuore della città, che, come narrano le cronache dell'inaugurazione (gennaio 1922), era in pessime condizioni: «così - narra un anonimo articolista - il "Credito Romagnolo" s'è fatto una magnifica sede, ma ha reso anche un segnalato servizio a Cesena». Il merito che Il Corriere Cesenate attribuiva all'istituto era duplice: aver restituito agli antichi fasti uno storico palazzo, e «essersi servito quasi esclusivamente dei nostri concittadini, sicché il denaro speso è rimasto tutto a Cesena».

 

Per la cronaca, il "Piccolo Credito Romagnolo" aveva perso l'aggettivo diminutivo nel 1914, diventando semplicemente "Credito Romagnolo" e passando anche da società cooperativa a società anonima (così si chiamavano allora le attuali Spa).

Molti anni dopo, nel 1995, l'OPA del "Credito Italiano" e la successiva incorporazione di "Carimonte" in "Credito Romagnolo" diedero vita alla "Rolo Banca".

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Il resto - con l'ultimo cambio di insegne che nel 2003 ha visto la nascita di "UniCredit Banca" - è storia di oggi.

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