Cgil riunita a Riccione: "Il Governo accentua la crisi"

Cgil riunita a Riccione: "Il Governo accentua la crisi"

Cgil riunita a Riccione: "Il Governo accentua la crisi"

RICCIONE - Si è aperto questa mattina al Palacongressi di Riccione il 10mo congresso della Cgil regionale Emilia Romagna, alla presenza di 710 delegati e numerosi invitati, tra i quali il presidente della Regione Vasco Errani. Ad aprire il dibattito è stato Danilo Barbi, segretario generale regionale. Discorso sull'uguaglianza, opportunità e flessibilità ma anche "indignazione per un Governo che invece di combattere la crisi la accentua": questi i punti chiave del discorso di Barbi

 

Presenti anche l'assessore regionale alle attività produttive Duccio Campagnoli, amministratori locali, rappresentanti di forze politiche e dell'associazionismo. Per la Cgil nazionale già presenti il leader Guglielmo Epifani (che parlerà alle 18), il segretario organizzativo Enrico Panini (che concluderà il dibattito venerdì alle ore 12,30) e la segretaria nazionale Nicoletta Rocchi.

 

 

Un discorso sull'uguaglianza

Al tema generale posto al centro del congresso Cgil nazionale (Rimini 5-8 maggio) "Con la Cgil per difendere il lavoro e liberare i diritti", la confederazione regionale ha aggiunto il titolo "Una regione che promuove l'uguaglianza". Ed è proprio da un "discorso sull'uguaglianza" che ha preso avvio la relazione presentata questa mattina dal segretario generale regionale Danilo Barbi.

 

Un discorso che riporta ai caratteri strutturali della crisi e che in Italia presenta più acuto (secondo dati dell'Ocse la quota dei salari sul valore aggiunto è passata nei primi quindici Paesi dell'Ocse stessa dal 68% del 1975 al 58% del 2005; in Italia, nello stesso periodo, è passata dal 70% al 53%). La questione salariale viene posta dunque come questione centrale per il Paese, anche per aiutare la domanda interna. Per questo vanno usati tutti gli strumenti possibili: dal fisco - con la proposta di riforma strutturale presentata dalla Cgil - alla contrattazione territoriale, dai contratti nazionali alla contrattazione aziendale.

 

Altre parole chiave con cui Barbi invita a fare i conti sono pari opportunità e flessibilità. La prospettiva delle pari opportunità è necessaria per tenere in conto le differenze individuali e di genere, ma non è sufficiente se non accompagnata da una politica dell'uguaglianza e della redistribuzione (emblematica la questione dei migranti in Italia, come insegna la vergogna di Rosarno). La flessibilità, argomentata come una necessità oggettiva, è stata in realtà una mistificazione, si è trasformata in precarietà: una minaccia per una intera generazione. Per uscire dalla crisi non basta, anche se necessario, dare regole alla finanza mondiale. Occorre delineare un nuovo modello di sviluppo, non più basato su "meno salari e più profitti", ma su una nuova idea dell'economia e della società, che dia risposte moderne ad una questione antica: non solo come e perché produrre, ma anche cosa.

 

E' qui che Barbi ha collocato il ragionamento sulla green economy, una proposta sull'energia rinnovabile e il rispetto ambientale - la Cgil sosterrà il movimento referendario contro il ritorno al nucleare e contro la legge che privatizza i servizi pubblici locali e l'acqua - ma soprattutto come nuova prospettiva neo-industriale. Questo interessa le imprese ma richiede che le istituzioni pubbliche tornino a governare i processi e non solo ad amministrare le conseguenze delle tendenze del mercato.

 

 

L'indignazione per un Governo che accentua la crisi

"Per le scelte attuate o proposte sul versante istituzionale e democratico, che suscitano indignazione, questo Governo è diventato esso stesso parte della crisi. Tra tagli e deroghe, alcuni ministri si distinguono per le loro particolari ossessioni: il Ministro della Pubblica Istruzione che ha l'ossessione dell'istruzione pubblica, che cerca di demolire; il Ministro del Lavoro Pubblico che ha l'ossessione dei lavoratori pubblici, contro i quali ha scatenato una campagna di denigrazione generale; infine il Ministro del Lavoro che di ossessioni sembra averne due, la Cgil e il diritto del lavoro. "Noi consideriamo incostituzionale il nuovo tentativo di legislazione sull'arbitrato. Consideriamo che anche l'impegno per un avviso comune separato, sottoscritto in modo sospetto e frettoloso il giorno prima del nostro sciopero generale, si muova in un'ottica anticostituzionale."

 

Rivolto a Cisl e Uil Barbi rilancia: "la Cgil sa che l'unità fra le confederazioni è la forza maggiore per i lavoratori e i pensionati e crede nel valore del pluralismo sindacale. Ma il punto più critico dei nostri rapporti sindacali non è nel confronto fra modelli sindacali diversi, che c'è sempre stato, quanto nel fatto che si accetti che Governo e Parlamento sostengano la propria idea di sindacato. Così è stato nell'accordo separato sulle regole contrattuali, così è stato nella legislazione sugli Enti bilaterali di origine contrattuale." Certificazione della rappresentatività, legge sulla rappresentanza, voto ai lavoratori in caso di mancato accordo sui contratti, sono i punti che la Cgil ripropone al confronto con Cisl e Uil".

 

 

L'Emilia Romagna tra crisi e futuro

"Al precedente Congresso regionale la Cgil indicò la necessità di una nuova stagione di programmazione democratica e qualche risposta è arrivata: la costituzione del Fondo regionale per la non autosufficienza (415milioni di euro anche per il 2010); il "Patto per attraversare la crisi", con il quale si è contrastata la pressione sociale pesante registrata in regione: 31.000 lavoratori nelle liste di mobilità (di cui 24.000 dalle piccole imprese) nel 2009 rispetto ai 16.000 nel 2008, 109.000 domande di disoccupazione rispetto alle 58.000 del 2008; circa 25.000 posti di lavoro persi, soprattutto nel lavoro precario. Ma si è prodotta anche una straordinaria contrattazione diffusa, con oltre 10.000 accordi aziendali che riguardano, fra cassa integrazione ordinaria, speciale e in deroga, circa 150.000 lavoratori. Si calcola che tutto questo abbia salvato 40.000 posti di lavoro in Emilia Romagna".

 

"Un'altra risposta positiva viene dal nuovo Piano Territoriale Regionale, che può essere un punto di svolta per il futuro, candidando l'Emilia Romagna come laboratorio italiano della green economy, sostenuto da una politica strutturale della ricerca, nell'idea di un sistema integrato regionale, che superi il policentrismo disordinato, valorizzi le diverse vocazioni territoriali e riconosca una funzione regionale all'area metropolitana bolognese. "Diciamo alla Regione di fare di più su questa strada, auspicando che il risultato delle elezioni del 28 e 29 marzo lo renda possibile."

 

 

Il congresso Cgil

"La campagna congressuale è stata un grande fatto democratico, che ha visto il pronunciamento di 185.345 iscritti in territorio regionale e un risultato netto. Barbi ha posto innanzitutto al Congresso la questione del "riconoscimento politico come unico modo per avere rispetto di tutti i pronunciamenti e per ricercare, nella chiarezza, la gestione più ampia possibile della Cgil in futuro", perché un sindacato confederale deve garantire eguale rispetto ed eguale dignità a tutti i suoi componenti".

 

"La nostra prospettiva non è mai stata quella di sostituire la contrattazione diretta fra capitale e lavoro con la contrattazione territoriale, di sostituire l'identità collettiva del lavoro con la cittadinanza sociale. Ma di integrare la contrattazione con le imprese con la contrattazione sociale, la tutela collettiva con quella individuale. E questo Congresso ha confermato la scelta centrale della natura confederale della Cgil." Infine, in vista della scadenza del proprio mandato, Barbi ha concluso mettendosi "a completa disposizione dell'organizzazione".

 

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