Ciancimino: ''Forza Italia è il frutto della trattativa tra Stato e mafia''

Ciancimino: ''Forza Italia è il frutto della trattativa tra Stato e mafia''

Ciancimino: ''Forza Italia è il frutto della trattativa tra Stato e mafia''

Massimo Ciancimino è tornato nell'aula bunker dell'Ucciardone a Palermo per deporre nel processo in cui l'ex comandante del Ros, Mario Mori, e l'ex colonnello Mauro Obinu, sono imputati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995 dopo le segnalazioni di un confidente. Durante la sua deposizione, Ciancimino ha dichiarato che "Forza Italia è il frutto della trattativa tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi del '92".

 

A riferirglielo sarebbe stato il padre Vito Ciancimino, l'ex sindaco di Palermo, che secondo il figlio avrebbe avviato dopo il maggio del 1992 la trattativa con i Carabinieri da un lato e i boss mafiosi dall'altro. L'argomento è stato affrontato dal testimone nel corso della spiegazione di un pizzino, depositato agli atti del processo, e che a suo dire sarebbe stato indirizzato dal boss Bernardo Provenzano a Silvio Belusconi e Marcello Dell'Utri.

 

Nel foglietto Provenzano avrebbe parlato di un presunto progetto intimidatorio ai danni del figlio di Berlusconi. "Intendo portare il mio contributo - si legge nel pizzino - che non sarà di poco conto perché questo triste evento non si verifichi (si allude all'intimidazione, ndr). Sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive".

 

"Mio padre - ha spiegato il testimone illustrando il biglietto - mi disse che questo documento, insieme all'immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina, era il frutto di un'unica trattativa che andava avanti da anni". "Con quel messaggio - ha aggiunto - Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell'accordo".

 

Ciancimino jr ha anche spiegato che la prima parte del pizzino, che lui custodiva, sarebbe sparita.  Tra il 2001 e il 2002, ha aggiunto il teste, Provenzano "ha riparlato con Marcello dell'Utri. Me lo disse mio padre". In quell'occasione, ha affermato, sarebbero state date "rassicurazioni" su provvedimenti a favore dei boss, come "l'aministia e l'indulto".

 

"Sul mio ruolo mi era stato garantito il segreto di Stato", ha aggiunto Ciancimino rispetto al suo ruolo sulla presunta trattativa tra lo Stato e la mafia e le prime fughe di notizie. "Il capitano De Donno - ha continuato - mi rassicurò. E lo stesso fecero il signor Franco e mio padre. Mi dissero che non sarei mai stato chiamato in nessun processo, "né tu né tuo padre", mi dissero, "per trent'anni queste notizie non venivano fuori perché ci sarà il segreto di Stato"".

 

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