Ciclismo, sette anni fa l'addio di Marco Pantani. Un mito che resta immortale

Ciclismo, sette anni fa l'addio di Marco Pantani. Un mito che resta immortale

Ciclismo, sette anni fa l'addio di Marco Pantani. Un mito che resta immortale

Sette anni fa moriva uno degli sportivi più amati di sempre, forse il più popolare tra i campioni romagnoli: Marco Pantani si spense il 14 febbraio del 2004 in un anonimo albergo di Rimini, il residence "Le Rose", nell'incredulità e nella tristezza del mondo intero. A distanza di così tanto tempo ancora non sono chiare le circostanze in cui il Pirata morì: certo è che nel 2011, a distanza di 12 anni dalla storica accoppiata Giro-Tour, il mito del Pirata appare incancellabile.

 

In quel San Valentino festoso per tante coppie, il Pirata se ne andò nella solitudine, in silenzio, lontano da tutto e da tutti. Da allora il vuoto lasciato nel mondo del pedale non è più stato colmato, anzi, da quel giorno è cominciata una deriva che non ha più conosciuto fine per il ciclismo, vessato da scandali più o meno veritieri e privato del primo grande e vero campione che, dai tempi di Coppi e Bartali, era in grado di scaldare i cuori degli appassionati e di richiamare milioni di persone lungo le strade.

 

La fine per Marco Pantani comincio in quel maledetto 5 giugno 1999, quando a Madonna di Campiglio venne fermato alla partenza della penultima tappa del Giro d'Italia che stava dominando per valori ematici fuori dalla soglia consentita. Anche questa circostanza non è mai stata chiarita fino in fondo, e soprattutto non si è mai spiegato come con un margine di vantaggio di oltre 5 minuti sul secondo in classifica fosse possibile che Pantani avesse potuto abusare di sostanze dopanti avendo già in tasca la vittoria finale.

 

Al di là delle congetture, resta un dato indelebile, scolpito a caratteri cubitali nella leggenda dello sport di tutti i tempi: è la sua grandezza, lo spessore delle sue imprese e quella incredibile doppietta messa a segno nel 1998, quando nello stesso anno vinse Giro d'Italia e Tour de France esaltando con i suoi scatti in salita milioni di tifosi. Le sue imprese lo fecero diventare un vero eroe dei tempi moderni, un mito per tanti. Oggi il modo migliore per ricordarlo, proprio qui, nella sua patria, nella 'sua' Romagna, è pensare ai suoi successi, alle sue imprese, alla sua determinazione: alla grandezza di un mito che non morirà mai.  

Commenti (3)

  • Avatar anonimo di fausto pardolesi
    fausto pardolesi

    il ciclismo come e piu degli altri sport è malato. Pantani al culmine del successo fu caricato di responsabilità e colpe che lo travlsero. era un ragazzo solo e fragile, non pè stato aiutato dal suo ambiente, il ciclismo malato che lo ha usato e gettato. il Pirata è stato un grandissimo corridore e in salita forse il piu grande. grazie Pirata per le emozioni e per la voglia di pedalare in salita che ci hi lasciato. resta la nostalgia e la pallina a lato dell'A14 che ogni volta che si passa da Imola mi emoziona, ricordandoti e ricordandoci di quando bambini giocavamo con le palline di Gimondi e Merkx

  • Avatar anonimo di Marc
    Marc

    Giusto reverse, forse bastava una mano data al momento giusto... forse...

  • Avatar anonimo di reverse
    reverse

    noi tutti l'abbiamo abbandonato, è per questo che lui è finito in questa situazione. non è possibile che nessuno se ne sia accorto di come stavano andando le cose. anche ieri ho visto amici del pirata che ci piangono ancora su.......mi sorgono tanti dubbi.......

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