Clandestinità, la Consulta: "Non è reato restare per povertà"

Clandestinità, la Consulta: "Non è reato restare per povertà"

Clandestinità, la Consulta: "Non è reato restare per povertà"

ROMA - La Corte Costituzionale ha in parte bocciato una delle norme del 'pacchetto sicurezza' del 2009 relative al reato di clandestinità. Per i giudici costituzionali non è punibile lo straniero che in "estremo stato di indigenza", o comunque per "giustificato motivo", non ha reiteratamente ottemperato all'ordine di allontanamento del questore continuando a rimanere illegalmente in Italia. A sollevare il caso è stata una donna clandestina colpita da un decreto di espulsione.

 

La signora, per motivi di estrema indigenza, non aveva potuto lasciare l'Italia con i propri mezzi. Nel caso di "estrema indigenza, indisponibilità di un vettore o di altro mezzo di trasporto idoneo, difficoltà nell'ottenimento dei titoli di viaggio, etc", la clausola di "giustificato motivo" esclude - sottolinea la Corte nella sentenza n.359 depositata venerdì in cancelleria - la "configurabilità del reato".

 

 

 

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di CoMe
    CoMe

    per questi casi ci sarebbe il NIRVA, iniziativa europea per aiutare chi vuole tornare volontariamente al proprio paese, coprendo le spese di rimpatrio. Il comune di Forlì ha aderito a questa iniziativa umanitaria?

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