Combattere l'Alzheimer con le nuove tecnologie? Si può

Combattere l'Alzheimer con le nuove tecnologie? Si può

Combattere l'Alzheimer con le nuove tecnologie? Si può

FORLI' - Contrastare l'Alzheimer con nuove tecnologie? I pazienti dicono sì. I malati di Alzheimer selezionati nell'ambito del progetto "Sociable", fra cui 60 forlivesi, appaiono entusiasti di sperimentare i test e i giochi elettronici su nuovi supporti tecnologici creati con l'obiettivo di migliorare le loro performance cognitive. E' quanto emerge dall'indagine conoscitiva del programma, cofinanziato dall'Unione Europea nell'ambito dell'obiettivo 1.4 "ICT per invecchiare bene".

 

L'obiettivo fa parte del Programma di supporto alle politiche ICT (Information & Communication Technology) 2007-2013, che ha lo scopo di migliorare la qualità della vita della popolazione anziana con il contributo delle moderne tecnologie informatiche e telematiche.

 

I risultati saranno ufficialmente presentati, a Valencia, in occasione della terza riunione del gruppo di lavoro, in programma da oggi a venerdì. Per Forlì, coinvolta al gran completo con Comune, Ausl e la ditta Cedaf, parteciperanno Paolo Mattarelli, di Cedaf, Cristina Zaccheroni e Antonella Bandini dell'assessorato politiche di welfare del Comune di Forlì, il dottor Giulio Cirillo, direttore dell'U.O. di Geriatria dell'Ausl di Forlì, e la psicologa Chiara Zaccarelli, della stessa unità.

 

«Dopo l'incontro tenutosi a Forlì in settembre - spiega il dottor Giulio Cirillo, referente medico-scientifico del progetto - è stata effettuata una ricerca sulla popolazione anziana per valutare il livello dello stato conoscitivo, la rete di relazioni sociali in cui è inserita, l'atteggiamento verso le nuove tecnologie e la disponibilità a dedicarsi a esercizi mentali per migliorare le performance cognitive». Complessivamente, nelle quattro nazioni interessate (Grecia, Norvegia, Spagna, Italia), sono stati intervistati 300 soggetti, con età media intorno ai 75 anni. «A Forlì abbiamo sentito 60 persone - prosegue Cirillo - le risposte, comunque, sono state omogenee in tutti i paesi. Il dato da sottolineare è che nonostante nell'87% dei casi si dichiari una limitata conoscenza nonché ridotto uso di apparecchiature informatiche, al punto che solo il 15% afferma di avere dimestichezza col cellulare, ben il 75% si è detto però disponibile ed entusiasta di partecipare a un programma di stimolazione mentale mediante nuove tecnologie». Proprio da qui partiranno gli esperti riuniti a Valencia. Oltre ai quattro stati europei (Grecia, Norvegia, Spagna, Italia), il progetto vede coinvolti 11 partners, di cui quattro per portare avanti gli aspetti tecnologici (Cedaf, Singular Logic di Atene, Lab Human di Valencia, Aiju di Alicante), tre quelli socio-assistenziale (comuni di Trondhheim, Kifissia e  Forlì), e quattro quelli sanitari (Hygela di Atene, Previ di Valencia, Fondazione S. Lucia di Roma e U.O. di Geriatria di Forlì). «In questi giorni, il gruppo di lavoro tecnologico discuterà come progettare al meglio l'apparecchiatura - spiega il dottor Cirillo - ad esempio, vista la scarsa confidenza con la tecnologia e il basso livello di scolarità rilevati dall'indagine, col 77% degli intervistati che ha conseguito solo la licenza elementare, bisognerà prevedere strumenti semplici, tarando giochi e test su diversi livelli di difficoltà. Inoltre, si dovrà allenare soprattutto la memoria breve, la prima ad essere colpita  dalla malattia.

 

Come gruppo sanitario, invece, cercheremo di definire il protocollo di studio e, quindi, la metodica con cui valutare l'efficacia dello strumento. Infine, il terzo gruppo, discuterà gli aspetti organizzativi e logistici, fra i quali le modalità distributive dei nuovi supporti». Probabilmente, Forlì riceverà due apparecchiature fisse, destinate una all'ospedale l'altra a uno dei centri sociali del Comune, più un numero ancora da definire di supporti individuali. «Le due postazioni fisse permettono a più persone di giocare contemporaneamente, favorendo l'interazione fra i pazienti, che è una delle criticità segnalate dall'indagine: il 68% degli intervistati ha relazioni esclusivamente coi propri familiari, appena il 15% anche con amici o vicini di casa - spiega il dottor Cirillo - per quanto riguarda le apparecchiature individuali, sarà possibile collegarle in rete, così da controllare i risultati e valutare i progressi, verificando la rapidità di esecuzione del gioco o la capacità di apprendimento. Parallelamente, saranno monitorati i progressi dal punto di vista della socialità».

 

Insomma, l'obiettivo di "Sociable" è mettere a disposizione un'arma in più nella lotta all'Alzheimer. «Il progetto - conferma il dottor Cirillo - può migliorare ulteriormente l'assistenza e le strategie non farmacologiche rivolte al trattamento della patologia, andando rafforzare con l'informatica quelli che sono gli attuali i tre capisaldi indicati dalle evidenze scientifiche come efficaci per ridurre il rischio di un invecchiamento mentale patologico: la stimolazione cognitiva, l'interazione sociale e l'attività fisica. In attesa di nuovi farmaci, la prevenzione attraverso stili di vita sani è infatti l'approccio che ha dato i risultati migliori». Intanto, però, l'Alzheimer è sempre più diffuso. «L'incidenza va di pari passo col tasso d'invecchiamento della popolazione, e Forlì, che presenta uno degli indici di anzianità più elevati della Regione, risente di questo fenomeno - commenta il dottor Cirillo - il nostro Centro esperto per la memoria, nel 2008, non a caso, ha seguito 1.268 persone, effettuando 497 prime visite».

 

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