Commercio, le grandi catene preferiscono Rimini. Forlì-Cesena provincia cenerentola

Commercio, le grandi catene preferiscono Rimini. Forlì-Cesena provincia cenerentola

Commercio, le grandi catene preferiscono Rimini. Forlì-Cesena provincia cenerentola

In Emilia-Romagna aumenta il numero dei negozi che fanno parte di grandi catene di vendita mentre calano quelli in proprio, appartenenti a piccoli commercianti. Dal 2004 si conferma infatti il trend sempre crescente dei punti vendita di grandi catene, che in quattro anni hanno avuto un incremento di 1.648 negozi, raggiungendo quota 13.426 esercizi nel 2008.

 

 I negozi in proprio presenti in regione la fanno ancora da padrone, sono infatti 35.884, il 72,8% del totale regionale (percentuale inferiore a quella nazionale del 78,2%), ma ogni anno chiudono sempre piu' punti vendita. Dai 36.839 del 2004, infatti, il saldo negativo dei negozi in proprio si assesta a 955 chiusure. In generale, dal 2007 la variazione tra nuovi esercizi aperti e chiusure ha registrato un saldo negativo di 263 negozi.

 

I numeri della consistenza del commercio al dettaglio in regione sono stati resi noti da Confesercenti Emilia-Romagna, rielaborando dati dell'Osservatorio nazionale del  ministero dello Sviluppo economico. Delle 1.648 nuove aperture di negozi che fanno parte di grandi catene di vendita, 310 si sono registrate nel 2008. Di queste 96 sono avvenute a Bologna, 95 a Rimini, 31 a Modena, 30 a Parma, 27 a Ravenna, 13 a Piacenza, otto a Ferrara, sette a Reggio Emilia e tre a Forli'. Delle 955 chiusure di negozi in proprio dal 2004, 573 si sono verificate nel 2008, di cui 110 a Bologna, 101 a Modena, 71 a Ferrara, 69 a Forli', 61 a Parma, 58 a Reggio Emilia, 41 a Ravenna, 45 a Rimini e 17 a Piacenza.

 

La citta' che registra il saldo peggiore tra aperture e chiusure di negozi e' Modena (-70), seguita da Forli' (-66), Ferrara (-63), Reggio Emilia (-51), Parma (-31), Ravenna e Bologna (-14), e Piacenza (-4). L'unica citta' della regione con saldo positivo e' Rimini (+50).

Commenti (3)

  • Avatar anonimo di d_a_v_i_d_e
    d_a_v_i_d_e

    Sono perfettamente d'accordo, ed è proprio per questo motivo che gli amministratori dovrebbero equilibrare queste dinamiche. A parte il fatto che non credo ci siano poi tanti turisti a Rimini nei mesi invernali, ma se non si regola questo meccanismo va a finire tutto là, non solo centri commerciali, ma anche aziende, fabbriche, aeroporto, musei, università, insomma tutto. Poi, senza offesa, le politiche di Rimini hanno sempre guardato al presente a non al futuro, ma chi andrà a spendere per una vacanza per stare in mezzo al cemento.. Il paesaggio riminese purtroppo è orrendo, non credo continueranno a venire i turisti per i centri commerciali, le discoteche e i parchi.

  • Avatar anonimo di FreeAngel
    FreeAngel

    Ciao Davide, non è proprio così, io ci lavoro per queste grandi aziende...si apre nei centri commerciali con un poteziale di vendita più alto, dato dalla tipologia del centro, dalla posizione ecc ecc, Forlì non può paragonarsi a rimini, nè per la tipologia di centri commerciali, nè tanto meno per la potenzialità di vendita, a rimini c'è il turismo , sia stivo che invernale... i forlivesi d'estate si spostano al mare...

  • Avatar anonimo di d_a_v_i_d_e
    d_a_v_i_d_e

    Ma guarda un po', il solito asse Bologna Rimini. Aprire in un posto piuttosto che in un altro deriva da logiche economiche, in base alla distanza dagli utenti e dai fornitori -per minimizzare i costi di trasporto. Ci dovrebbe essere poi uno strumento, la PIANIFICAZIONE, tanto decantata in Emilia Romagna ma che evidentemente risponde più a logiche di SPARTIZIONE.

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