Comuni, Province e Area Vasta. Qual è la colla dello sviluppo?

Comuni, Province e Area Vasta. Qual è la colla dello sviluppo?

Comuni, Province e Area Vasta. Qual è la colla dello sviluppo?

Il dibattito sull'uscita dalla crisi economica, quello sul futuro della Romagna e quello relativo alla possibilità di ospitare un grande evento simbolico come le Olimpiadi (per cui sarebbe però necessaria una serie discussione sui costi e benefici di una simile operazione), tutti apparentemente slegati tra loro, hanno in realtà un denominatore comune. Temi di cui si discuterà venerdì dalle 9.30 alle 12.30 alla Facoltà di Scienze Politiche a Forlì (Via Della Torre, 1).

 

In tutti i tre casi, a ben guardare, ciò che si fa è interrogarsi sull'orizzonte della società e dell'economia locali, tenendo conto dei punti di forza e debolezza delle città e dei territori, discutendo su novità e discontinuità che permettano di accrescere le opportunità future di sviluppo.

Non è un caso che, a questo proposito, soprattutto nei media locali, aumenti la richiesta di un confronto su soluzioni di sviluppo che valichino i tradizionali confini di regolazione amministrativa dei Comuni e delle Provincie. Ciò che è implicito in tutti i dibattiti sopra ricordati è, infatti, la complessità delle questioni in ballo e dunque la necessità di creare coalizioni territoriali e di consenso ampie per potere affrontare problemi che spesso valicano i tradizionali confini amministrativi.

Le domande da porre però, sono se tutte le alternative proposte siano percorribili e, soprattutto, se esistano i presupposti per ragionare in modo innovativo di politiche di sviluppo locale.

 

L'occasione per una riflessione sul tema dei confini e delle possibili vie dello sviluppo è fornita da un seminario dal titolo "pianificazione strategica e politiche di sviluppo locale" che la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna a Forlì ospita venerdì 11 dicembre 2009 con la presenza di diversi esperti nazionali e di amministratori romagnoli.

L'iniziativa avviene in un momento in cui ben poco si fa per alimentare, dal centro, il fronte delle politiche di sviluppo locale in Italia ed in cui le situazioni finanziarie dei comuni (presi tra l'incudine della riduzione delle entrate ed il martello del patto di stabilità) non aiutano certo sul versante della programmazione.

 

Non si tratta però di una situazione senza vie di uscita.

Una prima risposta a queste sfide viene oggi dall'intercomunalità. In Italia esistono oggi 292 unioni comunali e rappresentano ormai il 17% del totale di comuni italiani (quota cresciuta esponenzialmente negli ultimi dieci anni). L'Emilia Romagna è la quarta regione in Italia per numero di unioni comunali (ce ne sono 20) e fa registrare ben il 53% dei propri comuni in una forma associativa (associazione o unione). In Romagna si contano tre associazioni comunali e tre unioni per un totale di 31 comuni coinvolti (che però salgono a 50 se si contano anche le comunità montane romagnole). La sfida attuale di queste forme associative è quella di passare dalla cooperazione per abbattere costi di erogazione di servizi a forme di cooperazione che generino anche politiche di sviluppo locale.

Una seconda risposta è offerta dalla pianificazione strategica. L'esperienza partita da esempi come quello di Torino sta alimentando rinnovate aspettative sulla capacità degli enti locali di compiere uno scatto in avanti sul fronte dello sviluppo. Si tratta in sintesi di costruire un programma per il futuro delle città e del territorio che sia condiviso da tutte le forze economiche e sociali e che si saldi con la pianificazione esistente. La sfida qui è sia sul lato della legittimità (essendo la pianificazione strategica un atto volontario), sia su quello dei risultati concreti in termini di progetti realizzati.

 

Un discorso a parte è quello relativo alla possibilità di innovare l'orizzonte dello sviluppo locale. Negli ultimi quindici anni le politiche di sviluppo regionale e locale in Italia hanno dato molta importanza all'idea che l'introduzione di innovazione potesse venire da azioni condivise tra tutti gli attori in causa (enti locali, associazioni di rappresentanza, associazioni sindacali, banche). Una specie di ricerca di "intelligenza collettiva". In realtà l'esperienza dei patti territoriali, dei piani sociali di zona e della pianificazione strategica in ambito urbano ha ricalcato questa strada, spesso (fatta forse eccezione per i piani sociali di zona) con esiti ambivalenti.

Senza pensare poi che un vero e proprio percorso di "intelligenza collettiva" non può fare a meno di prevedere anche forme di partecipazione che non siano limitate soltanto alla rappresentanza degli interessi, bensì aperte alla cittadinanza in modalità di democrazia partecipativa. Su questo fronte la strada da percorrere è ancora molta poiché, ad esempio, ben poche sono ancora le città italiane che fanno del bilancio partecipativo una prassi costante.

Infine, riconciliare l'innovazione delle politiche pubbliche con la tradizionale macchina amministrativa della pubblica amministrazione non è semplice. Ma anche qui risiede la sfida da vincere non solo a livello centrale, ma anche negli enti locali.

 

C'è, dunque, grande necessità di pensare oggi a politiche pubbliche che siano innovative sul fronte delle proposte, che sappiano integrare l'attenzione al fronte economico con l'attenzione al welfare e dunque alla lotta alle povertà ed ai disagi, prestando allo stesso tempo grande attenzione sul fronte della sostenibilità e della "green economy"; politiche che, in sintesi, fungano da "colla" sia sul versante economico per abbattere i costi dovuti a ridondanze e duplicazioni, sia sul versante sociale per garantire la coesione sociale, mai così a rischio nel nostro paese, a causa degli effetti della crisi globale.

 

Alla pari di altre regioni, l'Emilia Romagna ha appena portato a conclusione la creazione di un percorso strategico importante di ridefinizione del proprio posizionamento territoriale nella più ampia rete di regioni e di città in Europa (il Piano Territoriale Regionale). E' quella una cornice importante per dibattere del futuro dei territori locali e delle complementarietà possibili. E' però necessario arricchire quel dibattito con contributi anche dalla prospettiva locale come ad esempio ha iniziato a fare la Provincia di Forlì-Cesena con il proprio Piano Strategico.

 

Le domande che lanciamo agli amministratori locali per alimentare un dibattito sul futuro delle politiche di sviluppo riguardano le modalità con cui queste politiche locali possono essere gestite: quali sono i progetti di lungo termine su cui si può cercare oggi la "colla dello sviluppo" dei territori locali? Quali sono i confini entro i quali può risultare più efficace un percorso strategico: la città, la Provincia, o l'area vasta?

 

E' chiaro che su questo terreno sembra più facile lanciare provocazioni che creare i presupposti seri per una programmazione condivisa e di lungo termine dello sviluppo delle città e dei territori. Ma è anche vero che risiede in questo la lungimiranza che si richiede oggi alla classe politica ed alla classe dirigente, anche di livello locale.

 

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