Con Melozzo torna a Forlì anche la Cappella Feo, distrutta nel 1944

Con Melozzo torna a Forlì anche la Cappella Feo, distrutta nel 1944

Con Melozzo torna a Forlì anche la Cappella Feo, distrutta nel 1944

FORLI' - Oltre alla volta della Sagrestia di San Marco del Santuario della Santa Casa di Loreto, riprodotta in 3D al piano terra dei Musei San Domenico, i visitatori della mostra "Melozzo da Forlì. L'umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello" potranno ammirare a breve un'altra fra le cupole più celebri affrescate da Melozzo, quella dedicata alla memoria di Jacopo Feo, andata distrutta nel bombardamento aereo del 10 dicembre 1944.

 

La parrocchia di San Biagio ha infatti dato vita, con il sostegno della Fondazione, ad un progetto per la sua ricostruzione in scala 1:2, a pochi passi dal luogo dove sorgeva la cappella originale dipinta da Melozzo e da Palmezzano. Il progetto prevede, anzi, l'allestimento di un vero e proprio cantiere cinquecentesco che consentirà al pubblico di comprendere con quali tecniche e stratagemmi ottici gli artisti del tempo riuscivano a dipingere su superfici curve.

 

I diversi aspetti del progetto, che comprende anche una presentazione multimediale, verranno illustrati giovedì 17 marzo in un apposito incontro presso la Sala Multimediale San Luigi, alle 21, cui interverranno don Mario Bergomi, parroco di San Biagio, Paolo Poponessi, responsabile culturale della Sala Multimediale San Luigi, Benedetta Caselli, responsabile tecnico del progetto, e Daniele Masini, responsabile dell'esecutivo pittorico della Cappella Feo. L'installazione verrà quindi inaugurata sabato 19 marzo alle 17 e sarà visitabile tutti i giorni dal martedì al sabato dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19 e la domenica dalle 15 alle 19.

 

San Biagio e la cappella Feo: la memoria di un luogo di fede

La Cappella Feo si trovava all'interno della chiesa conventuale dei Minori Osservanti intitolata a San Girolamo e, successivamente, divenuta parrocchia di San Biagio, bellissima chiesa forlivese, iniziata nel 1427 ed entrata subito nel cuore dei forlivesi, popolani e aristocratici. Vero scrigno d'arte, molti "vip" del passato si legarono ad essa; qui in origine vi era il sepolcro di Barbara Manfredi, qui trovò sepoltura Pino III Ordelaffì, spregiudicato ma abile signore della città e anche Caterina Sforza si legò a questo luogo.

 

Vedova non inconsolabile, Caterina, dopo la morte di Girolamo Riario, assassinato durante un tentativo di "golpe" nel 1488, trovò un nuovo amore nel giovane Giacomo Feo, nipote del castellano della rocca di Ravaldino; il legame durò fino alla sera del 27 agosto 1495 quando il giovane, di ritorno da una battuta diCaccia, fu ucciso in un agguato al ponte dei Morattini, i cui resti ancora oggi sono visibili in corso Garibaldi all'altezza della chiesa della SS. Trinità. Caterina da un lato si vendicò con mano pesante mettendo a morte quanti riteneva collegati non a un semplice assassinio ma ad una congiura, dall'altro volle onorare la memoria dell'amato dandogli sepoltura nella chiesa dei Minori Osservanti nella cappella attigua a quella di San Bernardino, uno dei capolavori dell'arte cittadina. Pur mancando, infatti, una sicura attribuzione da parte degli studiosi, si può affermare che l'esecuzione degli affreschi nella cappella sia stata affidata non prima del 1493 a Melozzo degli Ambrogi, vale a dire il grande e riconosciuto artista onorato alla corte papale, affiancato da Palmezzano, il pittore più giovane ormai consacrato a una grande carriera, che, dopo la morte del maestro nel novembre del 1494, dovrebbe avere eseguito l'affresco della parete destra da solo. Della cappella Feo si parla tristemente al passato perché il 10 dicembre 1944, nel tardo pomeriggio domenicale, come un'atroce beffa del destino, in una Forlì dalla quale la guerra sembrava ormai essersi allontanata, durante l'ultimo bombardamento aereo subito dalla città, una bomba sganciata da un velivolo tedesco rase al suolo la chiesa facendo numerose vittime. Gli affreschi della cappella Feo, così come quasi tutti i tesori della chiesa, finirono in polvere tra le macerie. Non rimase così traccia del capolavoro dei due grandi pittori forlivesi; ci restano solo vecchie foto, cartoline in bianco e nero e, oggi, una ricostruzione virtuale che permetterà ai forlivesi di riammirarne la bellezza.

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -