Contro il caro-prosciutti in 'sciopero' oltre 8 milioni di maiali

Contro il caro-prosciutti in 'sciopero' oltre 8 milioni di maiali

Contro il caro-prosciutti in 'sciopero' oltre 8 milioni di maiali

In fila per 30 potrebbero occupare tutte le corsie dei 270 chilometri di autostrada da Piacenza a Rimini. E' quanto sostiene Coldiretti Emilia-Romagna ricordando che sono 8 milioni e 300 mila i maiali rappresentati dalle aziende che hanno aderito allo "sciopero del prosciutto", indetto dagli allevatori italiani per denunciare come in Italia si importano quattro prosciutti su cinque e gli elevati costi di produzione a causa degli aumenti per energia e i mangimi.

 

"Nelle ultime settimane - evidenzia Coldiretti - i maiali sono stati pagati alla produzione 1,08 euro al chilogrammo, mentre il prezzo medio del prosciutto pagato dal consumatore è di 24,55 euro al chilogrammo. Di fronte all'insostenibile forbice tra prezzi alla produzione e quelli al consumo, gli allevatori - ricorda Coldiretti Emilia Romagna - hanno deciso la mobilitazione che consiste nel non consegnare alle industrie di trasformazione le certificazioni di qualità che consentono la produzione e la commercializzazione della salumeria a marchio d'origine. Quindi niente più prosciutti di Parma o San Daniele, niente culatello di Zibello, niente salumi piacentini. In totale sono 16 le Dop italiane a rischio".

 

All'iniziativa hanno già aderito aziende che allevano oltre il 70% dei maiali italiani, e le adesioni crescono giorno per giorno. Un altro importante momento di confronto con gli allevatori ci sarà martedì pomeriggio nella sala conferenze della Fiera di Reggio Emilia dopo l'incontro tra i rappresentanti degli allevatori e quelli dell'industria.

 

Dall'allevamento alla tavola il prezzo della carne di maiale aumenta anche di venti volte. "Pertanto, - commenta Coldiretti - nella forbice tra i prezzi alla produzione e quelli al consumo c'è un sufficiente margine per garantire una adeguata remunerazione agli allevatori, senza gravare sui bilanci delle famiglie. Occorre però - sostiene Coldiretti  - che ci sia la massima trasparenza verso i consumatori estendendo alla carne di maiale e ai suoi derivati l'obbligo di indicare la provenienza in etichetta, che al momento riguarda solo i salumi Dop. E' l'unico modo per reggere la concorrenza di 60 milioni di cosce di maiale fresche importate dall'estero, che spesso rischiano essere spacciate per italiane. Se non riusciamo a valorizzare e distinguere le nostre produzioni, potrebbero scomparire numerosi allevamenti, proseguendo un trend che in Emilia Romagna tra il 2001 e il 2006 ha portato alla chiusura del 22% delle aziende, passate da 1.311 a 1.023".

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -