Crisi, ''ripresa trainata da energie alternative e metalmeccanica. Ma ancora lenta''

Crisi, ''ripresa trainata da energie alternative e metalmeccanica. Ma ancora lenta''

Crisi, ''ripresa trainata da energie alternative e metalmeccanica. Ma ancora lenta''

 BOLOGNA - Ripresa economica trainata dai settori delle Energie alternative, della Metalmeccanica, dell'Alimentare, della Ceramica e della Gomma-Plastica, ma ancora moderata, lenta e caratterizzata dalla necessità di coprire con flessibilità fabbisogni occupazionali immediati, anche se per professionalità specifiche. E' quanto emerge dall'indagine "Sostegno alla continuità professionale in un periodo di crisi in Emilia Romagna" condotta da OD&M Consulting e DBM.

 

L'elaborato è stato  presentata giovedì nel corso dell'omonimo convegno tenutosi a Bologna e patrocinato da Unioncamere Emilia Romagna con la collaborazione di ANDAF, Federmanager Bologna e Manager srl. Dall'indagine è emerso che in questo scenario post-crisi che sta interessando l'Emilia Romagna, la ripartenza del mercato del lavoro offrirà opportunità a candidati in difficoltà occupazionale, sia giovani che over 50 con esperienza, ma necessita di servizi qualificati a supporto, tra cui la continuità professionale (outplacement). 

 

"La buona riuscita del servizio di continuità professionale richiede un impegno attivo da parte di  tutti gli attori (imprese, lavoratori e società partner) in termini di equità del processo da parte dell'impresa, apporto di qualità dei servizi da parte del partner e motivazione e coinvolgimento dei lavoratori; - commenta Gianfranco Sarti, Direttore di DBM Italia - di questo sono molto consapevoli i lavoratori, un po' meno ancora le aziende che, in un contesto di rilancio non ancora generalizzato, ci auguriamo di coinvolgere nel dibattito e sensibilizzare sull'utilità di strumenti e soluzioni innovative di supporto, quali appunto la continuità professionale che aiutino le persone a vivere meglio situazioni di transizione lavorativa e a rientrare nel mercato".

 

Il mercato del lavoro in Emilia Romagna - La crisi ha colpito duramente anche una regione a economia avanzata come l'Emilia Romagna e ha interessato sopratutto la Manifattura, i Trasporti, le Costruzioni e l'Agricoltura; il tasso di disoccupazione è, pertanto, salito di quasi tre punti negli ultimi due anni raggiungendo il 5,7% nel 2010 - con previsione di ulteriore crescita nel prossimo biennio, seppure sempre inferiore alla media nazionale -  e le ore di cassa integrazione straordinaria (CIGS) e in deroga richieste tra 2009 e 2010 sono raddoppiate arrivando a interessare 55 mila lavoratori in totale nel 2010 (corrispondenti al 2,8% degli occupati della regione).

  

Le imprese hanno avuto reazioni differenziate alla crisi: le medie e le grandi hanno affrontato riorganizzazioni e riduzioni di personale utilizzando molto la cassa integrazione, mentre in termini di impatto i più colpiti sono stati i giovani (chi non ha mai lavorato, neo-laureati, under 35 con contratti temporanei) e i lavoratori over 50.

Per la ripresa le aziende sono orientate a coprire necessità immediate e in flessibilità; le figure più ricercate sono professionalità specifiche in ambito produzione, amministrazione e vendite con forti competenze trasversali e diversificata esperienza e seniority professionale. I dati sono stati rilevati sulla base dell'analisi secondaria delle fonti ufficiali (Unioncamere Emilia Romagna, ISTAT) e di interviste a un campione di attori chiave del mercato (esperti HR).

 

Il punto di vista delle aziende rispetto al servizio di continuità professionale: sostegno e meno conflitti - I motivi ritenuti più importanti  per attivare un percorso di outplacement (con apprezzamento oltre il 90% tra abbastanza e molto importante) sono, appunto, il sostegno psicologico ai lavoratori  e la possibilità di rendere più veloci e meno conflittuali le ristrutturazioni, riducendo il periodo di inattività delle persone e aumentandone la possibilità di trovare loro un lavoro gratificante.

  

Nella valutazione e scelta del partner di outplacement sono, invece, considerati fondamentali (con valori che raggiungono quasi il 100% tra abbastanza e molto importante) la percentuale media dei ricollocati, il percorso offerto e i servizi forniti ai lavoratori, aspetto che le aziende ritengono decisivo per influenzare l'opinione dei lavoratori in merito.

 

Il dato emerge sulla base di questionario web-based a un campione di 84 aziende per il 51% del settore industria, per l'11% dei servizi e per l'11% del commercio e turismo. Si tratta di medie imprese in un caso su due, multinazionali per il 40% e che, in un caso su tre, hanno già sperimentato percorsi di outplacement (nel 26% dei casi per più volte).

 

Il punto di vista dei lavoratori rispetto alla continuità professionale; vince la squadra - L'utilità del processo di outplacement dipende da tutti gli attori coinvolti e non è soltanto un processo di ricollocazione, ma è un vero processo di crescita personale (con l'avanzare nel percorso, la fiducia del lavoratore nelle proprie capacità aumenta).

  

Il punto di partenza è l'elevata fiducia nelle proprie capacità per far fronte alla transizione lavorativa - 2,9 punti su una scala di riferimento da 1, basso a 4, alto-; facendo riferimento ai cambiamenti intervenuti, particolarmente importante è stato per tutti il sostegno metodologico e psicologico, l'impegno ad aggiornare e migliorare le competenze lavorative e a creare opportunità per la crescita professionale insieme alle proprie competenze per gestire competenze e situazioni impreviste.

 

I rispondenti hanno espresso una buona soddisfazione generale -  2,8 punti  - circa il livello di qualità dei servizi ricevuti;  in particolare, sono stati molto apprezzati il supporto per la preparazione del cv e di tutti gli strumenti di presentazione personale, la disponibilità di una strumentazione adeguata, a concordare incontri e l'accesso al database di aziende potenzialmente interessate.

 

Decisiva utilità - 2,6 punti - è stata riconosciuta al servizio di outplacement soprattutto per quanto concerne il sostegno emotivo, i suggerimenti per presentarsi in modo più efficace sul mercato del lavoro e l'avere idee più chiare sui punti di forza e di miglioramento personale.

 

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Il dato emerge sulla base di un questionario web-based a un campione di 195 rispondenti totali, tutti interessati da percorsi di continuità professionale per il 64% uomini, per quasi la metà tra i 41 e i 50 anni, nel 42% dei casi laureati e per il 40% impiegati.

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