Cucchi confidò ad un detenuto: ''Picchiato dai carabinieri''

Cucchi confidò ad un detenuto: ''Picchiato dai carabinieri''

Cucchi confidò ad un detenuto: ''Picchiato dai carabinieri''

ROMA - Lettera shock di un compagno di cella a Regina Coeli di Stefano Cucchi, il geometra di 31 anni deceduto lo scorso 22 ottobre sei giorni dopo il suo arresto per detenzione di stupefacenti. Il documento, in possesso dei pm della procura di Roma che conducono l'inchiesta sulla morte del giovane romano, è stato raccolto dal senatore dell'Italia dei Valori, Stefano Pedica. Il detenuto, che scrive in italiano, dice di essere arabo ed era nell' infermeria del carcere il 16 ottobre.

 

"È arrivato un ragazzo sulla barella - si legge nella lettera - faticava a camminare, mi sono messo a sua disposizione vedendo le sue condizioni, gli ho preparato il letto, lui mi ha chiesto una coperta, sentiva molto freddo. Poi mi ha chiesto dei biscotti e una sigaretta che ha fumato e poi vedendolo su viso come stava, aveva un colore rosso-viola mi ha risposto che i carabinieri lo avevano ammazzato di botte".

 

Il testimone poi spiega nella lettera che durante la notte Stefano era stato male: "Nella nostra cella si sentivano forti urla. Mi sono alzato dal letto insieme ad un altro amico e ci siamo avvicinati a Stefano per vedere cosa succedeva. Lui disse 'non chiamate nessuno, però sto male. Era impaurito. Il giorno successivo Stefano rispondendo alle domande del detenuto su chi lo aveva picchiato disse ‘per due volte i carabinieri'".

 

Poi, secondo il detenuto, Stefano venne visitato da un medico. "Lo toccò ai fianchi - scrive il detenuto - e Stefano fece un urlo e il dottore disse che doveva andare immediatamente in ospedale". Nella lettera il detenuto spiega che tuttavia il geometra romano non voleva recarsi in ospedale. "Solo alla fine - si legge - mi rispose 'va bene vado in ospedale'. Prima che andasse via gli ho preparato una busta con dei biscotti e alcune mele. Lui si era offerto di chiamare i miei familiari".

 

"Quando Stefano è andato via io e il mio amico di stanza ci siamo parlati in arabo dicendo che non si può fare questo ad una persona umana, Dio non vuole così - conclude -. Ora Stefano è nelle mani di Dio. Questi pagheranno per sette volte il male che hanno fatto. Stefano ora sei al sicuro, Pace amico mio".

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