Doping amministrativo, assolto il Cesena Calcio

Doping amministrativo, assolto il Cesena Calcio

CESENA –Assoluzione perché il fatto non sussiste o non costituisce reato e proscioglimento per sopraggiunta prescrizione. Si conclude così il processo ai vertici del Cesena Calcio, rinviati a giudizio nel giugno dello scorso anno con l'accusa di "doping amministrativo", per i bilanci di tre campionati. Imputati erano l’ex presidente bianconero Giorgio Lugaresi, l'allora consigliere delegato al bilancio Franco Santarelli e il segretario generale Gabriele Valentini.


Nel mirino del Procuratore Marcello Branca (il pm in aula, mercoledì, era Alessandro Mancini) sono finiti i bilanci dei campionati dal 2002-2003 al 2004-2005. Per Lugaresi e Santarelli è arrivata l'assoluzione per gli ultimi due anni perché "il fatto non costituisce reato", mentre è sopraggiunta la prescrizione per il 2003. Valentini, invece, è stato assolto per “non avere commesso il fatto”.


Così hanno deciso i giudici del collegio (Orazio Pescatore e, a latere, Mirko Margiocco, ed Elisa Mariani), con una sentenza che non ha preso troppo di sorpresa gli avvocati della difesa (Mattia Grassani, uno dei più noti esperti italiani di giustizia sportiva, Domenico De Cesare, e Sanzio Gentili), che hanno sempre sostenuto non solo l'innocenza dei propri assistiti, ma anche una certa sicurezza per quanto riguardava la conclusione del procedimento.


Durante la scorsa udienza, ad aprire il processo erano stati gli uomini della Guardia di Finanza che hanno condotto le indagini. Era stata poi la volta del consulente dell'accusa, il commercialista Ferruccini, la cui perizia è stata fondamentale per la costruzione dell'impianto accusatorio anche se, secondo gli avvocati della difesa, avrebbe considerato solo il valore di scambio dei calciatori, senza conteggiare anche l'alto costo di gestione dei giocatori stessi e i diversi fattori legati al bene di riferimento. A chiudere quella prima fase, l'esame degli imputati, chiesto dagli avvocati difensori. Numerosi i chiarimenti richiesti dai giudici (Pescatore e, a latere, Mariani e Margiocco) a Santarelli e Valentini sulle modalità di costruzione dei bilanci del Cavalluccio e sull'utilizzo del decreto spalma-debiti.


I tre imputati erano accusati di "false comunicazioni sociali" o, per essere più chiari, di aver elaborato un sistema che permetteva di far quadrare i conti nel bilancio contabile. Questo succedeva, secondo gli inquirenti, attraverso scambi di giocatori il cui valore veniva sopravvalutato per poi essere inserito nel bilancio, così da risultare "pompato". Si trattava di plusvalenze che sarebbero arrivate a più di 10 milioni di euro. Il presunto funzionamento sarebbe abbastanza semplice: due squadre si scambiano due giocatori stimati 100mila euro, affermando sui documenti che valgano invece 2 milioni di euro. Il giocatore entra a far parte del bilancio della società con un valore ben più elevato di quanto non abbia in realtà e questo aiuta a risistemare la situazione finanziaria dell'azienda, almeno sulla carta, così da ottenere l'iscrizione al campionato, oltre a conseguire i vantaggi fiscali previsti dalla normativa sportiva.


Tutto girava attorno ai criteri oggettivi da usare per valutare quanto un giocatore valga. Nel mirino della Procura di Forlì era finita anche la comproprietà dei giocatori Paolo Triccoli e Giordano Meloni, come pure un prestito agevolato da 4 milioni e 200mila euro ottenuto dal Cavalluccio nel marzo del 2003 e trasformato in una sorta di mutuo senza interessi e con la possibilità di essere risarcito per ultimo, nell'ipotesi che il Cesena fallisse.


A concederlo la Holding Cesena, che ha una partecipazione azionaria nella squadra bianconera che arriva quasi al 90%. Un prestito, come quello di un padre al figlio, frutto del naturale interesse di risollevare il bilancio. Controversi, tra le squadre, secondo l'accusa erano gli scambi dei calciatori Alessandro Russo e Michele Mencarelli con il Siena, Federico Ferrando e Marcello Cacace con il Genova (per cui Lugaresi e Valentini, però, sono già stati rinviati a giudizio dalla procura di Genova, il 26 marzo scorso), Simone Narducci e Giuseppe De Feudis con il San Marino Calcio, Nico Pulzetti (supervalutato, secondo la Procura), passato all'Hellas Verona in cambio di Papa Waigo (anch’esso supervalutato, secondo l’accusa) e Emiliano Salvetti (sottovalutato, per la Procura).


Sereni gli avvocati della difesa, che hanno scelto la via del dibattimento, invece di un rito alternativo perché, aveva commentato l'avvocato Domenico De Cesare, il giorno del rinvio a giudizio (lo scorso 13 giugno): "Crediamo che i nostri clienti siano assolutamente innocenti e lo dimostreremo. Puntiamo sull'assoluzione in formula piena". Alla lettura della sentenza di mercoledì, invece, l’avvocato Mattia Grassani, difensore di Lugaresi e Valentini, ha commentato: “Il calciomercato e le valutazioni dei giocatori sono una cosa seria. Si tratta si società per azioni e ci vogliono competenza, esperienza e certezza per affermare che determinati valori non sono congrui. La perizia su cui si fondava l’accusa è stata demolita dal Tribunale, che ha assolto tutti gli imputati”.


lisa tormena


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