Dopo 15 anni finisce l'emergenza vespa cinese, ricostruire i castagneti

“Adesso che si può considerare superata l’emergenza contro la vespa cinese che dal 2002 ha intaccato i castagneti, c’è bisogno di impostare una strategia di ricostruzione

“Adesso che si può considerare superata l’emergenza contro la vespa cinese che dal 2002 ha intaccato i castagneti, c’è bisogno di impostare una strategia di ricostruzione dell’intero settore che riveste per i territori collinari e montani dell’Emilia-Romagna, se non l’unica, la maggiore fonte di reddito per gli agricoltori di quelle zone”. E’ quanto sostengono i consiglieri del Pd, Manuela Rontini (prima firmataria), Mirco Bagnari e Gianni Bessi in una interrogazione presentata alla Giunta regionale per sapere quali misure intenda adottare per rilanciare il settore della castanicoltura regionale, anche in riferimento alle risorse disponibili nei prossimi bandi del Piano di sviluppo rurale che – sostengono– sarebbero “gli strumenti più indicati per dare risposte alle esigenze dell'intera filiera sopravvissuta alla vespa cinese”. Rontini e colleghi ricordano che la superficie impegnata dai castagneti da frutto in regione è di circa 3.000 ettari. Una delle nuove sfide che il settore deve affrontate per rilanciare la produzione - segnalano - riguarda l’alta presenza di frutti bacati che arrivano a maturazione ma distrutti internamente da insetti fitofagi. Fino ad ora però - fanno notare i firmatari dell’interrogazione - i criteri di intervento previsti nei disciplinari di produzione integrata della Regione Emilia-Romagna non hanno prodotto i risultati attesi. “Se il 2016, per il secondo anno consecutivo, - sostengono i consiglieri - ha rappresentato un rilancio delle produzioni dopo gli anni disastrosi conseguenti all'avvento della vespa cinese, la percentuale di castagne bacate, che si attestata fra il 25 e il 40% di media, inficia i margini di redditività di questa coltura e pone un freno consistente alla possibilità del suo rilancio su scala più ampia”. Di qui la richiesta all’esecutivo regionale per sapere quali iniziative intenda intraprendere per favorire la revisione delle strategie di lotta ai tortricidi del castagno e quindi i relativi disciplinari di produzione integrata, comprese eventuali ed auspicate collaborazioni e sostegni agli Istituti del territorio che, assieme agli esperti del settore ed ai castanicoltori, stanno già svolgendo ricerche e studi per affrontare e risolvere il fenomeno

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