Ecco il 'marchio' di qualità per il vero Pane romagnolo

Ecco il 'marchio' di qualità per il vero Pane romagnolo

BERTINORO - Il pane romagnolo è diventato realtà. Dopo la farina di grano romagnolo, è stato compiuto il passo successivo e 37 panifici artigianali, assieme alle loro 17 rivendite, inizieranno da sabato 16 dicembre a vendere Pane di Farina di grano romagnolo.


«E’ una tappa importante, perché è tutto un territorio che “entra” in un alimento valorizzandone la filiera dal campo alla tavola e costituisce una garanzia ed un’attrattiva per il consumatore» ha sostenuto Filippo Tramonti, presidente di Cereali Romagna alla presentazione della novità. Va detto che l’Organizzazione di Produttori (OP) “Cereali Romagna” ha lanciato prima la farina ed ora, grazie all’adesione di tanti panificatori artigianali, propone il pane rigorosamente Made in Romagna.


Un processo che è stato avviato anni fa con le prime sperimentazioni e prove sul campo per scoprire quale fosse la varietà di grano più adatto ai terreni e alle condizioni climatico-ambientali delle province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna.


Cereali Romagna”, fondata dal Consorzio Agrario interprovinciale di Forlì-Cesena e Rimini e da quello di Ravenna, ha scommesso su questa diversa varietà di grano non limitandosi a gestirne stoccaggio e commercializzazione, perché ha cercato i mulini migliori per mettere sul mercato la Farina di grano romagnolo. Un prodotto che acquista valore aggiunto sia dalla trasformazione (non è più “semplice” grano) sia dal suo legame con il territorio (non è una farina “anonima”). Ed ora c’è una eccellenza che ha una marcia in più: un pane che ha la caratteristica di essere in tutto e per tutto espressione della Romagna agricola.


I 54 forni che commercializzano il Pane Romagnolo (la dizione esatta rimane Pane di Farina di grano romagnolo) sono distribuiti nelle tre province ed acquistano a prezzo concordato la farina di grano romagnolo dal Consorzio Agrario usandola per fare il pane romagnolo. Ovvio che l’impiego di tale farina è condizione fondamentale e necessaria per poter commercializzare il Pane romagnolo.


Nelle ripetute prove di panificazione si sono delineati regole ed accorgimenti che sono stati codificati in una sorta di ricetta che è stata accettata da tutti i panificatori aderenti al progetto “pane”. Già, perché l’adesione è volontaria, ma si devono applicare correttamente le regole. E solo a questo punto le pagnotte da 150 grammi potranno fregiarsi della “R” in rilievo che simboleggia l’appartenenza al nuovo pane.


L’adesione sin dall’inizio del progetto di 54 punti vendita, sui poco più di 300 fornai delle tre province, fa capire che si è partiti con il piede giusto. Territorialmente i fornai sono così suddivisi: Forlì 2; Forlimpopoli 1; S. Maria Nuova 1; Meldola 1; Civitella 2; Cesena 14; Savignano 1; Ravenna 13; Faenza 5; Lugo-Voltana 5; Lidi di Ravenna 3; Piangipane 1; Alfonsine 2; Rimini 3.


L’uscita del Pane Romagnolo dai forni viene anticipata ed accompagnata da una settimana di campagna promozionale che, affidata all’Agenzia Pagina, si avvale di inserzioni a mezzo stampa (quotidiani e periodici), camion vela, spot radiofonici e presenza in trasmissioni tv. E’ stata studiata una immagine-simbolo molto accattivante, che è il leit motive della campagna stessa, che ha adottalo lo slogan “Mangia come parli”. Più chiaro e semplice di così….
I punti vendita saranno dotati di vetrofanie e locandine che li caratterizzano, il Pane verrà fornito dentro sacchetti con il simbolo e un volantino ne piegherà le intrinseche specificità.

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Il Progetto ha avuto le adesioni di Associazioni di categoria delle tre province (CNA, Confartigianato, Confesercenti e Sindacato Panificatori Artigiani dell’Ascom- Confcommercio), il patrocinio della Regione Emilia Romagna e delle Amministrazioni provinciali di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.

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