Economia, boom delle esportazioni nel 2006: raggiunta quota 2,8 miliardi di euro

Economia, boom delle esportazioni nel 2006: raggiunta quota 2,8 miliardi di euro

FORLI' – Le esportazioni trainano l’economia della provincia di Forlì-Cesena. Lo rivelano i dati diffusi dalla Camera di commercio. Nel 2006 il valore dell’export è stato di 2,8 miliardi di euro, con un incremento del 21,7% che è il dato più elevato di tutta l’Emilia-Romagna. Le maggiori esportazioni riguardano il settore metalmeccanico, che incide per oltre il 50%. Bene anche l’abbigliamento e l’agricoltura. Il 60% delle esportazioni riguarda i paesi dell’Ue.


La Camera di Commercio di Forlì-Cesena, con riferimento alle elaborazioni statistiche divulgate nell’ambito dell’iniziativa della “Quinta Giornata dell’Economia” (promossa da Unioncamere nazionale e svoltasi giovedì 10 maggio in contemporanea nelle 103 Camere di Commercio italiane), commenta i dati relativi al commercio estero della provincia. E’ questo un tema di particolare interesse ai fini dell’analisi sull’andamento economico locale e costituisce uno dei quattordici argomenti, corredati di una serie di dati statistici aggregati in tavole, che servono ad aggiornare la mappa dello sviluppo provinciale attraverso indicatori significativi.


Riguardo ai dati del commercio estero il presidente Sergio Mazzi commenta: “Nel 2006 l’export provinciale ha avuto un andamento molto positivo, a testimonianza della ripresa dell’attività economica, in particolare manifatturiera, che fa ben sperare per il futuro. Le nostre imprese sono impegnate a guardare con maggior interesse ai mercati internazionali e la Camera di Commercio ha cercato di sostenerle attraverso i vari strumenti di assistenza e incentivazione messi in campo, malgrado le risorse non certo abbondanti a disposizione. Naturalmente si distingue il settore metalmeccanico (quasi il 50% delle esportazioni provinciali); anche l’agroalimentare ha una buona percentuale insieme con il “sistema moda”.

Tutte le tavole relative ai 14 temi (Demografia imprese; Indicatori di bilancio; Ambiente; Impatto occupazionale e delocalizzazione delle imprese; Contabilità economica territoriale; Struttura imprenditoriale e occupazionale; Innovazione; Commercio estero e Investimenti Diretti Esteri; Turismo; Credito; Inflazione; Demografia popolazione; Mercato delle Costruzioni; Lavoro subordinato) sono riportate nel sito camerale all’indirizzo www.fo.camcom.it link “Informazione Economico Statistica – Prodotti –Giornata dell’Economia”.


COMMERCIO ESTERO DI BENI

Nel 2006 le esportazioni della provincia di Forlì-Cesena hanno registrato un valore di 2.808 milioni di euro. La crescita dell’export di Forlì-Cesena è stata la più elevata fra tutte le province dell’Emilia-Romagna; infatti l’incremento provinciale rispetto al 2005 è stato del 21,7%, mentre quello medio regionale è stato del 10,5% e quello nazionale del 9%.

Anche la crescita delle importazioni provinciali è stata significativa, pari al 28,2%; il valore dell’import di Forlì-Cesena è di 1.532 milioni di euro. L’unica provincia dell’Emilia-Romagna che ha registrato una crescita maggiore è Ravenna col 32,4%. La crescita dell’import regionale è stata del 12,3% e quella nazionale del 12,6%.

Il macrosettore merceologico più rappresentativo nell’export di Forlì-Cesena è quello metalmeccanico, che ha un’incidenza del 50,5% sul totale provinciale; incidenza in linea con quella nazionale (51,5%) ma inferiore a quella regionale (59,9%).

Seguono per importanza nell’export provinciale i prodotti del “sistema moda”, con l’11,9% del totale, una quota maggiore di quella regionale, (9,7%), ma inferiore a quella nazionale (12,4%).

Va poi segnalata la consueta importanza che il settore dell’agricoltura e pesca riveste nell’export provinciale: esso costituisce il 7,1% del totale, mentre ammonta appena all’1,6% quello regionale e all’1,3% il nazionale. Inoltre, l’incidenza registrata a Forlì-Cesena è la più alta di tutte le province dell’Emilia-Romagna.

Anche per quanto riguarda le importazioni provinciali, il macrosettore più significativo è quello metalmeccanico, pari al 46,5% del totale, a fronte del 52,3% regionale e del 43% nazionale. Segue il settore alimentare, che costituisce ben il 18,7% dell’import provinciale, a fronte del 12,3% regionale e del 6,3% di quello nazionale.

Per quanto riguarda le graduatorie per valore delle esportazioni e delle importazioni delle singole merci, al primo posto per valore dell’export provinciale troviamo i tubi (+57,2% rispetto al 2005); si tratta evidentemente di un dato che indica la presenza di una forte specializzazione produttiva in questo settore, dal momento che nella graduatoria delle importazioni esso non compare neppure fra le prime trenta merci. Seguono, nella graduatoria dell’export, gli articoli sportivi (+23,6%); anche in questo caso si evidenzia una forte specializzazione produttiva in questo settore, infatti nelle importazioni questa merce compare solo al ventisettesimo posto, sebbene con una forte crescita (+136,3%), rispetto al 2005.

Un’altra specializzazione che rappresenta un punto di forza delle esportazioni provinciali è quella delle calzature; questa merce infatti si colloca al quarto posto della graduatoria dell’export (+10,5%), mentre non compare affatto in quella dell’import.

I prodotti dell’agricoltura e dell’orticoltura sono significativi sia per l’export sia per l’import, rispettivamente al quinto e al quarto posto; le esportazioni però hanno subito una flessione del 3,1%, mentre le importazioni sono cresciute dell’1,1%.

Fra i prodotti maggiormente importati ci sono i “Pesci trasformati e conservati e prodotti a base di pesce” (+16,5%), i “prodotti chimici di base” (+24,9%), le “Macchine per ufficio, elaboratori e sistemi informatici”.

Da segnalare, infine, la presenza fra le merci esportate, anche se non nelle prime posizioni, delle “macchine per l’agricoltura e la silvicoltura”, al quattordicesimo posto, delle “navi e imbarcazioni”, al diciassettesimo posto, e di “lavori di falegnameria e lavori di carpenteria per costruzioni di legno” al diciottesimo posto, tutti assenti dalla graduatoria dell’import.

Per quanto riguarda la destinazione geografica dell’export, i dati confermano che il commercio internazionale della provincia di Forlì-Cesena rimane fortemente concentrato sui Paesi dell’Unione Europea a 15, cioè su quello che ormai viene definito un mercato “domestico”: essi rappresentano infatti ben il 60,1% delle esportazioni provinciali, a fronte di quote ben minori in Regione e in Italia (rispettivamente il 50,6% e il 51,9%). L’incidenza di tale mercato a Forlì-Cesena è la più elevata fra tutte le province dell’Emilia-Romagna. La quota di esportazioni provinciali rivolte verso i 10 nuovi Paesi della UE, di converso, è piuttosto modesta (4,9%), se confrontata con quella regionale (6%) e nazionale (6,3%). Più consistente è invece la quota dell’export provinciale destinata agli “altri Paesi europei” (11,3%), ma sempre inferiore a quella regionale (12,9%) e nazionale (13,4%).

Si conferma anche la minore penetrazione dei prodotti della nostra provincia nel mercato nord-americano rispetto agli altri livelli territoriali: l’export provinciale verso quest’area geografica ammonta infatti al 6,6% del totale, a fronte del 10,9% regionale e dell’8,4% nazionale.

Anche per quanto riguarda le importazioni, gli scambi provinciali sono concentrati sui Paesi della UE a 15 (63,8%), e anche in questo caso è un’incidenza maggiore sia a quella regionale (60,7%), sia a quella nazionale (50,5%).

Analogamente a quanto detto circa le esportazioni, l’incidenza dei dieci nuovi Paesi entrati nella UE (3,9%) è minore di quella regionale (6,3%) e nazionale (4,7%).

Dopo i Paesi della UE a 15, la voce più rilevante per l’import provinciale è quella degli “altri Paesi dell’Asia”, pari al 13,8% del totale; tale incidenza è minore di quella regionale (14,4%), anche se maggiore di quella nazionale (12,6%).

Esaminando le graduatorie dei Paesi più rilevanti per l’import e l’export provinciale, si osserva che, in entrambi i casi, le prime dieci posizioni sono occupate quasi interamente da Paesi della UE, con la Germania in testa per le esportazione e la Gran Bretagna per le importazioni. Fanno eccezione, per l’export, gli Stati Uniti, che si trovano al sesto posto della graduatoria, e la federazione russa, che si colloca all’ottavo posto (con una crescita del 35%), oltre alla Svizzera al nono posto. Per quanto riguarda i Paesi di provenienza delle importazioni esterni alla UE, invece, si segnala il sesto posto della Cina (il valore delle cui importazioni è cresciuto del 31,9%); nella graduatoria dell’export, la Cina si trova solo al ventiquattresimo posto, con una crescita del valore annuo pari al 10,6%. All’ottavo posto si trovano gli Stati Uniti e al decimo si segnala il Camerun. Subito dietro, si colloca l’India, che registra una crescita del 28,6%; nelle esportazioni essa figura solo al ventinovesimo posto, anche se con una cospicua crescita (+50,2%).

Da questi dati emerge che, al di là dei Paesi meta e origine consolidata dell’import/export provinciale, il peso delle nuove economie in espansione di Cina e India si fa sentire molto più sulle nostre importazioni che sulle esportazioni; la loro capacità di penetrazione nel nostro mercato locale, dunque, pare al momento maggiore della capacità o volontà delle imprese provinciali di trovare in questi nuovi mercati dinamici uno sbocco per i propri prodotti.

Esaminando l’import/export per contenuto tecnologico dei beni commercializzati, nelle esportazioni della provincia i prodotti dell’agricoltura e materie prime, ovvero quelli col contenuto tecnologico più basso, costituiscono il 7,1% del totale e hanno, pertanto, un’incidenza sulle esportazioni molto superiore a quella regionale e nazionale, entrambe pari all’1,7%. I prodotti tradizionali e standard, cioè quelli a contenuto tecnologico intermedio, sono quelli più rappresentativi dell’export provinciale, pari al 49,9% del totale, a fronte del 48,3% regionale e del 56,6% nazionale. I prodotti specializzati e high-tech, ovvero quelli con contenuto tecnologico più elevato, costituiscono il 43% del totale, dato notevolmente inferiore a quello regionale, dove essi costituiscono ben il 50% del totale e rappresentano la categoria di prodotti più rilevante delle esportazioni; il valore provinciale è comunque superiore a quello nazionale, pari al 41,7%.


COMMERCIO ESTERO DI SERVIZI

Nel 2005, il valore totale dei crediti della provincia di Forlì-Cesena derivanti dal commercio internazionale di servizi è stato pari a circa 175 milioni di euro; il corrispondente valore dei debiti è pari a 174 milioni di euro. Il saldo provinciale del commercio internazionale di servizi è pertanto attivo, e ammonta a circa un milione di euro. Si tratta di un dato significativo in quanto sia il saldo regionale, sia quello nazionale sono passivi. Il saldo positivo, rappresentando naturalmente un buon dato dal punto di vista della bilancia dei pagamenti di un territorio, non sta necessariamente ad indicare un miglior stato di salute o una maggiore dinamicità dell’economia locale. Infatti, un saldo negativo può derivare anche dal massiccio acquisto dall’estero di servizi (finanziari, informatici ecc.) richiesti da un’economia dinamica e aperta verso il mercato estero.

Per quanto riguarda i crediti relativi al commercio internazionale di servizi, spicca nella provincia di Forlì-Cesena la voce dovuta ai viaggi dei turisti stranieri, il cui valore ammonta al 53,8%; si tratta di un’incidenza superiore sia a quella regionale (40,8), sia a quella nazionale (39,2%). Tale dato indica l’importanza delle attività di tipo turistico-ricettivo del territorio locale e conferma le sue potenzialità attrattive nei confronti di visitatori e turisti stranieri. Le altre voci significative dei crediti del commercio internazionale provinciale sono quelle degli “altri servizi alle imprese”, pari al 20,3% del totale; segue la voce “costruzioni” col 20,2%; infine, la voce “servizi personali” incide per il 3,8% sul totale provinciale.

Per ciò che concerne i debiti relativi alle transazioni internazionali, anche in questo caso la voce più significativa per la nostra provincia è quella dei viaggi (47,4%), superiore all’incidenza regionale (35,6%) e nazionale (24,7%). In questo caso si tratta delle spese per turismo all’estero dei cittadini locali. Segue per incidenza sul totale dei debiti provinciali la voce “costruzioni” col 26,7%, come per i crediti molto superiore all’incidenza regionale (4,8%) e nazionale (2,4%).


INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI

Nel 2005 gli IDE stranieri nella provincia di Forlì-Cesena sono stati pari a circa 22 milioni di euro, mentre gli IDE provinciali rivolti verso l’estero ammontano a circa 26 milioni di euro. Questa situazione sembra confermare una tendenza di medio periodo della provincia di Forlì-Cesena: nel periodo 2000-2005 infatti gli investimenti verso l’estero sono stati quasi sempre maggiori degli investimenti esteri nella provincia, ad eccezione del 2004, quando si è verificata la situazione opposta; ciò sembra indicare un’appetibilità non particolarmente alta del sistema imprenditoriale locale da parte dei soggetti economici internazionali. Viceversa, a livello nazionale si verifica la situazione opposta: gli investimenti dall’estero sono quasi sempre maggiori di quelli verso l’estero, ad eccezione dell’anno 2001.

Anche in Emilia-Romagna tendenzialmente gli investimenti provenienti dall’estero sono maggiori di quelli regionali verso l’estero, anche se hanno fatto eccezione sia l’anno 2001 che il 2002. Se si considera che il biennio 2001-2002 è stato al centro della recente depressione dell’economia italiana, si può mettere in relazione la difficoltà economica del Paese con la diminuzione dell’interesse internazionale ad investire in essa.

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Da questo punto di vista, quindi, l’economia provinciale, in cui gli investimenti verso l’estero prevalgono quasi sempre rispetto a quelli esteri sul territorio locale, mostra, rispetto alla Regione e all’Italia, ancora un’apertura relativamente scarsa alla dimensione internazionale, in materia di partecipazioni finanziarie e gestionali nelle imprese locali.



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