Economia, boom di assunzioni in Emilia-Romagna nel 2007

Economia, boom di assunzioni in Emilia-Romagna nel 2007

BOLOGNA – Inizio d’anno positivo per l’economia emiliano-romagnola, che nei primi tre mesi del 2007 ha fatto registrare un incremento del 3,3% dell’occupazione. Si tratta del dato più alto da quattro anni a questa parte. Lo rivela un’indagine di Cna, che sottolinea anche una ritrovata fiducia tra gli imprenditori. A testimoniare che le cose vanno meglio, anche l’aumento degli investimenti, che registrano un +12% tra le aziende dell’Emilia-Romagna negli ultimi sei mesi.


Questo il quadro che emerge dalla rilevazione sull’andamento congiunturale del trimestre gennaio-marzo 2007, effettuata dall’Istituto di ricerca Freni Marketing di Firenze per conto dell’ Osservatorio della CNA Emilia Romagna su un panel di piccole medie imprese eccellenti associate, i cui risultati sono stati presentati questa mattina nel corso di una conferenza stampa.

Previsioni mantenute, tutti gli indicatori economici sono in attivo. Rispetto all’ultimo trimestre del 2006, le Pmi associate a CNA, hanno ulteriormente migliorato i risultati della propria attività; ancora una volta il settore più dinamico è stato quello della produzione. L’Export continua a tirare, tanto che le performance migliori sono state ottenute dalle imprese impegnate sui mercati esteri, che ormai agganciate al trend che sostiene la domanda internazionale, stanno beneficiando di una crescita ancor più brillante di quella segnalata dalle imprese impegnate sul solo mercato nazionale.

L’evoluzione dell’Occupazione rappresenta in questo trimestre l’elemento più rilevante: Cresce sia il numero degli addetti che quello degli occupati con un incremento del 3,3%, che non ha precedenti negli ultimi 4 anni. Rapportando il calcolo dell’incremento occupazionale agli ultimi 12 mesi (31 marzo 2006 – 31 marzo 2007), l’occupazione risulta cresciuta del 5,4%. L’incremento dei dipendenti ha raggiunto il massimo livello nelle province di Parma e Piacenza (per entrambe il 50%), in pratica 1 azienda su 2; Modena (37,9%), Ferrara e Rimini (30,8%). A livello di comparti, sono le imprese della produzione ad aver registrato l’incremento maggiore, che ha interessato quasi un’azienda su 3; anche le costruzioni registrano un lieve aumento. In termini di tipologia d‘impresa, la crescita si concentra nella dimensione intermedia, con un numero di dipendenti tra i 20 e i 100. Nella fascia da 21 a 50 addetti, il 53,3% ha assunto manodopera, più di un’azienda su 2. Nuove assunzioni per 3 imprese su 4 (75%) nella fascia da 51 a 100 addetti; nelle imprese della fascia da 2 a 5 addetti, l’occupazione è cresciuta del 17,4%, in quelle da 6 a 10 dipendenti del 31% ed in quelle da 11 a 20 addetti del 25%. La stabilità caratterizza invece le imprese con oltre 100 dipendenti; qui infatti ad un aumento segnalato dal 25% delle aziende, fa da contrappeso un 25% che dichiara un numero invariato di dipendenti ed un 50% che dichiara una diminuzione.


“Questi dati - ha commentato il segretario regionale della CNA, Gabriele Morelli - dimostrano come le piccole e medie imprese vanno bene, hanno successo nonostante l’assenza di un quadro normativo, politico e culturale favorevole. Da questa constatazione deriva una domanda: cosa succederebbe se questo quadro fosse orientato a favorire le piccole e medie imprese? Oggi, se guardiamo le disposizioni di legge, i meccanismi di accesso al mercato, le possibilità di avere finanziamenti, i criteri di assegnazione degli incentivi, vediamo che per le Pmi non c’è spazio o, se c’è, è davvero molto ridotto. La domanda, quindi, non è così campata in aria e la risposta è: avremmo la liberazione di un’energia straordinaria che farebbe crescere il nostro sistema economico e sociale; avremmo un rilancio del made in Italy, più ricerca, più innovazione, più capacità di competere. Ecco perché occorre superare definitivamente una visione economica secondo cui sarebbero le imprese più piccole ad impedire all’Italia di essere all’avanguardia nel mondo. Questa discussione sarebbe anche noiosa se non fosse pericolosa; ed è pericolosa perché crea degli stereotipi infondati, partendo dai quali vengono poi assunte decisioni politiche e di governo; e governare partendo da una realtà errata, significa governare male. La realtà è che le piccole e medie imprese, assieme, tengono su il nostro sistema economico e lo fanno collegandosi tra loro in reti, filiere e sistemi produttivi locali dove ognuna gioca la sua parte. Quello che fa la differenza non è la dimensione, ma la gestione di ogni singola impresa; in altre parole, la differenza è tra imprese gestite bene ed imprese gestite male. Quelle gestite bene, oltre ad avvantaggiare se stesse, aiutano il Paese; quelle gestite male, oltre ad affossare se stesse, affossano anche il Paese. Mettere le PMI al centro dell’iniziativa politico-istituzionale, sarebbe un modo per diffondere esempi positivi, dare fiducia ed, anche, rendere giustizia a chi fa, e bene”.


E le pmi emiliano romagnole hanno fatto davvero bene. L’indagine CNA evidenzia come anche il consuntivo dell’Attività sia ampiamente in attivo. Il 36% degli intervistati ha dichiarato un ulteriore incremento della produzione; situazione stazionaria sui livelli buoni del trimestre precedente per il 45%. I risultati migliori spettano alla produzione dove dichiarano un incremento la metà delle imprese: un deciso aumento il 14,6%, un aumento più lieve il 35,4%. Crescita segnalata anche dal 34% delle imprese del comparto servizi; significativa, tenendo conto di alcune situazioni di difficoltà, la crescita del 17,2% del settore costruzioni. Le migliori performance, sono state ottenute dalle imprese ferraresi (58,3%), modenesi (47,8%), riminesi (41,6%), e forlivesi (36,8%); seguono Piacenza (33%) e Bologna (30,4%). Bene anche Ordini e Commesse in aumento per il 38,5 degli intervistati. I risultati più brillanti vengono segnalati anche in questo caso dalle imprese ferraresi e modenesi (50%); seguono quelle forlivesi (42,1%), ravennate e riminesi (41%). Particolarmente rilevante risulta la crescita degli ordinativi per le aziende impegnate sui mercati internazionali, superiore (4 aziende su 5) a quella registrata dalle aziende attive sul solo mercato nazionale (1 su 3).


Decisamente improntate all’ottimismo le prospettive per il prossimo trimestre; sulla base degli ordinativi ricevuti, prospetta un ulteriore aumento il 50,8% degli intervistati, con punte che toccano l’83% tra gli imprenditori ferraresi e piacentini, il 66% tra quelli ravennati, il 52,6% tra i forlivesi e superano comunque il 50% tra i reggiani e i parmensi; più contenuti bolognesi e modenesi, rispettivamente tuttavia al 39% e 37,6%; percentuali che testimoniano le forti aspettative di crescita degli ordinativi nel corso del prossimo trimestre primaverile. Sono soprattutto i comparti della produzione e dei servizi (oltre il 51%) ad esprimere le prospettive di crescita delle commesse più consistenti, ma anche una parte significativa del comparto costruzioni (41,7%), che punta molto su nuovi spazi di mercato. “Infatti - ha spiegato il presidente regionale di CNA, Quinto Galassi - rispetto al timore di forte contrazione del settore evidenziato nello scorso trimestre, per il rallentamento del trend positivo registrato per dieci anni dal mercato immobiliare, sono intervenute in questi mesi, le misure per l'efficienza energetica in edilizia che hanno avuto un effetto di riorientamento del mercato. Il tasso di crescita, naturalmente più contenuto rispetto a comparti che in passato avevano subito contrazione e rallentamento, corrisponde alla stabilizzazione del trend dei valori immobiliari e, in Emilia Romagna, a dati tranquillizzanti sul risparmio delle famiglie e alla scarsissima insolvenza nel settore mutui prima casa. La nuova legislazione, che ha tra l’altro previsto l'incentivazione di una nuova domanda di efficienza energetica e di promozione dell'edilizia passiva, tende ad alimentare la domanda sia di nuovi edifici che di ristrutturazioni. Gli imprenditori che negli ultimi anni hanno investito nella qualità del costruire, nella selezione dei fornitori di materiali ed impianti innovativi, nella capacità di utilizzare al meglio i nuovi prodotti presenti sul mercato possono essere i consulenti di fiducia delle famiglie che vogliono utilizzare i benefici fiscali del 55%”.

Tra i piccoli e medi imprenditori intervistati c’è un clima di ritrovata fiducia a tutto campo; il sentiment continua ad evolvere favorevolmente non solo per le prospettive della propria azienda, ma anche per quello che riguarda quelle del sistema Emilia Romagna e dell’economia nazionale, che risulta altamente positiva fra le aziende impegnate sui mercati internazionali (soprattutto fra quelle che operano con la Germania, primo partner di moltissime pmi emiliano romagnole e la cui ripresa sta registrando una fortissima accelerazione). Il miglioramento delle prospettive dell’economia regionale si mantiene in continua ascesa da diverso tempo, suggerendo l’immagine di una rimessa in moto dei meccanismi di fondo della crescita. Altro elemento che può aver contribuito al clima di ottimismo riscontrato fra le Pmi, è l’aumento dei prezzi di vendita, che ha consentito alle imprese il recupero di alcuni costi e quindi un alleggerimento dell’insieme degli oneri che gravano sulla gestione delle aziende. Permangono come fattori di criticità i costi delle materie prime, quelli finanziari in relazione anche all’aumento dei tassi di interesse e il costo del lavoro ancora elevato e sul quale peraltro pesa la mancata attivazione a tutt’oggi del così detto cuneo fiscale. In relazione alla crescita della domanda occupazionale, molti intervistati segnalano anche la difficoltà di reperire sul mercato manodopera specializzata e figure tecniche.

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Infine gli Investimenti che l’indagine CNA rileva semestralmente e, i cui risultati quindi, sono relativi al periodo ottobre 2006-marzo 2007. La fase congiunturale propizia ha fatto sì che negli ultimi 6 mesi la gran parte delle Pmi intervistate abbia investito in nuovi impianti e nuove tecnologie, con un importante incremento rispetto al semestre precedente; si è passati dal 48% al 60%; in pratica meno di un’azienda su 4 ha rinunciato ad investire. Gli investimenti si sono concentrati nei comparti della produzione e dei servizi e soprattutto tra le aziende che operano sui mercati internazionali. In termini di scelte, anche se l’opzione primaria resta il miglioramento qualitativo della produzione, si evidenzia uno spostamento in direzione del lancio di nuovi prodotti e servizi e della ricerca di un vantaggio competitivo sulla concorrenza anche in termini di efficienza oltre che di qualità. Le aziende edili investono principalmente per sostituire macchinari obsoleti; quelle della produzione puntano sull’aumento della capacità produttiva del personale, su tecnologie in grado di ridurre i tempi di produzione e sul lancio di nuovi prodotti. L’innovazione tecnologica (52%) si conferma l’area privilegiata dell’investimento, ma è l’innovazione manageriale ed organizzativa (28%) che risulta in forte crescita rispetto al semestre precedente, soprattutto tra le imprese della produzione e tra quelle che esportano (49%). Il miglioramento dello standard qualitativo e la formazione delle risorse umane rappresentano le aree di investimento prioritario del comparto servizi. Per i prossimi mesi la propensione ad investire resta alta: il 45% nei servizi, il 43% nella produzione, il 29% nelle costruzioni, e soprattutto, tra le aziende esportatrici (58%).


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