ECONOMIA - Donne e imprese, il punto di Cna

ECONOMIA - Donne e imprese, il punto di Cna

Bologna, 4 maggio 2007. Fare impresa oggi presenta le stesse opportunità per uomini e donne? Anche in una regione come l’Emilia Romagna, dove la disoccupazione complessiva è al 3,1% e quella femminile al 4, 5% e dove un sistema qualificato di asili nido, assistenza per anziani e malati, orari flessibili, ha garantito più che in altre regioni, il lavoro delle donne consentendo loro anche di fare impresa, la domanda non è oziosa. Se è vero infatti che nel 2006, le imprese in rosa sono cresciute ad un ritmo più incalzante del totale delle imprese (+ 1,30% sul 2005 contro il + 0,78%) ed oggi su 427.935 imprese, 85.989 sono dirette da donne; se e vero che negli ultimi 5-6 anni, si è delineato il profilo di un’impresa femminile sempre più strutturata (le società di capitali sono cresciute del 13,4%), fortemente in crescite e altamente competitive in settori tradizionalmente maschili (+8% nelle costruzioni, + 4% nell’intermediazione finanziaria), è altrettanto vero, che le donne che vogliono avviare un’impresa, si trovano ancora oggi di fronte ad un sistema di disuguaglianze, che le penalizza. Nell’anno che Unione Europea ha dedicato alle pari opportunità per tutti, e quindi alla lotta contro ogni forma di discriminazione, le donne associate alla CNA intendono riflettere sulle conquiste economiche e sociali ottenute sino ad oggi e sulle opportunità nuove che si aprono loro, ma anche sui nodi critici che ancora restano da sciogliere e che si frappongono ad una completa parità. Con questo obiettivo, CNA Impresa Donna e CNA Pensionati dell’Emilia Romagna, hanno organizzato per domani sabato 5 maggio a Reggio Emilia un convegno regionale, “Donne e Impresa: le conquiste del passato, le opportunità del presente, le aspettative per il futuro” che si terrà all’Aula Magna Manodori – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (ore 10), presenti il sottosegretario al ministero dei beni e delle attività culturali Elena Montecchi, la consigliera regionale Laura Salsi, Paola Bonora, preside del corso di laurea in scienze geografiche dell’Università di Bologna, il segretario della CNA di Reggio Emilia Giorgio Allari ed il presidente di CNA Emilia Romagna, Quinto Galassi.

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“ Le donne in questi ultimi trent’anni anni – sottolinea Tina Felicani presidente regionale di CNA Pensionati - hanno ottenuto grandi conquiste - a partire dalla legge sulla parità tra uomini e donne in materia di lavoro, alla legge sulla maternità del 1981; dalla legge istitutiva del servizio nazionale asili nido del 1971, alla legge di tutela del part-time a tutela della salute di chi lavora, fino alla legislazione sull’imprenditoria femminile a partire dagli anni ’90. Il punto è che le leggi, da sole non bastano; occorre cambiare la cultura (pensiamo al gap retributivo che vede le donne percepire una retribuzione inferiore del 15% nel settore pubblico e del 25% in quello privato); puntare su progetti mirati di finanziamento all’istruzione, alla creazione del risparmio e micro-credito, a potenziare servizi quali l’assistenza domiciliare agli anziani, ad asili nido a basso costo, che riducano l’impegno familiare delle donne. Il nuovo modello di impresa, basato sulla centralità della persona, quando si tratta di donne non può non tener conto di problemi che, se irrisolti, ne frenano opportunità e potenzialità, “Ecco perché anche in questa regione – ribadisce Paola Sansoni, presidente regionale di CNA Impresa Donna - occorre supportare il lavoro autonomo delle donne con particolari politiche di sostegno alla famiglia incentrate su particolari servizi in grado di facilitare gli impegni di cura degli anziani, le esigenze dei figli, i tempi di trasporto, gli orari delle città, rendendoli compatibili coi tempi e le modalità di lavoro di un’azienda. Le imprenditrici della nostra regione sono motivate e impegnate per lo sviluppo della propria attività, vogliono raggiungere nuovi obiettivi”. Nel convegno di domani quindi, si definiranno aspettative e proposte, partendo da una considerazione di fondo: se è vero che lo sviluppo dell’imprenditoria non può prescindere dalla crescita del lavoro delle donne, è necessario porsi nuovi traguardi perché ciò avvenga. Le imprenditrici porranno richieste precise a cominciare dal miglioramento di un sistema di welfare che oggi necessita di servizi sempre più flessibili e innovativi; dalla revisione della legge 53 che non garantisce, in tema di conciliazione, un efficace sostegno per le titolari di piccole imprese. E poi il miglioramento dell’accesso al credito e ai servizi bancari, rispetto ad istituti di credito che vedono ancora le imprese femminili come portatrici di minori garanzie per possibili chiusure per motivi di cura o maternità.


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