Economia in Romagna: col 2009 il decennio si chiude sotto il segno della crisi

Economia in Romagna: col 2009 il decennio si chiude sotto il segno della crisi

La famiglia tiene ma l'impresa arranca

 

Le classifiche che circolano in questi ultimi giorni dell'anno rendono una fotografia immediata, ma a volte superficiale, dello stato di salute economica di un territorio. Due recenti analisi della Banca d'Italia permettono, tuttavia, di analizzare l'impatto del 2009 su famiglie e imprese e di avere lo spunto per guardare a cosa è accaduto all'economia dell'Emilia Romagna.

 

Per ciò che riguarda le famiglie, secondo la Banca d'Italia la ricchezza netta degli Italiani è diminuita del 1,9% dal 2007 al 2008 a causa principalmente di una sostenuta contrazione delle attività finanziarie. Hanno tenuto le attività reali (case, terreni, ecc.), ma a prezzi costanti il valore della ricchezza netta per famiglia si è ridotto del 6,5 per cento, tornando sui livelli di inizio decennio. Il risparmio contribuisce con l'1% alla ricchezza netta degli italiani; tra il 2007 e il 2008, però, si è registrata una ricomposizione dei portafogli delle famiglie verso forme di investimento meno rischiose e più liquide. La quota di ricchezza finanziaria detenuta in depositi bancari e in risparmio postale è cresciuta, infatti, di quasi 4 punti percentuali.

 

Sul lato delle imprese tre sono i casi che vengono presentati da Bankitalia sulla base di una estesa analisi: le imprese che non hanno investito in cambiamento negli ultimi dieci anni, diversificando prodotti e/o mercati, si sono trovate in profonda difficoltà a partire dal 2008. Tra queste le molte piccole imprese di subfornitura su cui si è riversata la ricerca di flessibilità da parte di imprese medio-grandi. Ci sono poi le imprese cha hanno avviato un cambiamento ma per sostenerlo si sono indebitate e sono state colte dalla crisi a metà del guado e rischiano ora di vedere compromessa la propria esistenza proprio in virtù della fase di transizione che stavano vivendo. Infine le imprese virtuose che oltre ad avere intrapreso un cambiamento vincente già prima dl 2007 sono ora nella posizione di potere addirittura beneficiare dal post-crisi.

 

 

Il 2009 dell'economia romagnola

 

All'interno di questo quadro nazionale, il dato sui risparmi delle famiglie romagnole è positivo ma per le imprese emilano-romagnole è stato un anno pesantissimo.

 

Il risparmio delle famiglie in termini di depositi è aumentato in media nelle tre provincie romagnole del 10% da settembre 2008 a settembre 2009, e dell'8% in Emilia. Il dato romagnolo nasconde un consolidamento sostanziale del risparmio a Rimini e Ravenna (per Rimini il grande balzo in avanti del risparmio delle famiglie spiega peraltro anche la scalata di posizioni nella classifica annuale sul tenore di vita del Sole 24ore) ed un lieve aumento a Forlì-Cesena.

 

A questo dato di consolidamento della ricchezza delle famiglie si contrappone però il drammatico dato delle imprese, soprattutto quelle manifatturiere.

 

Un indicatore della crisi è dato dalla drastica diminuzione degli investimenti delle imprese. Un'approssimazione di questo dato deriva dalla situazione dei prestiti bancari. Da gennaio a settembre 2009 i prestiti bancari alle imprese in Emilia Romagna sono diminuiti del 3,28%. In Romagna il calo è stato in media dell'1,43 ma dietro questo dato aggregato va registrato il drastico calo di Rimini (-6%). Sappiamo però che su queste contrazioni pesa anche un atteggiamento ancora altamente cauto delle banche nel concedere credito.

Il calo dei prestiti tra gennaio e settembre nella manifattura è stato in Romagna della stessa intensità che in regione (-8 %). Migliore tenuta apparente per le piccole imprese romagnole, per le quali la contrazione di prestiti fa registrare -1% in Romagna contro un -3% nella media regionale. Si aggiunga che tra giugno e settembre 2009 i prestiti alla manifattura in Romagna sono calati del 16% mentre in regione, in media del 5%. Quest'ultimo raffronto lancia qualche segnale di preoccupazione: la pesante crisi di domanda e dunque di investimenti che ha colpito sin qui soprattutto le provincie emiliane potrebbe dunque iniziare a propagarsi anche verso la Romagna. Che la situazione dell'industria locale sia difficile era già apparso alcune settimane fa con le stime Confartigianato-Prometeia-Sintesi sul calo del valore aggiunto industriale che in tutte le provincie romagnole era decisamente più vistoso che nelle altre provincie della regione.

 

In contrazione la dinamica di impresa: secondo dati Unioncamere nei primi 9 mesi del 2009 il saldo tra imprese iscritte al registro imprese e cessate consegna un indice di sviluppo negativo per l'Emilia Romagna (-0,35), ma con cali più consistenti soprattutto tra le imprese non di capitali; da dati Movimprese risulta dello stesso segno ed intensità la situazione in Romagna, dove però il dato medio nasconde contrazioni a Forlì-Cesena e Ravenna ed una tenuta a Rimini.

 

 

L'anno zero dell'industria locale

  

Il 2009 è un anno che ha ricordato che la sfida per l'industria locale emiliano-romagnola è duplice: una ricerca di eccellenza tecnologica, ma anche una salvaguardia delle specializzazione classiche del Made in Italy.

 

Da una parte è stato l'anno dell'avvio ufficiale della nuova strategia della Regione Emilia Romagna volta al rafforzamento del trasferimento tecnologico attraverso la creazione di Tecnopoli, ovvero vere e proprie strutture dedicate alla ricerca applicata  e quindi al dialogo tra Università e imprese. Passeranno per i 10 tecnopoli regionali dislocati in tutte le 9 provincie, 234 milioni di investimentima si tratta di una partita tutta da giocare per far sì che queste strutture diventino il motore dello sviluppo tecnologico regionale.

 

Dall'altra, è stato anche l'anno in cui alcune vicende, portate agli onori della cronaca nazionale, ci hanno ricordato che la nostra economia ed in particolare un settore del Made in Italy come il mobile imbottito di Forlì, si trova alle prese con una maturità dei propri prodotti, una competizione internazionale agguerrita ed una nuova concorrenza "in casa" rappresentata dalle nuove imprese di titolarità cinese. Permettere un riposizionamento anche di questa parte di industria locale sarà la sfida dei prossimi anni.

  

  

Il prossimo decennio verde?

  

E' difficile fare stime sui tempi di ripresa e di uscita dalla crisi. Molto dipenderà dalla capacità della domanda interna di ripartire e dunque dal reddito disponibile delle famiglie italiane e dalla ripresa della domanda internazionale per i prodotti Made in Italy.

C'è però una trasformazione importante che potrebbe avvenire nel prossimo decennio. E' la trasformazione della "green economy". Molti osservatori concordano nell'affermare che si tratta di una rivoluzione in corso ma la cui parte principale è ancora da scrivere. La sfida della green economy è quella di fondare "un'altra economia" e dunque gettare le fondamenta di un nuovo "mercato" ed una nuova consapevolezza che alimenti la domanda per quel nuovo mercato. Ha bisogno di consumatori consapevoli, ma anche di imprese che ne riconoscano il valore economico per ripensare i propri prodotti in chiave di riduzione di impatto ambientale e di istituzioni, a tutti i livelli, che ne facciano un obiettivo politico. Il 2009 ha segnato l'avvio di un'ulteriore sensibilità in questa direzione, alimentata anche dagli incentivi del Conto energia a livello nazionale. La strada da compiere è però ancora tanta.

 

L'augurio è che il 2010 rappresenti l'inizio di un decennio di trasformazioni positive e sostenibili per l'economia del paese e dell'Emiilia Romagna.

 

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