Economia, la ripresa non parte: la metà delle imprese ancora nella bufera

Economia, la ripresa non parte: la metà delle imprese ancora nella bufera

Economia, la ripresa non parte: la metà delle imprese ancora nella bufera

Il 46% delle imprese emiliano-romagnole dichiara di trovarsi ancora nel bel mezzo della crisi. Lo mostra una indagine regionale di Confartigianato, che tuttavia evidenzia che rispetto a metà anno risulta maggiore la proporzione di imprese che ha percorso più di 60 metri ed è avviata verso la fine del tunnel: 41,5% contro 36,7%. Numeri che evidenziano un leggero progresso negli ultimi sei mesi. Tra i problemi principali quello degli insoluti, edilizia e servizi i settori in maggiore sofferenza.

 

Nelle aziende manifatturiere e nei servizi alle imprese la maggioranza delle aziende si trova nell'ultima parte del tunnel (rispettivamente 48,3% e 46,2%), mentre nell'edilizia e nei servizi alle persone la situazione risulta più complessa: in entrambi i casi, infatti, oltre la metà delle imprese dichiara di trovarsi nel pieno della crisi (52,6% e 50.2%).  Tra artigianato e piccola impresa poi si mantiene il gap già evidenziato a metà anno con le aziende artigiane più in dietro rispetto alla media generale.

 

Alla fine del 2010 le imprese dell'Emilia Romagna hanno percorso 64,6 metri del tunnel con un leggero progresso rispetto a quanto rilevato a metà anno (60,4 metri). In testa si confermano le aziende dei servizi alle imprese (68,6 metri percorsi), mentre i servizi alle persone sono rimasti un po' fermi sui loro passi evidenziando un progresso minimo rispetto a giugno (63,8 metri). Il settore manifatturiero occupa la seconda piazza della graduatoria con 65 metri percorsi, mentre fanalino di coda rimane l'edilizia che risulta attardata di quasi sei metri rispetto la media generale.

 

A livello provinciale Modena, Forlì-Cesena e Rimini risultano più indietro delle altre province con una lunghezza percorsa del tunnel intorno ai 63 metri, ma le due province romagnole hanno evidenziato progressi consistenti (rispettivamente +8,2 e +5,2 metri rispetto giugno 2010). Spostando l'attenzione ai piani alti della graduatoria Piacenza conferma il proprio primato con oltre 69 metri percorsi e con un avanzamento superiore alla media regionale (+5 metri). Anche Bologna si colloca su una posizione più avanzata rispetto alla media generale (65,3 metri percorsi), ma resta dietro Parma e Reggio Emilia per cui si misurano distanze pari rispettivamente a 66,7 metri e 65,9 metri con un progresso, per quest'ultima, di quasi sei metri.

 

Tra artigianato e piccola impresa si conferma anche nel secondo semestre un divario consistente; si riduce, tuttavia, la distanza tra i due comparti dato che nell'artigianato si registra un progresso di quasi otto metri, mentre la piccola impresa risulta ferma a 73,7 metri.

 

Tempi di pagamento

Considerando dapprima la clientela privata nel corso del secondo semestre 2010, nel complesso, i tempi di pagamento si aggirano intorno a 70 giorni. Si va dai 27,5 giorni per le imprese dei servizi alla persona agli oltre tre mesi delle aziende dell'edilizia, circa 99 giorni. All'interno dell'intervallo si collocano le aziende manifatturiere (65,5 giorni) e quelle dei servizi alle imprese (80,4 giorni). La stabilità dei tempi di pagamento tra fine 2009 e fine 2010 viene confermata dal fatto che oltre il 68% delle aziende intervistate non ha riscontrato particolari variazioni; rimangono "mosche bianche" le aziende che invece hanno osservato una diminuzione (2,5%).

 

Spostando l'attenzione sulle aziende che lavorano per le amministrazioni pubbliche il discorso cambia sensibilmente. Il cliente pubblico paga in media paga dopo tre mesi, con una differenza di circa venticinque giorni rispetto alla normale clientela. Tale handicap risulta più marcato nelle aziende dell'edilizia con tempi di riscossione che si allungano fino ad oltre 156 giorni rispetto ai 99 giorni riscontrati con i privati.

 

Il peggioramento della liquidità aziendale, oltre che essere determinato da un ritardo di pagamento dei clienti, deriva inoltre da un aumento dei crediti insoluti, che incidono in maniera sempre più rilevante sul bilancio aziendale. Oltre il 70% degli intervistati ha dichiarato una situazione invariata rispetto al 2009, il 24,3% del campione ha registrato un incremento dei crediti non ancora riscossi, in particolare le aziende edili (32,9%) ed i servizi alle persone (30,8%).

 

Valutando l'evoluzione del fenomeno da un anno all'altro si registra un leggero miglioramento nel complesso con un abbassamento della quota di chi ha aumentato la propria esposizione ai crediti insoluti (da 28% a 24,3%) ed un contestuale incremento della proporzione di chi invece non ha registrato particolari variazioni rispetto all'anno precedente (da 69,8% a 72,9%).

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Nel'artigianato e nella piccola impresa, infine, si rileva una situazione analoga tra una rilevazione e l'altra confermando tendenzialmente un maggior rischio tra le aziende artigiane.

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