ECONOMIA - Torna a crescere l'economia emiliano-romagnola

ECONOMIA - Torna a crescere l'economia emiliano-romagnola

BOLOGNA - Dopo anni di sostanziale stagnazione, un 2006 in netta inversione di tendenza per l’economia regionale. Lo rivela un’indagine di Unioncamere, Confindustria e Carisbo. La produzione è in crescita del 2,3 per cento e la ripresa interessa tutti i comparti produttivi. Bene il comparto metalmeccanico, con un +4,9% nella produzione e lavorazione di metalli. Segnali di ripresa anche dal sistema moda con un fatturato in aumento dell’1,2 per cento.


A determinare l’andamento positivo un ruolo fondamentale è stato giocato dal commercio con l’estero. La crescita delle esportazioni trova conferma anche nei dati ISTAT per il 2006, che indicano un aumento del valore del commercializzato all’estero del 10,5 per cento, superiore al 9 per cento registrato in Italia. A completare positivamente il quadro contribuiscono i dati sulla cassa integrazione guadagni: le ore sono risultate in sensibile diminuzione, sia per quanto concerne gli interventi ordinari di matrice prevalentemente anticongiunturale (-37,4 per cento), sia per gli interventi straordinari (-4,1 per cento).


“Il segnale più positivo – ha sostenuto Andrea Zanlari, Presidente di Unioncamere Emilia-Romagna – viene dalla crescita delle imprese di piccola dimensione. Mentre le medie e grandi imprese avevano già manifestato nel corso degli ultimi anni la capacità di intercettare la crescita internazionale, per le piccole permaneva una situazione di forte difficoltà. I dati 2006 dimostrano che le imprese, anche di piccola dimensione, che hanno saputo puntare sull’innovazione – sia di processo che organizzativa - sulla qualità, su particolari nicchie di mercato sono ancora ampiamente competitive”.


“La ripresa economica è confermata dal sostenuto aumento dei finanziamenti all’industria manifatturiera che è stato del 7% nell’ultimo trimestre 2006. – ha dichiarato Giuseppe Feliziani, direttore generale di Carisbo – Era dal settembre 2000 che non si vedevano tassi di crescita così decisi. La domanda di credito, pur continuando a giungere soprattutto dalle aziende medio grandi con una crescita degli impieghi del 10,5%, arriva ora anche delle aziende più piccole che segnano un significativo incremento del 4,5%.

“Le nostre industrie ci chiedono credito – ha aggiunto Feliziani – per finanziare non solo la ripresa, ma anche per sostenere nuovi processi di sviluppo e nuovi investimenti, attingendo maggiori risorse a Medio Lungo termine.”

Si registrano timidi segnali di un rallentamento dell’edilizia, con una domanda meno vivace di finanziamenti da parte delle famiglie: i mutui crescono “solo” del 15,9% rispetto al 18,7% di inizio anno. I maggiori oneri finanziari dovuti all’aumento dei tassi allargano di fatto il debito dei privati che devono rimborsare i mutui.

“La situazione finanziaria delle famiglie, al contrario di quanto sta avvenendo negli Stati Uniti, è tuttavia ancora solida – ha concluso Feliziani - e lascia spazio all’espansione dei consumi per un ulteriore impulso alla domanda interna come contributo alla crescita del PIL.”


“L'economia dell’Emilia-Romagna – ha affermato Anna Maria Artoni, Presidente di Confindustria Emilia-Romagna – ha iniziato a correre: stiamo cogliendo i frutti di quella profonda trasformazione e innovazione delle nostre imprese, che abbiamo realizzato nei primi anni Duemila. Tutti gli indicatori previsionali evidenziano un deciso trend di crescita, a partire dalla produzione e dagli ordini esteri”.

Il 46 per cento degli imprenditori – secondo l’indagine previsionale realizzata dal sistema regionale Confindustria su circa 700 imprese che integra e arricchisce la collaborazione con Unioncamere sulle rilevazioni congiunturali – prevede un aumento della produzione nel primo semestre di quest’anno, mentre solo il 7 per cento si attende una diminuzione. Sono soprattutto le imprese di medie e grandi dimensioni a registrare le previsioni più favorevoli: il 55 per cento delle medie aziende e il 51 per cento delle piccole si attende una crescita dei livelli produttivi. Le prospettive sono positive anche sul versante dell’occupazione: oltre un quarto degli imprenditori intervistati prevede un’espansione dei livelli occupazionali.

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“Questi risultati nascono dal grande impegno degli imprenditori emiliano-romagnoli – ha continuato il Presidente Artoni – che in questi anni hanno avuto la forza e il coraggio di mettersi in discussione, di rischiare, di cambiare i modelli produttivi e organizzativi e sono stati favoriti dalle politiche industriali che la Regione ha messo in campo in questi anni. Ci attendiamo che queste politiche si rafforzino e qualifichino ulteriormente, puntando sui fattori strategici della competitività - ricerca e innovazione, investimenti su prodotti e processi, internazionalizzazione delle imprese, formazione delle risorse umane - ma anche su fattori di base per lo sviluppo dell'impresa come il costo dell'energia. Dalla nostra rilevazione emergono inoltre spunti di riflessione per avviare politiche regionali che favoriscano la crescita dimensionale delle piccole imprese e l'evoluzione dei distretti fisici in filiere produttive”.


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