Emilia-Romagna, i numeri della crisi: nel 2009 Pil in calo del 4,6%

Emilia-Romagna, i numeri della crisi: nel 2009 Pil in calo del 4,6%

Emilia-Romagna, i numeri della crisi: nel 2009 Pil in calo del 4,6%

Il 2009 è stato un anno che ha segnato profondamente anche l'economia dell'Emilia-Romagna. Il crollo della domanda su scala mondiale non poteva non avere effetti anche sul sistema regionale: il Pil, infatti, subisce in Emilia-Romagna un calo del 4,6%, rispetto alla media nazionale che si attesta a un -4,8%. Allo stesso modo si registra una sostanziale tenuta dell'occupazione, con la crescita contenuta del tasso di disoccupazione al 3,7% rispetto al 3,2% dell'anno precedente.

 

Va però sottolineato il ruolo determinante del massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali e, in particolare, degli ammortizzatori in deroga applicati anche a tutte le piccole imprese di settori prima non coperti e ora attivati con l'intervento della Regione Emilia-Romagna.

 

Numeri significativi secondo il Rapporto sull'economia regionale 2009 realizzato da Unioncamere e Regione Emilia-Romagna, tuttavia i dati raccontano anche di come le ripercussioni dovute alla recessione siano risultate attenuate rispetto al resto del Paese.


Si registrano poi gli effetti positivi del "Patto per attraversare la crisi" sottoscritto dalla Regione con le parti sociali e gli enti locali del territorio, che ha evitato il ricorso ai licenziamenti. Sono stati infatti sottoscritti (dati aggiornati a fine novembre) 498 accordi di Cigs (Cassa integrazione straordinaria), mentre ammontano a 4.432 gli accordi per gli ammortizzatori sociali in deroga. Provvedimenti che, complessivamente, hanno interessato ed evitato i licenziamenti per circa 40 mila lavoratori.

 

"Per salvaguardare l'occupazione è decisivo l'accordo per evitare i licenziamenti - ha sottolineato stamani Duccio Campagnoli, assessore regionale alle Attività produttive, durante la presentazione del Rapporto - . Nel 2010 non basta aspettare la ‘ripresina', ma occorre un intervento straordinario, innanzitutto di politiche governative sino ad ora del tutto assenti, per salvaguardare e rilanciare il patrimonio dell'industria italiana. In Emilia-Romagna servono ancora di più innovazione, capacità di internazionalizzazione e quindi crescita, integrazione e creazione di nuove reti d'impresa. Dobbiamo poi affrontare davvero - ha concluso Campagnoli - la nuova sfida di una evoluzione dell'economia per creare una nuova industria e nuovo lavoro anche nei servizi, con l'investimento nelle città e nei territori".

 

"Se il valore aggiunto del modello emiliano-romagnolo va ricercato nella capacità di ottenere risultati economici e assicurare sul territorio un'elevata coesione sociale - ha detto Andrea Zanlari, presidente Unioncamere Emilia-Romagna - oggi, davanti alla crisi internazionale, la strada per la ripresa passa dal saper essere regione-sistema. La sfida globale si gioca tra sistemi territoriali che richiedono una dimensione adeguata come quella regionale. In questo senso va considerato una risorsa per guardare avanti l'Accordo Quadro siglato da Unioncamere e Regione Emilia-Romagna, a conferma di un filo rosso di collaborazione strategica e operativa per elevare la competitività delle imprese e dell'economia del territorio".

 

Alla diminuzione del Pil pari al 4,6%, corrisponderà per il 2009 un calo della domanda interna (sarà del 3,2%), mentre il decremento più significativo l'hanno ovviamente manifestato le esportazioni, legate strettamente al contesto internazionale, con un saldo negativo del 22,9%. 


L'industria ha evidenziato una situazione negativa, che dovrebbe tradursi in una flessione reale del valore aggiunto prossima al 13,0%, largamente superiore alla diminuzione del 3,3% riscontrata nel 2008. Nei primi nove mesi del 2009 la produzione dell'Emilia-Romagna è mediamente diminuita del 14,9%rispetto ai primi nove mesi del 2008, che a loro volta avevano registrato un decremento dello 0,6%. Sotto l'aspetto del credito, la minore domanda di finanziamenti, insieme a una maggiore restrizione adottata dalle banche nel concederli, è sfociata nello scorso settembre in un calo tendenziale del 5,1%, in linea con quanto avvenuto in Italia (-6,0%).


Il lavoro e l'occupazione
Nel 2009 la crescita del tasso di disoccupazione risulta contenuto, arrivando al 3,7-4% per cento rispetto 3,2% del 2008. L'Emilia-Romagna si colloca così su livelli tra i più contenuti del Paese. Nel secondo trimestre del 2009 la regione ha infatti evidenziato ancora il migliore tasso di occupazione sulla popolazione in età 15-64 anni, arrivando a sfiorare la soglia del 70%, che è uno degli obiettivi, da qui al 2010, contemplati dalla strategia di Lisbona. Per mantenere i livelli di occupazione è apparso fondamentale l'utilizzo degli ammortizzatori sociali, con oltre 55 milioni di ore autorizzate (gennaio-novembre 2009) nelle tre gestioni (Cig, Cigs, edilizia). Lo scenario predisposto da Unioncamere Emilia-Romagna e Prometeia prevede una diminuzione delle unità di lavoro, che misurano il volume di lavoro svolto e danno quindi conto anche dell'impatto della cassa integrazione, pari al 2,1% nel 2009.


I risvolti più critici riguardano invece il turn over dei posti di lavoro e cioè le nuove assunzione, che hanno subito una flessione del 20% nel 2009. Allo stesso modo si registra una significativa riduzione e il mancato rinnovo dei contratti a termina per circa 25 mila unità.


I territori e la crisi
L'impatto della crisi internazionale è stato diversificato sui territori della regione. Secondo le stime realizzate da Unioncamere Emilia-Romagna, che ha utilizzato un indice sintetico aggregando tre macro indicatori (uno per la competitività delle imprese, uno per il mercato del lavoro ed uno per la situazione finanziaria), le province che hanno risentito in misura minore della crisi sono state Piacenza e Parma. In seconda posizione, si collocano Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini (quindi le tre della Romagna) seguite da Bologna e Ferrara. Ad avvertire maggiormente gli effetti sono state invece Modena e Reggio Emilia.


Le previsioni per il 2010
Le previsioni per il 2010 di Unioncamere Emilia-Romagna e Prometeia, redatte a novembre, descrivono per l'Emilia-Romagna uno scenario di ripresa, seppur dai toni contenuti. Il Prodotto interno lordo dovrebbe crescere in termini reali dello 0,9%, recuperando parzialmente sulla flessione del 4,6% prospettata per il 2009. Nell'anno successivo si dovrebbe avere un aumento più significativo pari all'1,5 per cento. Gli investimenti tornerebbero a crescere dell'1,4%. Nel 2011 dovrebbe subentrare un miglioramento relativamente più tangibile, sia per i consumi finali che per gli investimenti fissi lordi. Il maggiore sostegno alla crescita del Pil verrà dall'export di beni, che dovrebbe tornare a risalire, in coincidenza con la ripresa del commercio internazionale, dopo la forte flessione accusata nel 2009. Il 2010 dovrebbe infatti chiudersi con un aumento reale del 3,6%, destinato a salire al 4,3% nell'anno successivo.


Le politiche regionali per uscire dalla crisi
Innovazione e tutela sociale restano anche per il 2010 gli obiettivi prioritari della politica della Regione, che ha confermato e rafforzato con il pacchetto anti crisi varato dalla giunta regionale e attraverso le scelte del PTR per un nuovo sviluppo regionale.


Sono poi previsti per il 2010 programmi regionali di sostegno al sistema produttivo dell'Emilia-Romagna che da un lato affrontano le contingenze dettate dalla crisi e dall'altro investono sui fattori strutturali della competitività.


In particolare, 60 milioni di euro sono destinati al sistema del credito e delle garanzie: di questi, 50 attiveranno un fondo straordinario di garanzia che metterà a disposizione, per l'azione comune con i consorzi fidi regionali, un plafond di 1,5 miliardi di euro accessibile alle imprese. A questi si aggiungono 10 milioni di euro per la patrimonializzazione dei Consorzi fidi, attraverso l'Intervento regionale per l'adeguamento ai requisiti previsti dall'art. 107 del decreto legislativo 385/93: in tal modo i Consorzi fidi potranno affiancare alle imprese il loro rating di garanzia per facilitare e allargare l'accesso al credito.


Sono invece 6,5 milioni di euro le risorse destinate alla creazione di reti di imprese e nuove imprese.


Per sostenere l'export e l'internazionalizzazione saranno a disposizione 15 milioni di euro, mentre 10 milioni verranno destinati alla ricerca industriale attraverso il nuovo bando "dai distretti produttivi ai distretti tecnologici".


Nelle politiche regionali per gli investimenti infrastrutturali sono poi presenti i 129 milioni per la creazione della rete regionale dei Tecnopoli e i 79 milioni di euro per la promozione di green technology.

 

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