Export, l'Emilia-Romagna punta sul mercato iracheno

Export, l'Emilia-Romagna punta sul mercato iracheno

Export, l'Emilia-Romagna punta sul mercato iracheno

Nel 2009 l'Emilia-Romagna è stata la prima regione italiana in termini di export verso l'Iraq, con un quota in valore (200 milioni di euro) superiore al doppio di quella della regione immediatamente successiva, la Lombardia. Complessivamente, la quota di export emiliano - romagnolo in Iraq è pari ad 1/3 delle esportazioni realizzate dall'Italia nel paese, ed è più che quadruplicata in valore dal 2006 al 2009. In Iraq importati prevalentemente prodotti derivati dall'estrazione di minerali.

 

Per sviluppare ulteriori forme di collaborazione e portare un sostegno concreto ad un paese che deve ricostruire la propria economia trovando insieme nuovi spazi di mercato per le imprese italiane, si è svolta nella sede di Unioncamere Emilia-Romagna una tavola rotonda tra il sistema camerale regionale e funzionari e governatori dell' Iraq.

Il macrosettore merceologico che domina le esportazioni dell'Emilia-Romagna verso l'Iraq è il manifatturiero, in particolare, quello dei macchinari e delle apparecchiature meccaniche le quali rappresentano circa il 90% dell'export complessivo. A seguire il settore dei mezzi di trasporto.

 

L'Italia e l'Emilia-Romagna importano dall'Iraq principalmente prodotti derivati dall'estrazione di minerali da cave e miniere e prodotti petroliferi raffinati, che rappresentano la quasi totalità delle importazioni complessive dal paese.

"L'export può essere il motore della ripresa dell'economia italiana - ha sottolineato Carlo Alberto Roncarati, vicepresidente di Unioncamere Emilia-Romagna e presidente della Camera di commercio di Ferrara - affidato alle imprese più qualitative e coraggiose che devono guardare non solo ai mercati tradizionali, ma anche aree che rivestono interesse elevato come i Paesi del Medio Oriente e, tra questi, auspicando che possano placarsi le turbolenze di questi ultimi anni, anche l'Iraq. Si tratta di individuare filiere dove la capacità di innovazione di tecnologie delle nostre imprese possano meglio contribuire alla rinascita dei quel Paese dando al tempo stesso un rilancio alla nostra economia".

 

Nel 2009 con una quota di 579,05 milioni (+177% rispetto all'anno precedente) l'Italia è diventata il secondo esportatore europeo vero l'Iraq, poco dopo la Germania (581 milioni di Euro di export). L'Italia è il principale cliente dell'Iraq dopo gli Stati Uniti con un import quasi interamente di idrocarburi.

 

L'obbiettivo di sviluppare la cooperazione economica passa dalla ricerca ed individuazione di filiere (agro-alimentare, trasferimento di tecnologie per la meccanizzazione agricola), edilizia, tessile-abbigliamento, ma anche dallo sviluppo di un processo di rinnovamento e di modernizzazione della rete istituzionale e associativa di supporto alle imprese irachene, che a seguito del conflitto sono rimaste sprovviste di strutture adeguate. A questo riguardo è stato firmato di recente un Memorandum of Understanding tra l' Unioncamere e l'UNDP for Iraq (United Nation Development Programme), l'organismo che, per conto dell'Onu, coordina l'azione di tutte le agenzie delle Nazioni Unite in Iraq per la realizzazione di un progetto di Institutional Building. Attraverso l'esperienza delle Camere di commercio italiane, il protocollo di intesa permetterà di dotare le piccole e medie imprese irachene di strutture di assistenza efficaci, ma anche di realizzare un albo informatizzato delle imprese locali e favorire, nel contempo, il partenariato tra le aziende dei due Paesi, attraverso una serie di attività quali il trasferimento di know-how specializzati, percorsi di formazione e scambi di esperienze, azioni mirate a favorire la commercializzazione dei prodotti.

 

 

 

  

Altri progetti da Reggio Emilia e Modena

Recentemente la Camera di commercio di Reggio Emilia ha intrapreso un articolato percorso di azioni sul mercato iracheno attraverso precise tappe: prima la presentazione del mercato iracheno e delle sue potenzialità nel mese di febbraio, quindi, a maggio, un accordo con il Governatorato di Baghdad per favorire la cooperazione industriale e l'interscambio commerciale, e infine, in luglio, un tavolo di approfondimento che ha coinvolto 22 aziende reggiane con la partecipazione dell'Ice.

 

"L'accordo che abbiamo siglato qualche mese fa - ha spiegato il presidente della Camera di commercio di Reggio Emilia, Enrico Bini - rappresenta un passaggio strategico per aiutare le nostre imprese ad affermarsi sul mercato iracheno interessantissimo ma anche estremamente complesso. La Camera di commercio si sta impegnando in un compito molto difficile ma assolutamente doveroso, cercando di legare la parte politico istituzionale ai tempi ed alle concrete necessità delle aziende.

Fra il 2008 e il 2009 le esportazioni made in Reggio Emilia verso l'Iraq sono più che triplicate raggiungendo un valore che sfiora i 6 milioni di euro.

 

I settori trainanti dell'export reggiano sono quelli dei mezzi di trasporto, dei macchinari e con un forte balzo nel 2009 degli apparecchi elettrici. C'è forte interesse per il settore delle costruzioni.

"Sono dati significativi - ha concluso Bini - che mostrano l'apertura di rapporti commerciali che auspichiamo possano crescere ed intensificarsi nel prossimo anno".

L'incontro con la delegazione irachena si è svolto con la collaborazione di Promec, l'azienda speciale per l'internazionalizzazione della Camera di commercio di Modena, che sta ampliando il suo ruolo di supporto alle imprese della regione.

Promec ha organizzato in passato la partecipazione collettiva di aziende modenesi alla fiera "Italianexpo Iraq", Erbil, nella regione del Kurdistan (Iraq), specializzata nei prodotti per la ricostruzione di sistemi, strutture, opere e servizi per il territorio iracheno.

 

"Il Kurdistan - ha precisato il direttore di Promec, Agostino Pesce - rappresenta la vera porta d'ingresso dell'Iraq offrendo grandi opportunità di affari senza la pregiudiziale degli enormi problemi connessi alla mancanza di sicurezza del resto del Paese":

 

In Iraq operano alcune realtà modenesi. Come la Slaughtering Service Srl, azienda leader nel settore della progettazione e costruzione di impianti di macellazione, ai vertici internazionali nel campo alimentare. Nel 2009 l'Usace, l'agenzia dell'esercito americano che in Iraq seleziona, finanzia e organizza i progetti di ricostruzione, ha commissionato all'azienda modenese la ristrutturazione del macello ovino e bovino di Nassiriya, per un valore di commessa pari a mezzo milione di euro. Poi la CMB Carpi, cooperativa di primo piano nel panorama delle imprese di costruzioni in Italia, con circa 1000 soci e 900 dipendenti, si è afferma negli anni ‘90 sul mercato delle grandi infrastrutture stradali e ferroviarie anche in numerosi paesi esteri, tra cui l'Iraq. Infine CPL Concordia Group è un gruppo cooperativo multiutility, attivo in Italia e all'estero con 1500 addetti e oltre 50 società che opera nella gestione calore (global service e facility management); distribuzione e vendita gas metano e gpl; sviluppo e applicazione di sistemi cogenerazione, trigenerazione e fonti rinnovabili; costruzione e gestione reti gas metano, gpl acqua ed energia elettrica; ICT e building automation.

 

Interessanti prospettive potranno derivare da un progetto interregionale di sviluppo della portualità, collegato ad una lettera di intenti sottoscritta un mese fa dalla Camera di commercio di La Spezia con la Camera di commercio di Bassora per favorire la cooperazione commerciale tra i rispettivi territori, come ha ricordato il segretario generale dell'ente camerale ligure, Stefano Senese.

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