Faenza, maglie false con l'inganno. La Finanza ne sequestra oltre 2mila

Faenza, maglie false con l'inganno. La Finanza ne sequestra oltre 2mila

Faenza, maglie false con l'inganno. La Finanza ne sequestra oltre 2mila

FAENZA - La Guardia di Finanza di Faenza ha sequestrato circa 2.200 capi di abbigliamento tra t-shirt, felpe e polo, recanti la falsa riproduzione del marchio "Fred Mello".  L'accertamento della contraffazione dei marchi ha, sin da subito, manifestato profili di rilevante complessità: i finanzieri si sono trovati di fronte a veri e propri "falsi d'autore".  L'estrema cautela imposta in tali contesti ha reso opportuno l'intervento di un esperto appositamente incaricato dell'azienda.

 

Le Fiamme Gialle hanno potuto, alla fine, riscontrare la "fine contraffazione dei capi d'abbigliamento", nei minimi particolari.  Risolutivo per la distinzione dagli originali, oltre al diverso tipo di tessuto, un particolare nell'etichetta anticontraffazione adottata dalla casa madre nonché una numerazione che, anziché essere seriale per ogni capo, è risultata identica per tutti. Tutti dettagli particolarmente insidiosi, che avrebbero sicuramente determinato la lesione della fede pubblica, anche in considerazione del fatto che le maglie contraffatte sarebbero state vendute su canali ufficiali.

 

Invano il tentativo del fornitore originario di ricondurre la merce ad una partita già sottoposta a sequestro in altra provincia, successivamente dissequestrata in quanto ritenuta conforme all'originale ma commercializzata in un mercato parallelo, questione di evidente carattere civilistico. Quest'ultima merce, infatti, secondo il provvedimento dell'autorità giudiziaria,  risultava confezionata con le medesime caratteristiche di quella ufficialmente e lecitamente prodotta, con l'unica differenza che si presentava con le etichette tagliate, circostanza questa che la distingue nettamente da quella sequestrata dai finanzieri manfredi.

 

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Le indagini proseguiranno allo scopo di ricostruire l'intera filiera della produzione e distribuzione illegale, nel tentativo di arginare l'alterazione che tali fenomeni generano nel mercato lecito, spesso danneggiato attraverso una concorrenza sleale basata sui minori costi di produzione. Solo in tal modo è possibile sostenere la fiducia che gli operatori regolari devono riporre nel mercato come spazio per lo sviluppo delle loro attività e per la tutela dei loro diritti, in un circuito virtuoso che possa determinare nuovi investimenti in ricerca, sviluppo ed innovazione.

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