FAENZA - Omaggio a Domenico Baccarini in pinacoteca

FAENZA - Omaggio a Domenico Baccarini in pinacoteca

FAENZA - Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della morte di Domenico Baccarini (1882-1907) la Pinacoteca comunale ha esposto nei locali di via S.Maria dell’Angelo 9 anche una selezione di sei dipinti (tutti oli su tela) delle proprie collezioni.

Pertanto alla mostra dei disegni di Domenico Baccarini, ancora in corso fino al prossimo 17 giugno, con grande successo di pubblico (dal 24 febbraio ci sono stati più di 3 mila visitatori), si aggiunge anche la possibilità di vedere questi importanti dipinti. Questa esposizione continuerà fino al dicembre 2007.


Tre delle opere in mostra vengono esposte per la prima volta a Faenza dopo il restauro eseguito nei mesi scorsi dal Laboratorio di Restauro di Ravenna, grazie al Museo d’Arte di Ravenna, in occasione della mostra “Domenico Baccarini. Una meteora del primo Novecento”, tenutasi alla Loggetta Lombardesca.

Si tratta del grande trittico l’umanità di fronte alla vita, ovvero le passioni umane, opera iniziata nel 1904 e rimasta incompiuta, della tela la famiglia in lutto (la strada), databile al 1903, e La Bitta che allatta Maria Teresa.

Come ha anche recentemente scritto Renato Barilli, docente ed esperto dell’Arte italiana del Novecento, le prime due opere sono particolarmente significative, per il loro essere «duri referti su una consolazione esistenziale, su un “male di vivere” [….], dove i corpi si agitano, si accalcano, facendo spettacolo delle loro stesse anatomie pesanti, ossessivamente esibite» e accostabili all’espressionismo anticipatore di Picasso, quando ancora lavorava a Barcellona, prima di trasferirsi a Parigi e di raffinare il suo linguaggio dando luogo ai periodi blu e rosa. La terza opera restaurata, La Bitta che allatta Maria Teresa, è una delle molte opere (disegni, dipinti, plastiche), in cui Baccarini ritrae la sua compagna-modella Elisabetta Santolini, la Bitta, dandocene di volta in volta ritratti venati di sensi espressionistici o simbolici. «Colpisce di questa immagine di intimità domestica – ha scritto Sauro Casadei – la forte componente espressiva incentrata sullo sguardo intenso della Bitta e sulla macchia di rosso che, occupando tutto il centro del quadro, mette in secondo piano e quasi annulla le notazioni descrittive del povero interno».

Completano la selezione altre tre opere: un autoritratto e due ritratti femminili. A rappresentare la lunga serie di autoritratti è proposto quell’Autoritratto con sottana, databile 1905, in cui l’artista si è ritratto a mezza figura con un paio di pantaloni nella moda degli ambienti artistici del periodo.

Il ritratto della sorella Giovanna, ovvero l’attesa, del 1903, risente ancora della derivazione naturalistica ottocentesca dalla scuola di Antonio Berti o dell’influenza dei toscani, dal Fattori a Lega, anche se già si evidenziano, specie nel volto della sorella, aspetti della tecnica della divisione filamentosa del colore, sperimentata in altre opere dello stesso anno.


Il ritratto di donna seduta, databile 1906 e rimasto incompiuto a causa forse della malattia, si caratterizza per il tratto puntiforme che va oltre alla costruzione dell’immagine per diventare elemento decorativo a motivi geometrici nello stile di Klimt e per il volto androgino della donna assimilabile a quello delle femmine di F. Khnopff.

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L’esposizione di questi sei dipinti, curata dal direttore della Pinacoteca Claudio Casadio, è visitabile negli orari di apertura della Pinacoteca: sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00 (ingresso gratuito).

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