Faenza, Polis: "Tagli alla cultura, l'avevamo detto"

Faenza, Polis: "Tagli alla cultura, l'avevamo detto"

FAENZA - Le anticipazioni sul bilancio di previsione 2010 del Comune di Faenza, uscite in questi giorni, purtroppo confermano e anzi aggravano le previsioni che Polis aveva fatto nel febbraio scorso, rilevando in un comunicato dal titolo "Un bilancio che non convince" visibile sul sito di Polis, la preoccupante situazione dei conti di Palazzo Manfredi, il cui indebitamento per mutui e BOC si rivela, come previsto, essere addirittura di 75 milioni di Euro, il tutto a fronte di ricavi complessivi che superano di poco i 50 milioni di Euro.

 

Solo una parte di queste difficoltà crediamo siano dovute, alla diminuzione dei trasferimenti a livello centrale, all'abolizione dell'ICI e ai ritardi nei rimborsi statali. Già in occasione della presentazione del bilancio 2009 osservammo che la politica di finanziamento della spesa corrente del comune non avrebbe potuto sostenersi a lungo, rilevando che: "questa politica continua di dismissioni e indebitamento produrrà nei prossimi anni un progressivo impoverimento del patrimonio comunale e, se non verranno poste le condizioni per un ritorno economico degli investimenti pianificati, un indebitamento complessivo a causa del quale le future amministrazioni dovranno misurarsi con scelte impopolari (aumento tasse, diminuzione servizi, diminuzione sostegno alle realtà e ai progetti sul territorio, diminuzione investimenti, ecc...)."

 

Inevitabilmente, causa l'eccessivo debito accumulato, assistiamo ora ai primi effetti delle scelte compiute dall'Amministrazione negli anni precedenti: tagli robusti al piano degli investimenti già previsti, diminuzione progressiva del personale con riduzione del turnover e tagli significativi alle attività culturali.

 

Un'amministrazione che dimostra di aver vissuto un po' troppo spesso al di sopra delle proprie possibilità, ricorrendo a politiche di finanziamento miopi e senza respiro e denotando una preoccupante assenza di una strategia a medio lungo/termine, si trova ora costretta a ricorrere alla scure dei tagli, come capita a volte a chi ha solo il problema di fare i conti con il passato, visto che ad altri toccherà farli con il futuro.

 

In questo quadro preoccupante, spiace vedere come uno dei supposti fiori all'occhiello di questa amministrazione, la cultura, sia anche il primo ad essere reciso. Le anticipazioni di questi giorni parlano infatti di tagli "lineari" pari al 4-5% su tutte le voci di spesa di questo capitolo.

Crediamo che quando ci si trova in difficoltà sia sempre dalla propria identità che si riparte, dai valori condivisi, dal senso di appartenenza al proprio territorio e alla comunità. Sono questi i valori che la produzione culturale trasmette innanzitutto. In un periodo di crisi, penalizzare la cultura è il primo sintomo di una resa allo spirito dei tempi, in cui i tagli sembrano ineluttabili.

 

 Perché non ragionare piuttosto su un miglior uso delle risorse e su di una migliore ripartizione di esse? Nel bilancio della cultura faentina, pochissime voci drenano almeno l'80% delle risorse. In alcuni casi si tratta anche di rendite di posizione provenienti da periodi più floridi, che in tempi come questo dovrebbero essere riequilibrate a vantaggio di manifestazioni e politiche che possono portare più significativi rientri economici e di immagine. Mentre per le voci principali un taglio del 4-5% non fa una grossa differenza rispetto all'esercizio precedente, ci sono molte realtà per cui anche una cifra modesta può rappresentare la differenza tra sopravvivere e non riuscire più a farlo.

Si crei piuttosto, con una nuova ripartizione delle risorse, un plafond per valorizzare la promozione del territorio e la sua immagine, e si avvii un modus operandi pubblico-privato che metta in relazione e tenga in costante contatto tra loro le realtà che producono e propongono cultura nella nostra città, favorendone la promozione, il coordinamento, l'accesso ai media e privilegiando quelle che sono disponibili a lavorare in modo sinergico, coordinando i propri progetti, ottimizzandone organizzazione e promozione.

 

Per quanto riguarda le risorse messe a disposizione dai privati,  e su cui la trasparenza è esigua, molte di esse non transitando dai bilanci dell'amministrazione, di recente è stato detto pubblicamente che esse non sono fungibili, cioè non potrebbero andare da un progetto a maggior visibilità verso altri più ridotti e locali. Questo, per quanto riguarda la nostra città, è vero solo astrattamente. Per qualche ragione che forse prima o poi ci verrà spiegata, i grandi sponsor di ogni manifestazione faentina di rilievo sono sostanzialmente gli stessi.

 

Siamo così sicuri che questi sponsor, che certamente hanno nell'amministrazione e sono per essa, interlocutori privilegiati, non sarebbero altrettanto disponibili ad indirizzare i propri investimenti su dieci iniziative medie, piuttosto che su tre un po' più grandi? Siamo veramente sicuri che si tratti solo di una questione di redemption e che gli investimenti dei big spender non potrebbero essere riconfigurati altrimenti, con medesima soddisfazione degli stessi e maggior ricaduta per la città?

Anche su questi temi speriamo che i futuri  amministratori vorranno confrontarsi per aprire una fase nuova per Faenza che sia di rinascita e arricchimento piuttosto che di lento spegnimento.

 

 

POLIS - NUOVI PERCORSI DI CITTADINANZA

 

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