Faenza, truffa milionaria ad anziani. Padre e figlia in manette

Faenza, truffa milionaria ad anziani. Padre e figlia in manette

Faenza, truffa milionaria ad anziani. Padre e figlia in manette

FAENZA - In pochi anni, padre e figlia hanno truffato una coppia di anziani per un milione e mezzo di euro. Ma la loro "brillante" carriera di truffatori è stata interrotta giovedì dai militari della Guardia di Finanza della Tenenza di Faenza con l'operazione "Bella Vita". L'indagine è nato in modo del tutto casuale quando nel mese di marzo 2011 le vittime hanno sollecitato il loro promotore finanziario di Castel Bolognese a disinvestire l'ennesima somma di denaro.

 

Alla richiesta del promotore del perché di tali reiterati disinvestimenti i due anziani hanno riferito di avere bisogno di denaro contante per pagare sanzioni alla Guardia di Finanza al fine di dissequestrare un'ingente somma di denaro, esibendo in tale circostanza una serie di modelli "F23". L'operatore finanziario ha avuto immediati sospetti sulla genuinità delle predette ricevute di pagamento ed ha consigliato i suoi clienti di rivolgersi alla Guardia di Finanza per gli accertamenti del caso.

 

Il Comandante della Tenenza di Faenza ha dovuto compiere un grosso sforzo per riassumere il lungo racconto dell'anziana coppia. Gli stessi riferivano di essersi affidati, per investire i loro risparmi, ad un personaggio presentato loro, con ottime referenze, da un amico. Al predetto avevano inizialmente consegnato la somma di 700.000 euro, ricevendo la promessa di buone remunerazioni del capitale. Dopo poco tempo il truffatore aveva lamentato la temporanea mancanza di liquidità ed aveva richiesto altro denaro agli anziani, i quali si erano esposti fino ad un milione di euro.

 

Ad un tratto il truffatore ha raccontato alle sue vittime di aver subito ingenti perdite per cui non sarebbe stato in grado, nell'immediato, di restituire il capitale investito; contestualmente li aveva rassicurati, riferendo loro di essere in possesso di un'ingente somma di denaro a Malta, che avrebbe rimpatriato di lì a poco. Da quel momento, la sceneggiatura ideata dal truffatore ha assunto toni ai limiti del credibile.

 

All'atto del finto rimpatrio del denaro, il truffatore racconta che la Guardia di Finanza dell'aeroporto di Malpensa glielo ha sequestrato perché non lo aveva dichiarato in Dogana. Ed è a questo punto che entrano in scena altri "attori", tutti - tranne uno - operanti solo col mezzo del telefono. Il copione prevede che gli stessi rivestano il ruolo di alti Ufficiali della Guardia di Finanza i quali, in cambio di denaro, avrebbero fatto in modo che la somma sequestrata al truffatore, pari a 1.572.000 euro, fosse integralmente restituita.

 

Uno solo di detti personaggi, viene presentato ad una delle vittime, all'interno del Palazzo di Giustizia di Bologna, in qualità di "finanziere sotto copertura"; quest'ultimo propone all'anziano la restituzione dell'intero capitale più una piccola quota di interessi, proposta evidentemente accettata. In cambio, però, vi è da pagare tutta una serie di somme a titolo di sanzioni, onere che viene posto a carico dei truffati che si espongono di ulteriori 450.000 euro.

 

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L'ultima tranche è stata quella fatale per i truffatori, posto che la stessa ha visto come protagonisti i militari, quelli veri nell'occasione, della Guardia di Finanza di Faenza, i quali hanno organizzato la trappola: la figlia del truffatore, alias Serena, presentatasi sempre come figlia di un ufficiale del Corpo, è stata arrestata mentre, da una cabina telefonica di Bologna, stava contattando le anziane vittime, asserendo di trovarsi a Como in attesa di ricevere la somma da versare alla locale Guardia di Finanza; suo padre, invece, è stato ammanettato nel momento in cui ha ricevuto, in un centro commerciale, da uno dei truffati, l'involucro contenente il denaro, per il quale era già stato fissato l'impiego: un viaggio a Taormina, al festival del cinema, in compagnia di una giovane escort.

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