In Romagna lo Stato cede agli enti locali quasi tutti gli immobili richiesti

Per quanto riguarda il federalismo demaniale culturale, ovvero il passaggio di beni vincolati di demanio storico e artistico, in tutta la Regione si segnalano 27 beni in corso di trasferimento e 8 già trasferiti

In Emilia-Romagna sono stati trasferiti dallo Stato l’82% dei beni richiesti dagli Enti locali, arrivando a raggiungere il 97% nella provincia di Ravenna, il 96% nella provincia di Forlì-Cesena, il 95% nella provincia di Piacenza, e il 94% nella provincia di Reggio Emilia. Seguono Parma con l’89%, Modena con il 79%,  Bologna con il 78%, Rimini con il 69% e Ferrara con il 60%. Sono i dati dell'Agenzia del Demanio. Intanto nuove opportunità sono offerte con la riapertura dei termini del federalismo demaniale, prorogato al 31 dicembre 2016

Per quanto riguarda il federalismo demaniale culturale, ovvero il passaggio di beni vincolati di demanio storico e artistico, in tutta la Regione si segnalano 27 beni in corso di trasferimento e 8 già trasferiti, a fronte di un progetto di valorizzazione approvato dal Mibact. Tra questi lo storico Palazzo Farnese di Piacenza, sede dei Musei Civici e dell’Archivio di Stato, il Torrione degli Spagnoli di Carpi, che sarà inserito in un circuito imprenditoriale-turistico-formativo-culturale, e l’ex Casa del Fascio di Predappio, che diventerà un centro di documentazione e studi sulla storia del Novecento.  

Altra iniziativa condotta dall’Agenzia del Demanio e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze è Proposta Immobili 2016, con la quale si invitano gli Enti Territoriali e altri soggetti del settore pubblico a segnalare, entro il 20 giugno 2016, gli immobili di loro proprietà da valorizzare o vendere. “L’obiettivo dell’Agenzia del Demanio – spiega una nota -  è lavorare in sinergia con gli Enti territoriali per ridurre a zero il patrimonio disponibile dello Stato, attraverso operazioni di razionalizzazione, dismissione, valorizzazione e riqualificazione che consentano un utilizzo ottimale dei beni pubblici, rendendoli contenitori di attività e progetti di sviluppo per il territorio”.

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