Fino a domenica 12 giugno la mostra Fernanda Tantalo. Impegno e passione .

Fino a domenica 12 giugno la mostra Fernanda Tantalo. Impegno e passione .

RIMINI - Fino a domenica nel Museo della Città è possibile visitare la mostra Fernanda Tantalo. Impegno e passione, un percorso fra opere che bene evidenziano i temi fondamentali della produzione dell'Artista: la donna e la natura Venerdì alle ore 17.00 Anna Graziosi Ripa, curatrice dell'esposizione, sarà lieta di accompagnare i visitatori alla scoperta del linguaggio pittorico straordinariamente originale di Fernanda Tantalo.

 

Fernanda Tantalo (1920-2006), nata a Mantova, giunge a Rimini ancora bambina e vi trascorre tutta la vita. Dopo la maturità classica e la laurea in Lettere all'Università di Bologna, torna a Rimini dove svolge l'attività di insegnante e Preside. Fin da giovanissima coltiva la passione per la poesia, il canto, la letteratura, il teatro, la musica e l'arte, collabora con riviste e giornali, partecipa a spettacoli teatrali. Accanto all'attività didattica, dalla fine degli anni '50, coltiva la pittura che, ben presto, prevale su tutto e diviene dominante per il resto della vita. Dipingere è, prima di tutto, la risposta ad una esigenza profonda di comunicare con il mondo esterno.

 

La pittura esplode con forza, quasi all'improvviso, ma presto si esprime in forme già mature ed originali con un linguaggio personalissimo ed inedito che l'artista raffina continuamente.
Il primo obiettivo che la Tantalo si pone, consapevole di essere isolata "da tutto quel gran fermento di idee nuove che, nel mondo, stava cambiando le tecniche ed i modi della pittura" è "... dire cose non dette prima...", e, quindi, acquisire, da sola, tecniche diverse da quelle tradizionali. In realtà le tecniche usate - in prevalenza l'olio, il carboncino ed il pastello, anche mescolati insieme - sono tutt'altro che nuove ma nuovo è il modo di usarle. Anche i temi trattati sono tradizionali: la figura femminile, l'autoritratto e la natura (paesaggi, alberi, fiori) ma la novità sta nel fatto che la donna e la natura sono viste, quasi sempre, come oggetto di violenza.

 

Negli anni '90 la pittrice modifica in parte le tecniche o per meglio dire i supporti; usa infatti cartone ondulato, plastica, faesite e nelle opere appaiono materiali di recupero e oggetti vari. Ben visibili - né potrebbe essere il contrario in un'artista colta e dalle letture profonde ed intelligenti - le citazioni dei maggiori movimenti e dei più famosi maestri del Novecento, dal Liberty al Decò, ai Futuristi, all'arte africana... da Picasso a Braque a Modigliani a Boldini a Klimt a Dalì e a Bacon, fino a Schifano e Vedova. La sua arte attinge a fonti lontane, mentre poco trova nella sua città.

 

Nel panorama della pittura riminese coeva, infatti, nulla può essere messo a confronto con la sua opera. La pittrice percorre la sua strada da sola, con il bisogno di dipingere - quasi una terapia - e la volontà irremovibile di non vendere mai un quadro, concedendosi solo, raramente, il piacere di regalarne qualcuno. Tutti questi elementi ne fanno una personalità isolata e sostanzialmente sconosciuta ancora oggi, nonostante le numerosissime mostre e la presenza dei suoi quadri in collezioni private e, per decenni, in quasi tutte le gallerie cittadine.

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